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sabato 27 Febbraio 2021
Sport Tom Simpson, Il leone dello Yorkshire, prima vittima del doping
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Tom Simpson, Il leone dello Yorkshire, prima vittima del doping

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Tom Simpson, il campione inglese delle due ruote e quella morte in diretta che cambiò la storia del ciclismo.

Il caso Tom Simpson

Tour de France del 1967. La 13° tappa è da Marsiglia a Carpentras ed il piatto forte della giornata è il tappone montagnoso del Mont Ventoux, 15 chilometri con una pendenza che può arrivare al 15%. Il tutto sotto il caldo torrido di luglio, con punte di 42°.

Il Mont Ventoux è un massiccio montuoso della Provenza e la cima raggiunge i 1912 metri sul livello del mare. I francesi lo chiamano Il gigante della Provenza. Roland Barthes lo descrisse così:

Fisicamente il Ventoux è terribile. È calvo. È l’essenza dell’aridità. Il suo clima lo rende un terreno dannato, un luogo adatto agli eroi. È come il più alto degli inferni. Il Ventoux è un dio del Male al quale bisogna sacrificare. Non accetta debolezze ed esige un ingiusto tributo di sofferenza.

Tom Simpson nacque nel 1937 ad Haswell, nel nord dell’Inghilterra. Qualche anno dopo di trasferì nella contea di Notthingam ed inizia ad appassionarsi al ciclismo.

Inizia la sua carriera dilettantistica come ciclista su pista, vince la medaglia di bronzo nell’inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 e la medaglia d’argento nell’inseguimento individuale ai giochi del Commonwealth del 1958.

Nel 1959 diventa professionista. Ma solo nel 1961 le cronache cominciano a parlare di lui quando vinse il Giro delle Friande battendo, in maniera rocambolesca, in volata l’italiano De Filippis. Un inglese che batte un italiano in una classica come il Giro delle Fiandre era una cosa mai vista prima.

Tom Simpson, Il leone dello Yorkshire, prima vittima del doping

 

La prima maglia gialla britannica

Durante il 1962 Tom Simpson si presenta in ottima forma al Tour de France e riesce a diventare il primo inglese a vestire la maglia gialla, e si piazza al sesto posto in classifica generale. Oramai è un corridore affermato e rispettato in gruppo, ma non riesce a levarsi di dosso tra i tifosi l’etichetta di sopravvalutato.

Per la gente è difficile digerire che un britannico possa primeggiare in bicicletta tenendo testa a italiani, francesi e belgi. Gli anni successivi sono un susseguirsi di vittorie e piazzamenti importanti, tra cui la vittoria alla Milano-Sanremo del 1964 che gli valse il titolo di baronetto dell’Impero britannico; ma ancora di più il Campionato del Mondo e il Giro di Lombardia del 1965, che gli daranno la consacrazione come stella del firmamento del ciclismo degli anni 60.

Il 1967 per Simpson sarà l’anno della svolta. Vuole dimostrare a tutti di non essere solo un uomo da corse di un giorno, vuole dimostrare di poter andare forte sempre, in ogni giornata e su ogni terreno.

Così, decide di preparare il Tour de France e lo fa nel migliore dei modi: vince la Parigi-Nizza, anche grazie all’aiuto di un giovane Merckx, che l’anno prima era diventato suo compagno di squadra nella Peugeot. Vince anche due tappe della Vuelta presentandosi al Tour come uno dei favoriti.

Il Tour non parte male, dopo la prima settimana è al sesto posto ma è il primo tra coloro che ambiscono alla vittoria finale. Sulle Alpi sfortunatamente va in crisi a causa del mal di stomaco, perde molto tempo e tutti gli altri favoriti lo superano.

Questa cosa non riesce a mandarla giù, per di più il suo manager ha appena chiuso la trattativa per farlo gareggiare l’anno successivo con la squadra italiana Ignis: quindi vuole fare bella figura a tutti i costi e per farlo sa che deve riuscire a risalire la classifica.

 

Le rivelazioni di Colin Lewis

Il suo compagno di stanza in quel Tour è Colin Lewis. Colin la sera del 12 luglio assiste ad una discussione di Simpson con il suo manager, che gli comunica che se non migliora la sua posizione in classifica ci saranno pesanti ripercussioni economiche.

Qualche ora dopo, secondo il racconto di Lewis, arrivano presso la stanza due sconosciuti dai quali Simpson acquista per 800 sterline, un prezzo altissimo per l’epoca, tre tubetti di anfetamine.

Il 13 luglio è prevista la tappa da Marsiglia a Carpentras. Alla partenza e per tutto il percorso c’è un caldo terribile La corsa parte e Tom Simpson non è in giornata, si vede da subito, rischia continuamente di staccarsi dal gruppo dei migliori.

Ci si avvicina al Mont Ventoux, e Tom chiede ad un compagno di squadra di procurargli qualcosa da bere. In quel periodo era proibito passare da bere e da mangiare ai ciclisti dalle ammiraglie. Il compagno si ferma ad un bar, ma non è stato l’unico ad avere quest’idea e lo trova quasi totalmente svuotato.

L’unico liquido rimasto da bere, tra gli scaffali, è una bottiglia di cognac, Con quel caldo è una pazzia bere alcol, ma lui la prende, raggiunge il suo capitano e gliela porge. Tom Simpson, senza neanche guardare, preso dalla fatica e dalla concentrazione, prende la bottiglia e tracanna un sorso, solo uno, perché appena si accorge di quello che sta bevendo la butta subito via.

La salita oramai è iniziata e la fatica comincia a farsi sentire. Simpson prende dalla tasca uno dei tubetti che aveva, ingerisce una pasticca e ricomincia a salire. Lungo la salita Tom comincia a zigzagare, ha lo sguardo perso nel vuoto, sembra uno zombie in bicicletta.

Tom Simpson, Il leone dello Yorkshire, prima vittima del doping

 

Smette di bere, provano a passargli una borraccia ma lui neanche se ne accorge. A pochi chilometri dalla vetta cade una prima volta dalla bici. Il meccanico della squadra che lo seguiva con la macchina allora lo rimette in sella. Pedala ancora qualche metro, poi cadrà ancora una volta, l’ultima, quando l’arrivo è ormai a circa un chilometro, e non si rialzerà più. Il leone dello Yorkshire chiuderà gli occhi per sempre.

Tom Simpson, Il leone dello Yorkshire, prima vittima del doping

 

Simpson è considerato la prima vittima del doping. Sicuramente il mix di alcol e anfetamine è stato letale. Le anfetamine probabilmente gli inibirono la percezione della fatica. Il resto lo fecero il caldo, la fatica e il sorso di cognac.

A questo aggiungiamo il momento particolare del ciclista che inseguiva la consacrazione definitiva, ed un grosso contratto con la Ignis che rischiava di saltare se non avesse fatto un ottimo risultato al Tour de France. Ma Tom Simpson fu molto di più di quella tragica morte. Nella memoria degli appassionati, come negli annali dello sport, resta uno dei ciclisti britannici più forti in assoluto.

Tom Simpson, la morte che cambiò il ciclismo

 

 

 

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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