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martedì 30 Novembre 2021
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Il mondo dei Motörehead con Lucas Fox

Abbiamo incontrato Lucas Fox, batterista membro fondatore dei Motörhead e animatore della scena punk rock dagli albori londinesi.

Lucas Fox, Lemmy e il rock

Nel 1975, tu e Lemmy avete fondato i Motörhead. Potresti raccontarmi la storia degli inizi della band e come hai incontrato Lemmy?

La prima volta che ho visto Lemmy Kilmister, suonava con gli Hawkwind a festival e concerti. Gli Hawkwind avevano un grande seguito di hippies che erano lì per sballarsi e farsi accompagnare dalla musica nei loro viaggi psichedelici.

Molti giovani andavano ai loro concerti solo per vedere Stacia, la loro bella ballerina che danzava nuda sul palco. Trovavo gli spettacoli di luci di Liquid Len straordinari e Jonathan Smeeton che in seguito divenne un importante lighting designer, era un mio grande amico…

La prima volta che ho visto Lemmy da vicino è stato allo Speakeasy, il club dove i reali del rock si riunivano per mangiare, bere, suonare sul palco e portare belle ragazze nei bagni, mentre si incipriavano felicemente il naso… un vortice inebriante di glamour e dissolutezza selvaggia.

Cosa ricordi degli albori del punk rock? Eravate punk rocker, in quel periodo a Londra?

Quando ho lasciato i Motörhead nel dicembre 1975 (o quando i Motörhead mi hanno lasciato – lol), il punk non era ancora iniziato. Vivevo ancora a Ladbroke Grove e vedevo regolarmente Lemmy da Heneky, il locale dove avevo iniziato a fare concerti con altre band.

Mentre ero nei Motörhead la disoccupazione era alle stelle nel Regno Unito. Noi e altri ragazzi non avevamo niente in comune con quelli che vivevano in ville, guidavano auto di lusso e impiegavano sei mesi per fare un album.

Avevamo bisogno di qualcosa di più, una nostra band anti-establishment, sia dal punto di vista dell’immagine che del volume e per questo fondammo i primi Motörhead. Nel 1976 rapidamente esplose il punk, esattamente quello di cui avevamo tutti bisogno.

Malcolm McLaren e Vivienne Westwood avevano appena aperto il loro negozio Sex, in Kings Road, per il quale usarono molti simboli dei Motörhead, nonché il nostro atteggiamento.

A Ladbroke Grove, dove vivevamo, si stavano formando i Damned, i Clash, i Sex Pistols e i Generation X, tutti presenti ai primissimi concerti dei Motörhead e attenti a trarne ispirazione. Canzoni brevi, taglienti e cattive di tre accordi divennero la norma energetica del punk.

Poi i Warsaw Pakt mi chiesero di unirmi a loro… Il Punk e la New Wave stavano prendendo piede intorno a noi, provavamo e facevamo concerti costantemente. Fummo scritturati dalla Island e registrammo il singolo Safe and Warm (b-side Sick and Tired) alla Island Records di St Peters Square a Hammersmith.

Nelle nostre pause, nella mensa della Island, incontravamo Bob Marley and the Wailers, Eddie and the Hot Rods, Tom Petty and the Heartbreakers e Grace Jones…

Agli studi Trident, continuammo a registrare l’album Needletime, senza sovraincisioni, direttamente su disco, prima il lato A, poi il lato B e poi di nuovo entrambi.

Dopo aver scelto la migliore registrazione di ogni lato da pubblicare sull’album, il disco fu portato con un’auto sportiva fino a un impianto di lavorazione per farne il disco madre e poi, infrangendo i limiti di velocità, fino alla fabbrica, per avere 5000 copie stampate durante la notte.

Al contempo, tre di noi fecero le copertine del disco e alle 11 del mattino seguente, eravamo a firmare copie nel negozio di dischi Virgin a Marble Arch. Il disco vendette tutte le 5000 copie nella prima settimana e poi la Island smise di promuoverlo – temendo che tutte le band punk e new wave avrebbero iniziato a fare lo stesso.

Dopo 18 mesi di concerti, Andy, il chitarrista, se ne andò per unirsi ai Tanz der Youth, e così la band si sciolse.

Come sei entrato nella scena musicale londinese?

