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I buoni sentimenti: quando pensare diventa una cosa sconcia

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I buoni sentimenti sono sempre più pericolosi perché hanno sostituito l’indignazione permanente all’analisi e al pensiero.

I buoni sentimenti*

Il pericolo per il mondo non sono i cattivi. Questi alla fine sono razionali, conoscono il senso del limite, sono guidati dal loro tornaconto. E dunque sono prevedibili, sono agenti razionali. Si può negoziare con loro.

A un certo punto si fermano, sai che si fermeranno, perché non è più vantaggioso per loro.
Ad essere pericolosi sono gli stupidi, quelli dei buoni sentimenti.

Da una parte generalmente rappresentano gli utili idioti che servono ai cattivi per perseguire i loro scopi. Mascherano interessi inconfessabili, permettono di chiamare lo schiavismo “emancipazione”, la guerra pace.

Dall’altro sono così stupidi che, per amore dei valori di umanità e per restare umani, sarebbero disposti a distruggere il pianeta. Alla fine non sono solo stupidi: sono dei perversi.

Amano più le idee che gli uomini, credono che l’importante sia salvare le idee e i valori, anche a costo di sterminare la razza umana. Diffido di loro più che dei cattivi.

Non ho paura dei cattivi, ma di questa ondata di buoni sentimenti, di esaltati, di fanatici si. Possono portare il mondo davanti alla catastrofe. Non risolveranno un solo problema, ma li aggroviglieranno, li faranno infettare.

Ogni problema viene esasperato attraverso costoro, perché hanno sostituito l’indignazione permanente all’analisi e al pensiero.
Per questa gente pensare è una cosa sconcia.

* Articolo originale estrapolato dalle riflessioni social del professor Vincenzo Costa

 

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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