Gran Galà Punkettone, i CCCP ci fregano ancora: non dovevano suonare e invece fanno il concerto

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Al Teatro Valli di Reggio Emilia con Ferretti, Zamboni, Annarella e Fatur, i CCCP Fedeli alla Linea, che, dopo 33 anni dallo scioglimento e a 40 dal primo EP, sono tornati a interpretare alcuni dei loro pezzi storici.

Gran Galà Punkettone, i CCCP ci fregano ancora

i CCCPFedeli alla Linea, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici, Danilo Fatur – si sono ritrovati di nuovo insieme su un palcoscenico, quello del Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, nell’attesissimo “Gran Gala Punkettone“.

Per settimane, da quando era stato dato l’annuncio dell’evento, si erano rincorse voci sulla reunion\non reunion della band alimentate ad arte dalle dichiarazioni degli stessi protagonisti. “Nessuna reunion perchè in realtà non ci siamo mai ufficialmente sciolti”, per poi spazzare via tutte le voci in maniera lapidaria, alla maniera di Lindo Ferretti: “Non è in programma nessuna reunion, il problema è che siamo ancora vivi. Qualcuno continua a fare il rock a una certa età, ma noi non possiamo fare i CCCP, sarebbe veramente ridicolo. Siamo tutti vecchi, non vorremmo fare la nostra caricatura, vorremmo avere la stessa dignità di quando eravamo giovani e strafottenti essendo vecchi e non più strafottenti”. 

Per questo quando Annarella giudici ha annunciato: “Cittadini e cittadine questi sono i miei gioielli”, è stato un tuffo al cuore per i presenti ed è scattato il tripudio e la domanda che aleggiava in platea fin dall’apertura della sala “suoneranno o non suoneranno” ha trovato finalmente sfogo.

Si, c’è stato il dibattito, “La cellula dormiente si è svegliata, ma cosa ci siamo svegliati a fare?”, come ha premesso Ferretti durante la chiacchierata con Daria Bignardi, che ha ripercorso la storia della band partendo dall’incontro avvenuto in una discoteca a Berlino nel 1981 tra il futuro cantante e Massimo Zamboni. C’è stato un monologo di Scanzi.

C’è stato il racconto di un’assenza, “Siamo stati molto presenti anche nell’assenza – ha spiegato sempre il chitarrista – e quello che è successo adesso doveva accadere prima o poi, era naturale”. E con ironia, con il compare sorridente a ribadire una sintonia rinsaldata: “Non siano punk ma dei montanari che si vestono con quello che trovano in casa”. 

C’è stato il ritrovarsi con Fatur l’istrionico performer e Annarella Giudici, matriarca dei CCCP e meticolosa archivista del loro progetto.

C’è stato tutto questo, di più. Ma il senso del tutto per il tutto, è stato quell’ingresso iniziale, quando Ferretti in smoking, accompagnato dalla benemerita soubrette, è passato in mezzo alla platea cantando “lasciami qui, lasciami stare, lasciami così/Non dire una parola che non sia d’amore…” per poi avviarsi sul palco e riunirsi con gli altri.

Con una band ad accompagnare, composta da Ezio Bonicelli al violino, Simone Filippi alla chitarra, Luca Rossi al basso e Simone Beneventi e Gabriele Genta alle percussioni.

E così arrivano in sequenza brani come Morire, con il suo terribile e sempre attuale mantra “produci, consuma, crepa”; Oh! Battagliero, (un sepolcro al cimitero ricoperto di lillà), e poi l’allucinata Stati di agitazione per poi passare alla gregoriana Libera me Domine. Immancabile l’inno generazionale degli anni 80′ che rifiutavano se stessi, ovvero Emilia Paranoica, accompagnata da tutto il teatro in piedi.

E poi c’è Radio Kabul, che viene attualizza con il frontman che ricorda “una storia che si riarma” dove gli afghani di allora lasciano il posto a “gli armeni del Nagorno-Karabakh” e ai “russi del Donbass”.

In conclusione Ferretti torna a precisare: “Non è una reunion, saremmo imbarazzanti a noi stessi. Ma abbiamo deciso di suonare per il nostro piacere, speriamo anche per il vostro”.

Sarà vera fine?

CCCP LIVE TEATRO VALLI 21/10/23

 

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