Sono stato un membro dello Speakeasy dal 1970, quando mentii sulla mia età per diventarne uno. Bisognava avere 21 anni e io ne avevo 17. Avevo capito che era lì che dovevo trovarmi per poter incontrare i musicisti giusti e imparare il loro modo di vivere e di comunicare. Fu qui che cominciai a incontrare le band che avrebbero cambiato la mia vita.

Qual è stato il tuo background musicale e come hai iniziato a suonare la batteria?

Ho iniziato a suonare all’età di nove anni, andando di porta in porta a lavare auto, per potermi comprare la grancassa, i tom, i piatti e gli hi-hats. All’età di 13 anni cominciai a suonare nei gruppi e dai 18 suonavo in band professionali locali, come la WH Pierce Band dei miei vent’anni.

Eravamo prodotti da Roger Waters e Nick Mason dei Pink Floyd e suonavamo nei pub e nei circuiti universitari. Dave Ambrose che era stato nei Brian Augers Trinity (This Wheel’s on Fire) e nei Crazy World of Arthur Brown (Fire), era il nostro bassista.

Nella settimana in cui Dark Side of the Moon andò al N°1 delle classifiche USA, ricordo che ero al verde e che per tutto il periodo in cui registravamo a casa di Nick a Islington, Roger e Nick non ci offrirono neanche un drink e figuriamoci la cena.

Qualche tempo dopo, con i Ross Stagg, entrammo nel pieno della scena glam rock di Londra, suonando in locali come il Dingwalls, l’Half Moon a Putney e il Greyhound e in alcuni concerti universitari. Pubblicammo il singolo ‘I’ll never be a star but I might’ su Dawn Records/Pye. Ross Stagg divenne poi Strapps.

Hai suonato con gli Scientists a Londra e fatto un tour con i Sisters of Mercy?  Com’era il tour con i Sisters of Mercy?

Nel 1985, sostituii Louane che lasciò gli Scientists il giorno prima che il tour britannico di 6 settimane dei Sisters of Mercy iniziasse a Glasgow. Alla fine delle date Andrew Eldritch mi chiese di unirmi a lui sul palco per cantare “Knocking on heaven’s door” con lui e Wayne Hussey nell’ultimo concerto a Brighton.

Tornammo a Londra da soli nella sua auto con autista e arrivammo a Portobello Road dove c’erano sia il suo che il mio ufficio. Lì, su uno stand a Portobello Market, c’erano già centinaia di cassette bootleg del concerto che avevamo fatto poche ore prima a Brighton.

Avete anche prodotto Giving Ground dei Sisterhood per evitare che Wayne Hussey usasse il nome Sisterhood. Sei ancora in contatto con Andrew Eldritch dei Sisters of Mercy?

Non vedo Andrew da quando ero dietro le quinte di un concerto dei Sisters a Los Angeles nel ‘95.  Lavoravo nello stesso ufficio, il Troubadour in All Saints Road, dove avevano la sede i Sisters of Mercy.

Ho prodotto gruppi per alcuni anni e quando i Sisters si sono separati da Andrew, lui mi ha chiesto di produrre un suo singolo per impedire a Wayne di usare il nome del fan club dei Sisters of Mercy, ‘The Sisterhood’, per la sua nuova band.

Mi affidò James Earl Ray alla voce – dato che la sua è simile a quella di Andrew – un nastro da un quarto di pollice di un demo per la traccia di sottofondo e un foglio di carta con le parole. Cominciai col modificare il nastro in un arrangiamento e fare delle sovraincisioni, concentrandomi  sull’atmosfera del brano prima di aggiungere la voce di James.

La notte del secondo giorno, dopo aver mixato, finii la traccia e presentai James a Lemmy da Heneky, il nostro locale a Ladbroke Grove, prima di incontrare Andrew Eldritch in ufficio, il quale era appena tornato dalla Germania. Andrew incantato rimase seduto ad ascoltare il brano più e più volte, sul mio lettore di cassette Sony Walkman pro. Il singolo andò al numero uno delle classifiche Indie nel Regno Unito e vi rimase per 3 mesi.

Hai suonato con innumerevoli bands…

Oh, così tante che è difficile contarle. Gli FKS sono stati la prima band veramente professionale, composta da tre musicisti di Leeds io ed una cantante. Poi varie band che trovavo sul retro del giornale musicale Melody Maker. Fu tramite un’audizione che entrai nella WH Pierce Band che ho menzionato prima.

Poi Ross Stagg, Motörhead, i Warsaw Pakt e nel frattempo altri, compreso il provino di qualche giorno con Chrissie Hynde e Pete Farndon all’inizio dei Pretenders, gli Untouchables e con Stevie Lewins dei Count Bishops.

