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martedì 12 Ottobre 2021
AgoràMurder most foul: Dylan, Kurtz e Vito Corleone

Murder most foul: Dylan, Kurtz e Vito Corleone

Il murder most foul, il delitto più efferato, diviene oggetto evocativo, passando da Bob Dylan a Francis Ford Coppola: è il cuore di tenebra dell’occidente.

Murder most foul, da Dylan a Coppola

Murder most foul, il delitto più efferato, è una citazione dall’Amleto di Shakespeare (Atto I, Scena 5; lo spettro del padre descrive la sua morte ad Amleto). Ma è anche il titolo di un film del 1964, tratto da un giallo di Agatha Christie con protagonista Miss Marple e che parla di teatro.

Poi il 26 marzo 2020, a sorpresa Bob Dylan tira fuori la sua Murder most foul, la prima canzone in otto anni firmata, dedicata all’uccisione del presidente John Fitzgerald Kennedy a Dallas, Texas il 22 novembre 1963.

Sedici lunghissimi minuti di un Dylan che mischia Shakespeare al tema principale della canzone, l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy e l’America. Delitti efferati e una tragedia che va oltre lo shakespeariano castello di Helsingor, gli anni Sessanta e Dallas. Una canzone che  contiene moltitudini che sistematicamente rimandano ad altro.

Bob Dylan – Murder most foul

 

E dunque il murder most foul, il delitto più efferato, preso in astratto, come fosse un paio di occhiali per vedere il mondo, diviene una riflessione che attraversa l cuore di tenebra del mondo. del nostro mondo. Dell’occidente.

E da Dylan allora passiamo a un altro connettore di moltitudini, Francis Ford Coppola e il suo personalissimo murder most foul.

Murder most foul: Coppola, Kurtz e Vito Corleone
Francis Ford Coppola

Kurtz e Vito Corleone: il cuore di tenebra dell’occidente

Nei film di Coppola, Marlon Brando interpreta sempre un Dio. O un uomo che crede di essere un Dio. La crudeltà, il totale disprezzo per qualsiasi valore, sottintendevano un uomo che considerava se stesso la legge personificata, addirittura un Dio (Mario Puzo, Il padrino, pp.66-67).

Il colonnello Kurtz di Apocalypse Now è come Don Vito Corleone, ma in più è uno stregone, forse un ciarlatano, poco importa, un mago che fa uso di trucchi ed ipnosi che l’occidente non può (più) capire. L’immersione di Coppola/Brando nel male è totale.

Non c’è rinuncia al confronto con l’ignoto che possa essere proficua, come insegnano Freud in Totem e tabù, Nietzsche, Frazer ne Il ramo d’oro. Scrive Jean Baudrillard: In un periodo storico violento ed attuale, il mito irrompe nel cinema come contenuto immaginario.  Il mito, scacciato dal reale, dalla violenza della storia, trova rifugio nel cinema.

Nelle pellicole di Coppola, il mito che irrompe è quello classico e il mafioso porta con sè la violenza e l’onore, il sangue e il rispetto, una morale alternativa a quella istituzionale (solo parzialmente, troviamo questo tema in “Il camorrista” di Tornatore).

Murder most foul Coppola, Kurtz e Vito Corleone

Corleone, come Salvatore Giuliano, è eroe paladino e strumento reazionario, mischia luce e tenebre. Kurtz è invece immerso nelle tenebre ma il suo cranio lucido fa luce creando un contrasto unico nel cinema americano di quegli anni. La inattuale e primordiale eredità dell’uomo premoderno è qui uno spirito vivo, che si agita nell’inconscio e permea, negata, nella nostra modernità.

Kurtz è Mussolini e Gheddafi, ma è anche Corleone, è fuori dall’occidente e nel suo cuore. Ci riguarda. Forse per questo, Il padrino e Apocalypse Now sono i due film più importanti della decade e forse della intera Nuova Hollywood.

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Mario Colella
Garibaldino

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