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martedì 25 Gennaio 2022
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Abbiamo visto ‘Morrison’, il nuovo film di Federico Zampaglione, e…

Uscito al cinema, giovedì 20 maggio, Morrison è il nuovo film di Federico Zampaglione. La pellicola del regista e frontman dei Tiromancino è tratta dal suo romanzo “Dove tutto è a metà“, scritto con Giacomo Gensini ed è stato girato in piena pandemia.

Morrison: il nuovo film di Federico Zampaglione

Ritorno alle origini, per Federico Zampaglione? Contrariamente a come ci aveva abituati, il suo nuovo film non è un horror o un thriller, bensì un movimentato racconto di formazione in cui è proprio la musica a svolgere un ruolo di primo piano. Quella stessa musica che è stata presente sin dagli inizi, nella carriera dell’artista romano. Verrebbe persino naturale pensare che ci abbia voluto giocare l’ennesimo… “tiromancino”.

Abbiamo visto 'Morrison', il nuovo film di Federico Zampaglione, e...

Secondo noi però c’è dell’altro. Questa sterzata apparentemente brusca in altri territori dell’immaginario cinematografico è semmai la conferma di come il regista e cantante si muova liberamente, nella creazione artistica, spaziando a 360°, rifiutando le etichette e le corsie prestabilite, facendo al contrario ciò che l’ispirazione del momento suggerisce con maggior forza.

Sono temi, questi, che avevamo già affrontato nel corso di una bellissima intervista avuta con lui qualche anno fa, quando il frontman dei Tiromancino ci aveva confessato di non sentire in cuor suo alcuna contraddizione tra l’amare visceralmente un genere come l’horror ed essere al contempo autore e interprete di brani sentimentali,
romantici, ai quali sentirsi ugualmente legato. Dopotutto, anche a detta di chi scrive, questo dovrebbe essere la vita, un caleidoscopio di esperienze, di pensieri e di scelte esistenziali in continua evoluzione.

Perennemente in bilico tra spinte diverse. Ma il rischio, specie in un paese come l’Italia, è che parte del pubblico al pari di certi spocchiosi ambienti intellettuali pensino di poterti racchiudere in una definizione, in una singola espressione artistica, in un percorso estraneo ai cambiamenti. Allora è una fortuna, aggiungiamo noi, che ogni tanto spunti fuori qualche Zampaglione che della rigidità altrui se ne sbatte e sa prendere all’occorrenza la direzione che sente, in quel momento, a lui più vicina.

Abbiamo visto 'Morrison', il nuovo film di Federico Zampaglione, e...

Veniamo però a Morrison. Bello, innanzitutto, dopo tanti mesi di “clausura” essere di nuovo nelle condizioni di poterselo gustare sul grande schermo, nella sua destinazione naturale che è pur sempre la sala. E poi, diciamolo pure senza falsi pudori, Zampaglione ha a tratti un modo di girare arioso e vivace, che in una cornice del genere si fa ancor più apprezzare. Ne è un esempio il piano sequenza iniziale, con la macchina da presa che va a scovare la band protagonista sul palco di un locale di nicchia, il Morrison, immaginato dentro uno degli storici barconi ormeggiati sul Tevere.

La voce fuori campo forse “addomestica” e appesantisce un po’ l’intro, ma lo stile c’è e dispensa un amarcord e un afflato empatico giustificati entrambi dalle pieghe che prenderà poi il racconto.

Insomma, attraverso questo movimentato “coming of age” l’autore è voluto tornare sui suoi passi per rappresentare, con la maturità acquisita, l’irrompere in una giovane vita di quell’amore per la musica fatto di tanto altro: prime cotte giovanili, insicurezza, adrenalina, ricerca di possibili modelli, crisi d’identità, successi improvvisi, confronti non sempre facili con l’ambiente famigliare e più in generale con il mondo adulto.

