Polemico, controcorrente, anticonformista: omaggio a Pasquale Squitieri con i versi intensi di Nicola Vicidomini.
Pasquale Squitieri, il talento e l’anarchia
Pasquale Squitieri, regista, autore, politico, scomparso il 18 febbraio del 2017, è stato un uomo la cui vita non è mai stata divisibile dalla sua opera.
Un viscerale meridionalista che ha sfidato i taboo della narrazione ufficiale sui temi dell’unità d’Italia, il brigantaggio, le mafie.
Polemico, controcorrente, anticonformista, scomodo ed emarginato dall’intellighenzia politica e cinematografica.
Il suo gusto nazional-popolare, intriso d’idealismo rivoluzionario e l’anarchismo nel linguaggio cinematografico, spiegano le sue controverse scelte politiche, con le svolte clamorose da sinistra a destra, come dichiarò egli stesso:
Sono un narratore. Mentre preparavo Claretta sono andato a frugare nelle fascisterie e mi sono sentito fascistissimo. Quando ho studiato i fratelli Cervi, comunistissimo. Il problema non sono io che devo essere libero per sentirmi vivo, il problema sono gli altri. Sono le etichette. I conformismi. La riflessione piatta, banale, apodittica.
Ma gli procurò anche l’ostracismo delle grandi case di produzione cinematografica, così come la sua chiacchierata relazione con Claudia cardinale, la sua musa, amante, attrice-feticcio e compagna e per tanti anni di vita. I due si conobbero quando Franco Cristaldi, allora marito della Cardinale, propose l’attrice per il ruolo di protagonista femminile nel film I guappi nel 1973. Dopo il film, la Cardinale lasciò Cristaldi e fuggì a New York per raggiungere Squitieri.

Raccontò Claudia Cardinale alcuni anni dopo:
Siamo rimasti fermi per anni, nonostante il successo planetario de I guappi, sette mesi in prima visione a New York. Il film fu donato a Fidel Castro e fu trasmesso a Parigi in 11 sale delle Champs-Élysées con recensione su «Le Monde», ma non si lavorava più.

Ma è ancora con le sue parole, dette pochi mesi prima della fine, che raccontiamo l’uomo Squitieri:
Ho sparato, picchiato e insultato, ma l’ho fatto sempre per difendere qualcuno e mai me stesso. Se vedo la mia vita in controluce e alla mia età iniziare a osservarla è quasi un obbligo, noto che tutti gli eventi negativi che mi hanno sfiorato erano slanci mascherati di generosità. Sono arrivato a 77 anni sbattendo porte in faccia agli arroganti. E sono orgoglioso di averlo fatto. Una volta, in Rai, rovesciai il tavolo addosso al direttore di Rai Tre.
A lui sono dedicati questi versi di Nicola Vicidomini, il più grande comico morente contemporaneo.
Ode a Pasquale Squitieri
La vita va vissuta alla sfruntata
pecchè è sfruntata la natura antica:
la giungla, ‘a lava, ‘a bestia rattrappita ,
il serpentiello, ‘o fauno e la fatica.
È comme quanne parte lo giaguaro,
che all’impruvviso corre comme ‘o pazzo,
si stesse a posto s’allascasse ‘o mazzo
e s’affucasse ‘e mmerda a palumbaro.
Che t’aggia raccuntà? Chella buscia
ca t’avvelisce cchiu’e ‘na cultellata?
E che t’aggià canta? Sturniell”e fata
senza dimonio, museca e pazzia?
Je te racconto ca chella murale
ca te cummoglia comme a ‘na vajassa
è ‘nu strumento do’ stato sociale,
è ‘na ‘nvenzione pe’ ‘mbruglià’a matassa.
Te dico pure: ‘a società è camorra
ca scans’e guappi pe’ nun se fa male,
garantisce a chi nun tene ‘e palle
‘e vence o stesso quel che n’ommo aborra.
E chest’Italia c’accise ‘a salute.
Se so’ spartute ‘e terre e tutt”o ppane.
Simme culonia ‘e frabbeche scadute.
Camillo Benso, quanto si’ ricchione!
Già sento ‘a parlantina delicata,
mentre chieno ‘e denare de’ massoni
te strafucave ‘e carne prelibata
dint’e bistrot aliganti, molto buoni.
Mannaggia ‘a Marunella e chi ha criata!
Voglio turnare in giungla coi lioni,
perché là in miezzo non c’è mai nuttata:
il re rimane sacro alle stagioni.
‘Nu suono ‘e foglie secche a onna e ll’aria,
‘o sole ca me scarfa sott”a pelle,
‘nterra ‘nu tronco ‘e pianta, addor’e stalle,
n’auciello vola e guarda cu’ ironia.

*Articolo originariamente pubblicato da Kulturjam il 15 Aprile 2020.
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