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Sinner, Wimbledon e le tasse: Italiano a metà o furbo a tempo pieno?

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Jannik Sinner vince Wimbledon e fa sognare l’Italia, ma le sue tasse restano a Montecarlo. È davvero un simbolo nazionale se non contribuisce al Paese? Tra patriottismo, fisco e ipocrisie politiche, una riflessione amara sull’italianità a gettone.

Sinner a Wimbledon, ma l’Italia resta in tribuna…fiscale

Jannik Sinner, il ragazzo di San Candido nelle Dolomiti con la racchetta che sembra un’estensione del braccio, ha fatto impazzire l’Italia il 13 luglio 2025, diventando il primo tennista con passaporto tricolore a sollevare il trofeo di Wimbledon, lasciando lo spagnolo Carlos Alcaraz a raccogliere i cocci sull’erba londinese.

Campione, fenomeno, orgoglio nazionale! Ma, frena un attimo, perché c’è un elefante nella stanza, e non è il trofeo: Sinner le tasse in Italia non le paga. Residente a Montecarlo, tutto legale, ci mancherebbe altro, ma mentre Alcaraz versa il suo bel contributo al fisco spagnolo, il nostro Jannik si gode il sole del Principato e un conto in banca senza le grinfie dell’Agenzia delle Entrate.

E qui casca l’asino: puoi sventolare il tricolore, parlare con quell’accento altoatesino che sa di montagne e speck, ma se non metti un centesimo per scuole, ospedali, strade del tuo Paese, sei davvero italiano o solo un turista d’eccezione con la racchetta?

Rewind al 2007: Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell’Economia con la faccia da professore severo, se ne uscì con una frase che fece tremare i talk show: “Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire a servizi indispensabili”. Apriti cielo! Lo presero a sassate, soprattutto i soliti noti della destra, campioni mondiali di condoni fiscali, quelli che le tasse ai ricchi non le fanno pagare mai, ma guai a toccare il loro mantra del “meno Stato, più portafoglio”. Eppure, il vecchio Tommaso aveva ragione: le tasse sono il collante di una comunità, non un furto legalizzato. Ma in Italia, diciamocelo, a lamentarsi della pressione fiscale sono sempre i soliti fessi: i lavoratori con la ritenuta alla fonte, quelli che vedono lo stipendio evaporare prima ancora di toccarlo.

Intanto, i Paperon de’ Paperoni ridono: l’Italia, per loro, è già un paradiso fiscale. Con regimi agevolati per i neo-residenti, Milano sta diventando più sexy di Londra per i milionari, che si trasferiscono a frotte in cerca di sgravi e aperitivi in Duomo. E allora perché Sinner si rifugia a Montecarlo? Non è solo una questione di quattrini, è una questione di cuore, di sensibilità sociale, di senso di appartenenza che sembra rimasto in valigia.

E qui entra in scena il governo dei sovranisti della domenica, quelli che sbraitano contro i “poteri forti” ma poi firmano condoni fiscali come se piovesse, mentre le tasse che incassano – sempre dai soliti, ça va sans dire – finiscono in droni militari per prepararsi a chissà quale invasione, con i russi che, secondo loro, sono già alle porte, pronti ad abbeverare i cavalli alla Garbatella, il quartiere che ha dato i natali alla Giorgiona nazionale.

E in questo circo, Sinner, il nostro eroe di Wimbledon, che fa? Gioca, vince, incanta, ma quando si tratta di fare la sua parte per l’Italia, cambia campo e si rifugia a Montecarlo. Non si discute il talento, per carità: il ragazzo è un mostro sacro del tennis, cresciuto tra le nevi dell’Alto Adige, con un gioco che fa innamorare e un’umiltà che conquista. Ma essere italiano non è solo vincere per l’Italia, è anche contribuire a farla funzionare. Altrimenti, caro Jannik, il tuo tricolore sventola a metà asta.

Padoa-Schioppa, dal suo angolo di paradiso, probabilmente ci guarderebbe con un sorrisetto amaro, pensando che aveva ragione lui: le tasse sono una cosa bellissima, ma solo se le pagano tutti. E mentre l’Italia festeggia il suo campione, la domanda resta sospesa come una palla al tie-break: si può essere un modello di italianità senza mettere mano al portafoglio per il proprio Paese? Game, set, match: a voi la risposta.

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parole ribelli, menti libere

Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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