Ok, la ricetta non è certo nuova e lo script ha probabilmente il limite di introdurre tanti personaggi, liquidandone alcuni un po’ frettolosamente. Eppure, tra richiami autobiografici e qualche spaccato acido delle notti capitoline (le cui punte più grottesche ci hanno persino ricordato Nero bifamiliare), tra nostalgie canagliesche e slanci verso il futuro, tra perdite dolorose e armonie ritrovate, il film che Zampaglione ha tratto dal romanzo scritto a quattro mani con Giacomo Gensini, Dove tutto è a metà, finisce per trascinare lo spettatore in un turbinio di emozioni.

Abbiamo visto 'Morrison', il nuovo film di Federico Zampaglione, e...

Ci sono le emozioni della performance musicale, c’è la scoperta dell’eros, c’è la tragedia di perdere una persona cara, ci sono gli amori sbagliati, c’è la tentazione di mollare tutto, c’è il desiderio di trovare l’ispirazione perduta. Tutto ruota intorno a Lodo (un convincente, “introspettivo” Lorenzo Zurzolo) e alla sua band, alle loro epiche serate al Morrison, ma è poi il vorticoso intrecciarsi di questioni famigliari irrisolte e altrettanto problematiche storie sentimentali a salire in primo piano. Non soltanto per il protagonista…

Uno dei tratti più felici, personali della sceneggiatura è infatti il passaggio del testimone tra generazioni diverse, ben rappresentato dal complesso rapporto (nel quale si alterneranno un’istintiva simpatia, delusioni profonde e il feeling iniziale alfine ritrovato) tra Lodo e una rockstar in crisi, quel Libero Ferri impersonato magnificamente e con un’insolita, apprezzabilissima gamma di sfumature da Giovanni Calcagno; interprete formatosi non a caso a teatro, che, si tratti di un piccolo ruolo in Buongiorno, notte di Bellocchio o di parti da protagonista in qualche produzione indipendente, vedi il memorabile La città senza notte di Alessandra Pescetta, sa sempre infondere umanità e spessore ai suoi personaggi.

Del resto il cast del lungometraggio può vantare anche altre partecipazioni degne di nota. Quelle di figure emergenti della scena musicale come Ermal Meta e Alessandra Amoroso, fino a un’intensa, radiosa Giglia Marra, che al regista è anche legata affettivamente. E a proposito di Zampaglione decisamente ironico, spiritoso, è il suo fulmineo cameo, nella sequenza spartiacque della festa a casa di Libero Ferri.

 

Sempre in tema di ironia (e autoironia), le variazioni presenti nella colonna sonora di
Morrison costituiscono un altro dei pregi più evidenti. Come a citare scherzosamente le sue precedenti incursioni nell’horror, con Shadow in testa, note disturbanti da home invasion accompagnano per esempio la scena invero innocua in cui Giovanni Calcagno spunta, all’improvviso, da dietro il divano dove si rilassa l’amata. Non certo per pugnalarla, ma per metterla al corrente di una sua idea! I legami creati “per contrasto” tra suono e immagine sembrano intrigare il regista capitolino sin dagli esordi. E la musica qui cambia spesso.

Per farsi cosa molto seria, balsamo per anime ferite, solo nei momenti in cui conta
davvero, come quando Lodo perde per sempre uno dei suoi più stretti punti di riferimento. “Le notti sono solo cerotti sopra l’anima“. E Cerotti dei Tiromancino è sul serio, di fronte a quello strappo fortissimo, l’unico possibile conforto per il protagonista che ha dovuto dire addio a una persona cara; nonché per il pubblico, spinto da tale perdita a un’empatia ancora maggiore verso il ragazzo.

Morrison (2021): Trailer del Film di Federico Zampaglione

 

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Stefano Coccia
Giornalista dello spettacolo e critico cinematografico da più di vent'anni, un tempo nel Comitato dei collaboratori fissi della storica Cinemasessanta, attualmente collabora con Sul Palco, CineClandestino e Taxi Drivers ->

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