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martedì 2 Marzo 2021
Tecnè Carlos Atoche: quando l'arte classica diventa street art
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Carlos Atoche: quando l’arte classica diventa street art

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L’opera di Carlos Atoche farà ricredere chi pensa che la street art sia una forma artistica contemporanea priva di legami con l’arte classica.

Street art protagonista della città contemporanea

Da qualche anno consolidata internazionalmente come espressione artistica protagonista della città contemporanea, la street art è capace di generare differenti forme di appropriazione dello spazio pubblico e, al tempo stesso, rivelare la molteplicità delle dinamiche sociali insite nello spazio urbano.

È proprio nello spazio urbano che, una decina di anni fa, Carlos Atoche ha cambiato il modo di percepire la pittura, e di rapportarsi con il mondo.

Nella strada ha trovato il supporto ideale per la sua arte, passando dalla tela ai muri vergini e spesso abbandonati delle periferie romane, stabilendo una connessione indivisibile tra arte e luogo, tra artista e individuo.

Un muro non è mai soltanto un muro, ma un accumulo di vita

Carlos Atoche: quando l'arte classica diventa street art
Carlos Atoche, Cavalli, Pigneto. Foto di M.Elena Castore, 2019 ©

Chi è Carlos Atoche

Peruviano di origine, Carlos Atoche, classe 1984, mescola una passione giovanile con una formazione all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Dai primi passi nel mondo dell’arte, nell’atelier di scultura del padre, in Perù, durante il suo primo viaggio in Europa che lo porta a decidere di stabilirsi a Roma, Carlos rimane affascinato dall’arte e dall’architettura italiana del passato.

La cultura classica

Lo studio della civiltà classica costruisce le fondamenta del suo lavoro: nella sua pittura confluiscono elementi dell’arte classica, reminiscenze delle antiche culture sudamericane, le forme morbide e rotonde dell’artista colombiano Botero, gli insegnamenti dei grandi maestri dell’arte italiana, gli influssi dell’arte contemporanea.

Il percorso dello street artist peruviano passa per la sperimentazione e il confronto di differenti linguaggi artistici che si contaminano tra loro: quelli del gruppo di artisti con cui, nel 2010, fonda lo Studio Sotterraneo, un laboratorio artistico nel cuore del quartiere Pigneto, a Roma.

Se qui Atoche ricerca, sperimenta, in cerca di una propria identità, è nella strada che, però, trova la sua libertà di espressione e, al tempo stesso, la consapevolezza del ruolo che un artista deve avere oggi nei confronti della società.

Di fronte al carattere sempre più introverso dell’arte contemporanea, secondo Carlos Atoche lo street artist ha la possibilità di portare la pittura dove questa non arriva, permettendo a chiunque di fruirne gratuitamente.

Tra i suoi luoghi preferiti per dipingere ci sono le vecchie fabbriche abbandonate, luoghi silenziosi e isolati dove si può lavorare per ore senza essere disturbati, e dove, quindi, si può avviare una ricerca interiore che porta a una crescita personale.

 

 

I murales di Carlos Atoche a Roma

Che Guevara al Pigneto

Dal primo murale nella famosa piazzetta dei cani del Pigneto, dove la richiesta di una coppia di anziani si trasfigura nell’immagine di alcuni cavalli e di un grande Che Guevara, in pochi anni, la presenza di Carlos Atoche si moltiplica in molti altri quartieri della capitale, così come in altre città italiane.

L’artista sviluppa una poetica facilmente riconoscibile; le sue opere hanno un linguaggio artistico e iconografico peculiare; narrano di una cultura passata ancora presente nella contemporaneità.

Atoche ricorre, quindi, alla rappresentazione di elementi artistici propri della classicità, ma li interpreta alla luce della sua sensibilità, della sua formazione e della sua cultura nativa.

Così, sculture classiche popolano molti dei suoi murali più noti, mescolandosi con elementi della natura, delle antiche civiltà sudamericane, con le forme rotondeggianti di Botero, artista da lui molto amato.

