Da pochi giorni sui grandi schermi è arrivato l’Elvis di Baz Luhrmann che rinverdisce la fame del “re del rock and roll”. E noi vogliano ricordare invece una data importante nella storia di Elvis Presley: era il 28 gennaio del 1956 quando apparve per la prima volta in TV. Nulla fu più come prima.
La prima apparizione di Elvis Presley in TV
Il 28 gennaio del 1956 Elvis apparve per la prima volta in TV. Immagino l’impatto devastante della cosa. I muri dovettero aprirsi nelle crepe preesistenti, i vecchi edifici crollare, qualcuno tra i più giovani dovette andare fuori di testa, qualcun altro da quel momento fu assalito da mille tic, qualcun altro ancora mise a ferro e fuoco le città.
I più vecchi smadonnarono e cominciarono a gettare oggetti verso lo schermo. Morti e feriti. Ma anche vite che sbocciavano – come fossero nate in quel momento e non dieci, quindici, venti anni prima – dalla mediocrità di provincia, e brufoli che si gonfiavano e poi scoppiavano facendo fuoriuscire non pus ma suoni di chitarre elettriche e tamburi, insomma niente altro che rock and roll.

Che si propagava nei bar, invadeva le strade, si impossessava dei juke boxe scopandoli, disturbava le visioni nei drive-in fuoriuscendo dalle auto in corsa nella notte. Da quel momento la faccenda prese una piega che non si potè fermare per parecchio tempo.
Il rock non fu altro che una grande esperienza erotica collettiva e infatti fu la colonna sonora della rivoluzione sessuale e dei costumi, dell’avvento della società dei consumi.
Nulla di rivoluzionario in senso marxiano, al netto dei Clash e di qualcun altro che aveva leggiucchiato (non di più) “Il capitale”, ma senza dubbio una grande ribellione, per certi versi funzionale ad una ristrutturazione del capitalismo, come direbbero quelli che hanno studiato, per altri versi autonoma e con effetti non sempre prevedibili, come ogni irrompere nella storia dell’urlo di Dioniso.
Cosa è rimasto di quel “movimento”, di quel sentire comune di almeno due o tre generazioni? Poco o niente. Quel fenomeno deve circoscriversi ad una trentina d’anni, con un colpo di coda nei primi anni ’90 del grunge.
Dopodiché il rock and roll, come fatto collettivo, è morto, riducendosi ad atteggiamento individuale di qualcuno, a benzina che qualche cinquantenne-sessantenne usa per vivere, rapportarsi agli altri, perfino lavorare (e perfino per lavorare da yuppy!), insomma per andare avanti.
Attitudine, forse energia e modo di essere, qualcosa che probabilmente è sempre esistito e che in passato chiamavamo dinamite, eros, carisma, cazzutaggine. Tutte queste cose qui, unite, nel 1956, in quell’esatto momento in cui saliva su quel palco ed era ripreso dalle telecamere, erano rinchiuse nel bacino di Elvis The Pelvis.
Qualcuno racconterà che le rubò ai neri per arrivare al successo, ma questa solfa è solo un altro volto del razzismo, come se un giovane bianco non potesse attingere ad un linguaggio altrui per buttar fuori ciò che aveva dentro, per volare e far volare, per creare cultura e arte senza alcuna intenzione di farlo
Elvis Presley – Shake Rattle & Roll
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