Scordato di Rocco Papaleo più che un film è un racconto più malinconico che ironico, attraverso la musica e i ricordi, indietro nel tempo, faccia a faccia con i conflitti non solo personali ma collettivi.
Scordato: Rocco…e i suoi “fratelli”
È di un passato pomeriggio di aprile finalmente apertosi ai raggi di sole dopo giorni di grigio piovoso passato a vedere “Scordato” il nuovo film di Rocco Papaleo che voglio parlare.
Una visione quasi obbligatoria per me materano, lucano. Rocco, si sa, parla volentieri della sua Basilicata sin dal primo “Basilicata cost to cost”, ne vuole raccontare l’anima, la bellezza, le sue “ricchezze”, le sue tragedie.
Questa volta però il film verte su di un registro più intimista. Racconta di “Orlando che accorda pianoforti. Un giorno incontra Olga, fisioterapista appassionata di canto che gli chiede di vedere una sua foto da giovane per poter risolvere la sua contrattura “emotiva”. Il risultato sarà un viaggio nel passato, carico di ferite e rapporti rimasti sospesi.”
Onestamente ammetto di non sapere quanto di biografico c’è nel film. Non importa, quello che conta son i “personaggi” e i loro vissuti. La vena intimistica che tocca corde esistenzialistiche rende il personaggio Orlando di grande attualità.
I tormenti interiori irrisolti che accompagneranno Orlando per tutta la vita sono ad un tempo personali e collettivi. Di una personalità che ha dovuto fronteggiare drammi familiari che sono stati causati da processi collettivi che hanno visto la Basilicata ancorata al mondo ancestrale della civiltà contadina affacciarsi sulla “modernità” di un’Italia che va evolvendosi.
Come si può leggere se no il dramma della madre “prima divorziata” in un paesello montano, colta dal ragazzo Orlando nell’atto di un bacio intimo con il suo nuovo compagno, prodromo di un complesso edipico che non si risolverà?
E che dire di una sorella, giovane donna impegnata politicamente anch’essa figura tragica di un tentativo di emancipazione che prende però la strada sbarrata della militanza terroristica che la porterà all’omicidio “politico” e al carcere a vita? Drammi personali, ma dall’indiscutibile ambiente sociale e collettivo.
I due piani sono indissolubili. È questo impasto allora che spiega il sentimento “filo materano” che caratterizza la coscienza sociale e culturale di Orlando. Egli cerca una soluzione ai suoi conflitti. Essi però non potranno essere risolti solo da un pur salutare “massaggio terapeutico” della pur brava Olga.
Necessita un riscatto collettivo di una intera comunità ecco perché orlando esulta a “Matera capitale Europea della cultura 2019”. Perché simbolo e occasione di un risveglio e di un riscatto di una esistenza di sofferenze e subalternità. Ecco perché rifiuta la sottocultura della “Dubai del Sud” vagheggiata dal mercante potentino.
Solo così i conflitti personali potranno trovare una soluzione, solo cioè se a “salvarsi” non è solo l’Orlando persona ma tutto il mondo a cui appartiene. Viene così realizzato un effetto catartico che pacifica il proprio passato (rappresentato principalmente dall’Orlando giovane) e il presente e perché no il futuro. Un film intenso, che coinvolge. Non solo perché lucani ma perché italiani, anzi europei.

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