Carlos Atoche, La caduta dei giganti (dettaglio), 2015, Ostiense. Foto di M.Elena Castore, 2019 ©

La caduta dei giganti all’Ostiense

Nel famoso murale La caduta dei giganti, a via del Porto Fluviale, nel quartiere Ostiense, realizzato nel 2015 con l’aiuto dell’artista messicano Luis Alberto Alvarez, Carlos Atoche dipinge su un muro di oltre 40 metri un ambiente marino animato da pesci di ogni tipo e statue classiche adagiate sul fondo.

Il contrasto tra la vitalità dei pesci che fluttuano nelle acque blu del mare e la decadenza dei simboli della civiltà classica, dimessi e consumati dal tempo, dimenticati sul fondo marino, è evidente e rappresenta il pensiero dell’artista:

Tutti i poteri sono passeggeri, è la forza della natura che resiste.

Carlos Atoche: quando l'arte classica diventa street art
Carlos Atoche, Acquario, 2015, Pigneto. Foto di M.Elena Castore, 2019 ©

L’acquario di via Raimondi

Il tema del mare e dell’arte classica è ripreso nel murale Acquario (2015) in via Antonio Raimondi, al Pigneto. Qui è la testa di una statua classica e dominare la scena. Ancora una volta adagiata sul fondo del mare, con la sua lunga e folta barba, ma gli occhi neri, spenti, la rappresentazione, ispirata alle forme dell’arte antica, parla di un mondo passato e dimenticato, in contrasto con la vivacità dei pesci colorati e bizzarri che gli nuotano intorno.

Doppel Ganger a Torpignattara

Nel 2016 è la volta del murale Doppel Ganger, in via Francesco Laparelli 6, realizzato sul muro della scuola Laparelli, nel quartiere di Torpignattara. Risultato di due giorni consecutivi di lavoro, l’opera, frutto del progetto Muri Sicuri: Dipingiamo un muro per curarne cento, ricorre ancora una volta a una decontestualizzazione subacquea, come è stata definita da Francesca Pagliaro, di sculture classiche sul fondo marino.

Il progetto, finanziato da 100 guide turistiche di Roma, è stato organizzato per raccogliere fondi per curare i muri di Norcia e Avendita di Cascia, dopo il terremoto del 2016. Carlos Atoche è stato uno degli artisti selezionati, proprio perché sensibile alla cultura del passato ma, al tempo stesso, capace di parlare in maniera semplice e diretta alla società contemporanea.

Carlos Atoche, Afrodite, 2016, Torpignatta. Foto di M.Elena Castore, 2019 ©

Afrodite

Questa volta, protagonista del murale è la testa di Afrodite, il cui originale marmoreo è custodito al Museo dell’Acropoli di Atene.

Il volto lapideo originale è rigato dai segni causati dall’ossidazione delle ciglia bronzee, che sembrano delle vere e proprie lacrime; quello dipinto dall’artista peruviano oltre a piangere sembra guardare fisso negli occhi di chi passa e chiedere aiuto.

Non più semplicemente adagiata sul fondo del mare, la testa della divinità classica è immersa nel fondo di una città antica, sommersa e abbandonata, sprofondata nell’abisso dopo la catastrofe.

Canzone per una Sirena

Ma è nel murale comunitario di Torpignattara intitolato Canzone per una Sirena, realizzato tra il 2016 e il 2017 sulle facciate di un edificio residenziale ad angolo tra via Pietro Rovetti e via di Torpignattara, che si concentrano in un’unica imponente opera tutte le tematiche care ad Atoche.

In una dimensione onirica, numerosi personaggi si ritrovano sospesi nello stesso spazio e nello stesso tempo, in fondo al mare.

Così, il famoso Spinario capitolino è circondato da pesci pagliaccio; poco distante, il Pensatore di Rodin è seduto sull’Orinatoio di Duchamp.

Classico, moderno e contemporaneo compongono un’opera grandiosa, sospesa fra classicissimo, simbolismo e realismo magico (CdQ Torpignattara).

 

 

 

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M.Elena Castore
M.Elena Castore
Dottore di ricerca in Architettura, Specialista in Patrimonio Industriale, Web Content Creator e Social Media Specialist.

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