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giovedì 29 Luglio 2021
TecnèWalter Chiari è Geminus, il padre inconsapevole di Don Matteo

Walter Chiari è Geminus, il padre inconsapevole di Don Matteo

Walter Chiari fu il protagonista nel 1969 di Geminus, quella che può essere considerata a tutti gli effetti la prima fiction italiana.

Walter Chiari, Geminus inter pares: 2 a 0

Siamo appena nel 1967 quando la Rai comincia la produzione di un film che inaugura gli inizi di una narrazione cinematografica proposta dalla televisione.

L’occasione è stata fornita dalla produzione di una di quelle che oggi chiameremo fiction televisive (non cito la prima vera produzione, Odissea, perché aveva un soggetto storico più vicino agli sceneggiati come impostazione, che alle contemporanee fiction).

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Si tratta di Geminus con Walter Chiari e Alida Chelli, diretto da Luciano Emmer.

Il giornalista Vittorio Bonicelli che ne scrive per il Tv Radio Corriere dell’ottobre del 1967, lo definisce  un teleromanzo-giallo-sentimental-satirico ideato, diretto e prodotto da Luciano Emmer.

Troppa grazia per un uomo solo, diremmo.  Se non si fosse trattato però di colui che aveva inventato la sigla di Carosello, tanto per citare uno solo dei suoi innumerevoli contributi al mondo della pubblicità e del cinema, della televisione e del documentario artistico.

Quella sigla, la sola e l’unica, che tutti ricorderemo sempre, fatta di sipari cartonati che si svelano uno dietro l’altro.

Geminus dunque è un po’ il papà degli attuali Don Matteo, con i dovuti distinguo.

Si tratta della storia di un fotografo, Alberto Piergiorgi, interpretato da Walter Chiari conteso tra due bellezze: una cantante beat (Alida Chelli) ed una affascinate straniera (Ira Furstenberg), rimasto invischiato in una storia di misteri e delitti nella Roma sotterranea.

Walter Chiari, il padre inconsapevole di Don Matteo: Geminus

Vittorio Bonicelli sul Tv Radio Corriere, ottobre 1967

“Geminus è il titolo di uno sceneggiato in 6 puntate, mandato in onda dalla RAI sul Secondo Programma dal 15 agosto al 17 settembre 1969, con la regia di Luciano Emmer e la sceneggiatura di Francesco Milizia ed Enrico Roda.

Caratteristica della serie è l’affascinante ambientazione nei sotterranei di Roma, pare in concomitanza con alcuni lavori nel sottosuolo. Rimaneggiamenti urbanistici che alla fine degli anni sessanta investirono il centro storico della capitale per la costruzione di numerosi sottopassi.

E’ in questi paesaggi sotterranei di Roma, che il protagonista si aggira. Talvolta inseguito altre inseguitore, per riemergere nei posti più strani, dal Colosseo all’uscita in tenuta da sub nientemeno che nella vasca circondata di turisti della fontana di Trevi!

Il titolo dice tutto: Geminus, ovvero Giano il Dio bifronte – custode di ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine – protettore delle porte della città di Roma.  E sarà questa a essere minacciata durante l’evolversi della storia.  Al nostro insospettabile eroe il compito di salvarla insieme al prezioso busto marmoreo.”

 

Geminus, Prima puntata (1969)

 

Geminus, un set difficile per Walter Chiari

Chiaramente gli ingredienti per destare l’attenzione sulla serie, composta di sei ore di film, ci sono tutti. Primo tra tutti la presenza della principessa Furstenberg che, come ogni membro di famiglia reale, promette scandali già solo per la sua presenza sul set.

Ed effettivamente arriva in ritardo. La principessa non raggiungo il set il primo giorno e costringe la Valli ad interpretare la scena in cui si affrontavano per contendersi le attenzioni di Chiari con una effige.

Dino De Laurentis che ha curato la trattativa per averla nel cast, si dice fiducioso più di quanto non lo sia stato con Soraya. Anche quel tentativo di introdurre altezze reali nel mondo dei film non ebbe risultati brillanti.

Altro intoppo singolare è la caduta di Walter Chiari da un cornicione del Colosseo durante una scena d’azione, certo l’altezza non era da brivido, ma il colpo alla testa c’è stato, eccome e lo costringe a giorni di riposo.

Walter Chiari, il padre inconsapevole di Don Matteo: Geminus

Ma l’attenzione è tutta per Emmer, in realtà, poiché il regista aveva lasciato in un momento di grande successo la propria carriera di artista cinematografico per non si capisce bene quale motivo. Qualcuno afferma crudelmente che ha preferito lasciare il successo di Ragazze di Spagna per dedicarsi alle saponette.

Fatto sta che Emmer riesce a tradurre perfettamente in chiave ironica ed efficace, con quel pizzico di brivido che non guasta, le avventure di questo James Bond nostrano. Non troppo agente segreto, ma sicuramente di una certa raffinatezza estetica ed etica. D’altra parte Chiari è in splendida forma, botta in testa a parte, si fa per dire.

In Italia, però, e tutti quelli che hanno la leggerezza come oggetto e obiettivo lo sanno bene, se non hai derive psico-drammatico-psicologiche non sei nessuno. Dunque qualche maligno non può fare a meno che considerare questo lavoro come una sorta di Blow up dei poveri.

Perché, non dimenticatelo mai, ogni volta che la televisione ha alzato la testa, qualche cinematografaro gliel’ha rificcata nel sacco a suon di sganassoni più o meno metaforici. Meno male per lei che poi è arrivato Netflix.


Barbara Napolitano
Antropologa, regista e docente di cinematografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli

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