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lunedì 24 Gennaio 2022
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Gli 80 anni di Bob Dylan e le radici nascoste

Dopo le celebrazioni per gli 80 anni di Bob Dylan, mito della musica sfuggente a cavallo tra due secoli, andiamo alla scoperta delle sue radici nascoste.

di Giorgio Chelidonio per La Bottega del Barbieri.

Bob Dylan, ottantenne dalle radici protostoriche

Il 24 maggio è passato, “A hard rain’s a-gonna fall”, per fortuna non di fall-out ma di citazioni celebrative per gli 80 anni anagrafici di Bob Dylan.

Peraltro, questa ballata distopica non fu l’unica: nel 1965 un altro importante “protest” antimilitarista, “Eve of distruction”  raggiunse il milione di dischi venduti: testo, purtroppo, ancora attualissimo visto che iniziava con “L’Oriente sta esplodendo”, dettagliando più oltre che “persino sul fiume Giordano fluttuano cadaveri”.

Gli 80 anni di Bob Dylan e le radici nascoste

Pur non volendomi accodare al diluvio celebrativo, non potevo non riandare a un mio ricordo assai lontano: il 4 luglio 1966  nella caserma veronese Passalacqua – allora sede del Comando SETF ( l’unità operativa nord-americana del Sud Europa) – con il mio gruppo beat di allora mettemmo in “borderau”, (allora italianizzato in borderò, così si usava chiamare l’elenco dei brani musicali che si sarebbero suonati in un determinato concertino beat, “Masters of War”.

Anche come ballata (quindi poco ballabile) non era proprio nel nostro genere e il luogo certo non era il più adatto, tanto che il gestore ci fece gentilmente, ma con fermezza, notare che non era il caso di ripeterla.

Ad oltre mezzo secolo di distanza quest’ultima ballata resta fra i testi dylaniani che preferisco: la drasticità dei contenuti contro “i padroni della guerra”, di qualunque parte siano, la rende tuttora attualissima. Persino il tono di voce, ruvido ma armonioso, fa superare il ritmo “nenioso” della musica e l’elenco delle cover che ne sono state fatte – di cui l’ultima nel 2018 – evidenzia il successo che questa ballata ha saputo mantenere.

Gli 80 anni di Bob Dylan e le radici nascoste

Solo ieri però, interrogandomi sulla suddetta “neniosità” che echeggia in “L’atomica cinese” di Guccini, ho “scoperto” che Dylan l’aveva quasi letteralmente copiata da un tradizionale inglese …del XV secolo: mi sono trovato, così, a riallacciare storie incredibilmente lontane nello spazio e nel tempo perché la sua musica risale a una ballata tardo-medievale inglese intitolata “Nottamun town”  arrivata in nord-America, presumibilmente, addirittura con i “Padri Pellegrini” migranti inglesi del XVII secolo!

Una delle sue prime registrazioni negli USA venne fatta da Jean Ritchie, una importante folk-singer che l’accompagnava suonando il dulcimer un particolare strumento a corda anticamente diffuso in Europa e derivato, pare addirittura dal salterio di ascendenza mediorientale documentato già dal VII secolo a.C.

Invitandomi a estendere la percezione delle “radici dylaniane”, non posso non concludere che l’inossidabile ottantenne davvero “contiene moltitudini”, persino di più di quelle elencate nel suo ultimo, omonimo brano.

Gli 80 anni di Bob Dylan e le radici nascoste

PS “Dylaniato”: neologismo sentito a “Hollywood party” (RadioRAI3) nel commento di un noto proto-video-clip del 1965. Sul lato sinistro dell’inquadratura “ciondolava” Allen Ginsberg, allontanandosi senza dir niente. Proprio con canzoni come questa ho iniziato a sentirmi (da “Nashville skyline”, 1969) … sempre più dylaniato, cioè a “capire sempre meno” un’evoluzione talvolta involutiva.

La Bottega del Barbieri

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