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Dopo questo momento mediatico in cui tutti dicono quanto sia stata brava e iconica Sinéad O’Connor, la sua arte tornerà nell’oblio e si continueranno invece a ricordare soprattutto le bizze, le prese di posizione controverse, scandalose.
Sinéad O’Connor, l’arte e l’oblio
Non è affatto vero che degli artisti ci si ricorda sempre di più che dei comuni mortali. Sinéad O’Connor era stata dimenticata. Nell’epoca dei social era poco gettonata e chi vi scrive non rammenta negli ultimi anni particolari attenzioni, almeno stando alla sua bolla.
La morte, certo, ci ha fatto ricordare quanto fosse brava, quanto la sua voce sia stata un accompagnamento al dolore per una generazione che usciva da un certo edonismo, oltre che uno sfogo del suo dolore e della sua rabbia.
Ma dopo questo momento, la sua arte tornerà nell’oblio e si continueranno invece a ricordare soprattutto le bizze, le prese di posizione controverse, scandalose, i conseguenti dietrofront (si era fatta cattolica tridentina, dopo che da giovane aveva pubblicamente stracciato la foto di papa Giovanni Paolo II, cosa che il sito del Corriere della Sera ieri ossessivamente ricordava, poi era approdata all’Islam, in mezzo le contestazioni durissime subite al concerto per i trent’anni di carriera di Dylan).
In pochi custodiranno le sue canzoni bellissime, anche quelle di dischi meno celebrati. Perchè Sinéad era diversa da altre star di quegli anni ’80 in cui esplose (Madonna su tutte), quasi repellente alla celebrità, affine più alla generazione successiva di artisti che alla sua, penso ai maledetti del grunge (Cobain, Staley, Cornell) o a Jeff Buckley e soprattutto Elliott Smith.
Resterà nel cuore di pochi. Quelli che si sono riconosciuti nella sua fragilità come in una inquieta, deragliante ma genuina ricerca di spiritualità e pace.
Sinead O’Connor – Song To The Siren
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