Le passioni tristi della ‘poetica’ trap

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La poetica trap celebra il cinismo precoce e la disillusione, abbandonando l’umiltà combattiva del passato. Si piega alla logica capitalista: individualismo, ostentazione e autocommiserazione si fondono in un ribellismo di regime. Un manifesto delle passioni tristi, spettacolarizzate dall’industria culturale.

Poetica trap

Nelle parole, nelle esplorazioni, nelle note delle tracce trap è impellente dimostrare di aver precocemente rinunciato all’ingenuità e all’innocenza beatamente idiota dell’adolescenza; allo stesso modo è necessario disprezzare quella combattiva umiltà che, in tempi più politicizzati, inorgogliva i quartieri popolari.

Oggi è la globalizzazione della vanità a spazzare via quel tratto comportamentale che conosceva poche, ma significative parole.

Il linguaggio mitragliato della trap, al contrario, si piega alla logica della società d’impresa che impone scaltrezza, disillusione e l’elaborazione di continue esperienze mitizzate che vorrebbero ispessire la scorza ferita della gioventù.

Il racconto di un’ininterrotta autocommiserazione dove il cambiamento è un imperativo categorico che allude a una rigenerante evoluzione da sperimentare nelle strade ammalianti del capitalismo criminale.

Nella letteratura prestazionale dell’apprendista boss, insieme alle figure dell’eroe e dell’idealista, scompare il racconto sulla meraviglia della scoperta inattesa che si avvera nel contatto spontaneo con la natura. Anche la natura oggi è barbarizzata dalla ragione strumentale, per cui non esiste un modello alternativo alla sopraffazione economica e dell’uomo sull’uomo.

La poetica trap accoglie questa dinamica e la cristallizza culturalmente. Il germe è sempre americanista, individuabile nel gangster che “coraggiosamente”, in solitudine, rompe il patto sociale, per riaffermare, con maggiori e migliori argomenti, l’individualismo della frontiera.

Così le condotte, le gesticolazioni sono impacchettate dal protocollo, cloroformizzate dalla mentalità del ghetto cosmopolita che si arrende al suo ribellismo di regime.

Soldi, pupe, baccanali, cilindrate e rubinetti d’oro sono i segni distintivi dei teenagers commossi dal loro cinico destino malavitoso. Un destino romanzato da traumatici intrecci che impaginano un pallido riscatto, quando si compie con la mano il gesto della pistola.

La filosofia trap è un manifesto ideologico delle passioni tristi, quelle tanto spettacolarizzate dai macchinari integerrimi e dai lungimiranti algoritmi dell’industria culturale.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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