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Un anno fa Aaron Bushnell si diede fuoco davanti all’ambasciata israeliana, denunciando il genocidio in Palestina. Oggi il suo grido di protesta risuona più che mai: le élite hanno normalizzato il massacro e l’Occidente resta indifferente. Chi rifiuta l’apatia ha un solo dovere: lottare.
Un anno dopo l’autoimmolazione di Aaron Bushnell: la banalità del genocidio*
Un anno fa Aaron Bushnell si dava fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington. Nel suo ultimo messaggio scrisse che il suo era un atto di protesta estrema contro il massacro perpetrato da Israele in Palestina, affermando con nettezza che il genocidio “è ciò che le nostre classi dirigenti hanno deciso che sarà normale.”
Molti gli diedero del pazzo, ma oggi è evidente che aveva ragione lui. Le nostre classi dirigenti (e i media mainstream, che ne sono il braccio armato propagandistico), hanno fatto qualsiasi cosa per normalizzare il genocidio e ci sono largamente riusciti.
Prova ne sia il fatto che anche davanti all’evidenza più solare di ciò che Israele sta facendo e vuole continuare a fare in Palestina, svelato in modo incontrovertibile dall’entusiastica accoglienza da parte israeliana delle folli proposte di Trump, le reazioni dell'”opinione pubblica” occidentale contro i crimini israeliani sono pressochè inesistenti.
Certo, qualcuno tra coloro che hanno sempre accuratamente taciuto sulla strage ha detto che il video “Trump Gaza” (quello che preconizza un assurdo resort hollywoodiano su una terra intrisa di sangue e ossa di innocenti) è un abominio, ma la critica è rivolta a Trump, non a Israele. I profili FB dei benpensanti europeisti liberali rimangono silenziosi sulle uccisioni, sulle deportazioni e sulle sempre più dilaganti torture di palestinesi.
Qualcuno ha pure il coraggio di invocare il ritorno dei bei tempi di “Genocide Joe” Biden, come se i crimini commessi in quel periodo fossero sostanzialmente accettabili.
L’avvento di Trump poteva avere solo una cosa positiva per quanto riguarda la questione palestinese: avrebbe potuto risvegliare qualcuno, aprire gli occhi di coloro che non vedevano perchè rifiutavano di accettare che i governi “democratici” fossero capaci di tanto orrore.
Oggi scopriamo che queste persone non sono mai esistite: i “sinceri democratici” sanno perfettamente quello che sta succedendo ma nonostante ciò non hanno intenzione di fare alcunchè per opporsi.
Aaron Bushnell evidentemente lo aveva capito, e forse a spiegare il suo gesto c’era anche la consapevolezza che vivere in un mondo culturalmente egemonizzato da persone così orrendamente egoiste, indifferenti e stupide sia una sofferenza costante.
Per le persone che non hanno represso o svenduto le loro naturali doti di umanità ed empatia, la lotta per la liberazione del popolo palestinese è l’unica via per rendere la propria esistenza sociale sopportabile, portando il sorriso di Aaron sempre nel cuore.

*Articolo originale di Alessandro Ferretti è su Substuck
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