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sabato 6 Marzo 2021
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I valori di una volta non ci sono più? Meno male! Parola di Totò

Quali sarebbero questi valori di una volta che non ci sono più? Ce lo spiega a modo suo Totò, con la storia tribolata di un film uscito nel 1955.

Il mantra sui valori di una volta

Spesso, commentando le vicende del nostro contemporaneo, le persone, in modo superficiale, come ad un riflesso pavloviano, affermano che oggi non si hanno più valori, non si ha nulla in cui credere, non si ha nessun interesse vero oltre al denaro.

Ma è davvero così? E soprattutto quali sono i valori che avevamo ieri e che oggi dovremmo  riscoprire?

Bisognerebbe, quindi, in un primo momento stabilire che cosa siano i valori morali e quale sia la loro funzione. Possiamo considerare valori tutte quelle regole, quei  principi e quelle linee di condotta che permettono alle persone di costruire la loro esistenza, di stabilire le proprie priorità e di compiere delle scelte.

Ma allora quali sarebbero questi valori di una volta? Per spiegarveli ci rivolgiamo a Totò e vi raccontiamo la storia di un film del 1955 più che esplicativo, Totò e Carolina, che vanta il poco invidiabile record di film con più tagli nella storia del cinema italiano, un vero accanimento.

Totò e i valori di una volta

Totò e Carolina, è una pellicola del 1955 diretta da Mario Monicelli ed è il film che ha subito più censura e più tagli nella storia del cinema italiano.

Un film che mandò in crisi i censori dell’Italia che s’avviava verso il boom economico, preoccupati tantissimo della moralità dubbia della pellicola.

La moralità, i valori, erano cose su cui non si scherzava. I cari valori di una volta che oggi non ci sono più e che secondo molti, che probabilmente non erano ancora nati all’epoca, oppure non li ricordano più per sopraggiunta senilità, incarnavano i valori assoluti di un mondo povero ma più umano che oggi è perduto.

E allora vediamoli attraverso questo film i valori moralmente indiscutibili dell’Italia del 1950.

Non ci soffermeremo sui tagli e le censure, il film è stato riportato ad una forma quasi originale nel 1999, ma già immaginare un film riscritto, tagliato e ridoppiato  più volte, in quarant’anni, ci fa intuire quale valore avesse, per esempio, la libertà di espressione.

Totò e Carolina

Carolina (Annamaria Ferrero) è una cameriera che viene presa durante una retata di prostitute a Villa Borghese, dall’agente Carcavallo (Totò) che la scambia per una peripatetica, mentre lei in realtà era lì per suicidarsi.

Quindi, una volta una donna non poteva stare nei pressi di un posto frequentato da prostitute perché diventava prostituta. In realtà non poteva proprio stare da sola in strada.

Comunque, chiarito l’equivoco, a Carolina viene comunque dato un foglio di via per rientrare nel suo paese di origine in Veneto, ad accompagnarla sarà proprio l’agente Carcavallo.

Arrivati al paese, ci si rivolge al parroco che conosce la ragazza fin da bambina. Il parroco scopre che Carolina è incinta di un ragazzo che poi è svanito nel nulla.

Questa è la sua grande colpa: essere una ragazza madre, tanto grave da dover suicidarsi.

Viene chiamata la famiglia di origine che la ritiene una svergognata, anche quando la ragazza rivela che l’avvocato di mezza età e irreprensibile capofamiglia più volte aveva tentato di sedurre la ragazza, chiaramente la stessa moglie dell’avvocato pur di difendere l’apparenza l’accusa di diffamazione.

totò e_carolina

Belli i valori di una volta.

La ragazza allora viene portata da un buon cristiano, lo zio, che ha già accolto un piccolo cugino orfano. E infatti scopriamo che il buon cristiano dello zio, come lo chiama il parroco, riempie di botte e calci il piccolo cugino orfano per invogliarlo al lavoro.

Belli i valori di una volta.

All’agente Carcavallo non resta che riportare a Roma la ragazza. Lungo il viaggio di ritorno, l’agente arresta un piccolo ladruncolo che fa amicizia con Carolina.

Il ragazzo sembra simpatico e belloccio e allora la ragazza si propone come fidanzata, dicendo che nella sua condizione di miserabile e ragazza madre non può aspirare a molto di più che ad un farabutto. Il ragazzo chiaramente si squaglia.

Alla fine, l’agente Carcavallo, sarà l’unico a tenersi la ragazza.Il commissario lo aveva detto che un fesso che si accollasse ‘sta donna senza terra si trovava e infatti il fesso si trova.

Ovviamente il fesso, Totò, la porta a casa sua, perché in quanto vedovo, con un padre anziano e un figlio piccolo, una donna in casa serve sempre. Proprio come una lavatrice.

Totò e Carolina: che ci stiamo a fare in questo mondo?

 

Belli i valori di una volta.

Che bei valori quelli di una volta, quelli che consideravano una giovane donna madre, una prostituta, una donna ormai improponibile e che al massimo poteva elemosinare una dignitosa posizione come cameriera alla pari.

Che bei valori, quelli delle famiglie integerrime nella loro ipocrisia, dei preti che non prendono posizione, della violenza domestica e aggiungiamo della pubblica morale che portò questo piccolo film magistralmente scritto da Flaiano e Sonego e diretto da Monicelli, ad essere bersagliato per il suo enorme aspetto realista.

Una pellicola che tentò di essere minimizzata dall’allora ministro Scelba, che preoccupato della possibile ridicolizzazione delle forze dell’ordine, fece mettere all’inizio del film questo cartello:

Il fatto stesso che la vicenda sia vissuta da Totò, trasporta il tutto in un mondo e su un piano particolare. Gli eventuali riflessi nella realtà non hanno riferimenti precisi, e sono sempre riscattati da quel clima dell’irreale che non intacca minimamente la riconoscenza e il rispetto che ogni cittadino deve alle forze di Polizia.

Cioè, Totò è uno che fa ridere e i poliziotti non fanno ridere, non sono ignoranti, non possono sbagliare, non possono essere dei disperati, non guadagnano poco, non sono miserabili alla ricerca di uno scatto economico, non si accollano ragazze madri.

Belli i valori di una volta.

 Il suicidio non è per noi, il suicidio è roba da ricchi, noi siamo poveri non ce lo possiamo permettere: il suicidio è un lusso  (Totò in Totò e Carolina, frase tagliata dalla censura per eccesso di comunismo).

Totò e Carolina, il suicidio

 

 

 



Nicola Guarino
Nicola Guarino
Regista, autore e ufologo, per non farsi mancare nulla.

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