E poi iniziai ad appassionarmi alla produzione grazie ad un’esperienza formativa nella registrazione di White Lightning di Carl Grosman per l’etichetta discografica di Ringo Starr  registrata negli studi Apple dei Beatles a Saville Row.

Abbiamo fatto molti concerti usando gli amplificatori e le casse Ampeg dei Beatles.

Poi, ho suonato con gli Spy’s, con Martin Stevenson and the Daintees, nella registrazione con Robin Millar e al concerto dei Motörhead, per il  decimo anniversario, all’Hammersmith Odeon.

Ho anche prodotto una serie di album per la Closer Records, etichetta francese: Les Batmen, Fixed Up, Paul Collins Beat… E per altre etichette di gruppi gothic rock, come Katerina Velika e A Wedding Anniversary…

il tutto durante i miei tre anni da direttore tecnico di programmazione degli spettacoli televisivi dal vivo del Midem, trasmessi in 15 paesi con James Brown, Al Jarreau, Kim Wilde, Rose Royce, Simply Red, Communards, Squeeze, Vanessa Paradis, ecc…

In onore del Bicentenario della Rivoluzione Francese, ho creato degli spettacoli annuali per esportare artisti francesi negli Stati Uniti, a partire dal più grande club di New York, il Palladium, con oltre 8.000 spettatori, e finendo a Central Park, davanti a 35.000 persone.

Qual’è il tuo mondo oggi?

Vivo a Parigi dall’inizio degli anni ’90, ciò mi permette di girare l’Europa in treno.

Nel 2018 ero ad Austin, in Texas, dove ho suonato nell’album dei Pink Fairies, ‘Resident Reptiles’, con Alan Davey (Hawkwind, Gunslinger) e Paul Rudolph (Pink Fairies, Brian Eno). Ho scritto 7 delle 8 canzoni di quest’album, uscito nell’agosto 2019.

Sono regolarmente invitato alle reunion dei Motörhead. Nell’ottobre 2019 ho suonato tre canzoni alla fine dello show della tribute band City Kids ad Atene davanti a circa 900 fan accaniti, ho firmato un sacco di autografi, c’era gente fantastica e ragazze adorabili…

Nell’ottobre 2020 è uscita la nuova versione, rimasterizzata ed espansa di ‘On Parole’, il primo album che i Motörhead hanno registrato nel 1975 e nel quale ho suonato. Di quest’ultimo, ho scritto i commenti di copertina e fatto circa 50 interviste dalla sua uscita, ma ne ho ancora molte da fare.

E il futuro?

Ho un accordo di pubblicazione per la versione francese del libro che sto scrivendo. È il mio punto di vista sul passato, durante e dopo i Motörhead e di come Lemmy ed io abbiamo fondato la band.

Più avanti lo riscriverò in inglese per pubblicarlo nei paesi anglosassoni. Gli editori lo vogliono tradotto in italiano, spagnolo, tedesco, norvegese e altre lingue.

Ci sono un sacco di storie di Lemmy che nessuno conosce: da com’era stare con lui dal 1974, quando era ancora negli Hawkwind, a quando abbiamo fondato la band  e trovato Larry, al tour di 18 date nel Regno Unito e quando fui sostituito dal meraviglioso Philthy Taylor che con Fast Eddie rappresentano, a mio avviso, la formazione definitiva.

È davvero sesso, droga e rock&roll e tutt’altro che per i deboli di cuore… Dove il sesso è esplicito ed erotico, dove la droga è nei dettagli di ciò che si provava a farne uso e, naturalmente, c’è molto Rock & Roll, con alti e bassi, nel mezzo della squallida scena di Ladbroke Grove, dove noi, altre band, spacciatori e hippy vivevamo tutti insieme negli squat.

Com’è la situazione post covid a Parigi? Il governo ha aiutato i musicisti come te?

Lavorare al mio libro, fare interviste e rispondere ai fan che mi contattano mi tiene talmente occupato che quasi non ho avvertito la solitudine alla quale siamo stati confinati… Per me, con o senza lock (rock) down è lo stesso.

Ho degli amici adorabili e spesso donne che vengono a trovarmi, il sesso mi appaga insieme ai fan che hanno reso tutto ciò più sopportabile. Non sono troppo vecchio per il rock n’ roll e non credo che lo sarò mai.

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Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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