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giovedì, Luglio 7, 2022

Palasport di Roma: nel tempio della boxe Signani-Diaz per il titolo europeo dei pesi medi

Esiste ancora il pugilato? È praticamente scomparso dai circuiti televisivi, anche da quelli a pagamento perché non rende quanto gli sport maggiori, ma lontano dalle telecamere ci sono atleti e appassionati, palestre e tifosi, e ci sono ancora gli incontri di cartello, come quello che ha visto Matteo Signani difendere il titolo europeo dei pesi medi contro Ruben Diaz al Palasport di Roma. Il nostro inviato ce lo racconta.

Boxe, al Palasport di Roma Signani-Diaz

Per i più giovani è preistoria, ma è proprio qui al Palazzo dello Sport che nel 1960 Nino Benvenuti vinse la sua medaglia d’oro olimpica. (A dirla tutta, il vero tempio della boxe a Roma è, anzi era, il Palazzetto dello Sport, una quindicina di chilometri più a nord, dove in passato c’era una riunione di pugilato ogni settimana).

Stasera la Opi Since 82 dei fratelli Cherchi ha fatto le cose in grande, c’è anche la diretta su Dazn e questo probabilmente ha tenuto lontano il grande pubblico dall’impianto: le tribune sono tristemente quasi vuote, nonostante la location prestigiosa abbia persino facilità di parcheggio. E non è una questione di prezzo del biglietto, 25 euro tutto sommato sono una cifra modesta per una serata sulla carta molto interessante.

Palasport di Roma: nel tempio della boxe Signani-Diaz per il titolo europeo dei pesi medi

Il sottoclou: grande spettacolo, “femmine che se menano” e un drammatico ko

Per 50 euro mi sono concesso il lusso di un posto a bordo ring in prima fila (dubito che la redazione me li rimborserà, io comunque ci provo e lo metto in nota spese). Posto numerato e quindi sono arrivato quando mi pareva, cioè tardi.

Il debutto del mediomassimo francese Voldy Toutin contro il serbo Jovan Smilic (0-5-0) non l’ho visto, delle 6 riprese di Serhiy Demchenko (23-15-1) contro il croato Hrvoje Sep (10-0-0) solo l’ultima: l’ucraino naturalizzato italiano (romano e romanista) era palesemente in affanno, forse i suoi 42 anni si sono fatti sentire contro un avversario bravo, di 7 anni più giovane e con 63 incontri da dilettante all’attivo, che vince ai punti con verdetto unanime.

Combattutissimo l’incontro fra i superleggeri romani Armando Casamonica (3-0-0) 21 anni e Mauro Loli (5-2-0, guardia destra). Partono con ritmi forsennati, tanto che dopo la terza ripresa devono rallentare un po’nonostante siano nel pieno della gioventù (21 e 25 anni), la vittoria di Casamonica è netta ma se l’è dovuta guadagnare. (A dispetto del suo cognome ingombrante non ho episodi pittoreschi da raccontare, Armando non mi risulta essere mai stato protagonista della cronaca nera, e i suoi fan lo incitavano dalla tribuna, segno che non sono tutti ricchi spacciatori).

Palasport di Roma nel tempio della boxe Signani-Diaz per il titolo europeo dei pesi medi 3
Armando Casamonica, di spalle Mauro Loli

Poi salgono sul ring Maria Cecchi e l’inglese Bec Connolly. Sono vecchio e ho diversi pregiudizi sull’argomento, ma per la seconda volta nella mia vita assisto a un incontro di boxe femminile per provare a togliermi dalla testa l’idea che questo sia uno sport di genere maschile. Questo match non mi convince affatto in tal senso, il livello è veramente basso, quindi dopo tre round vado a farmi un’altra birra al bar, dove un raffinato intenditore di boxe così risponde alla domanda degli avventori circa lo svolgimento del programma della serata: “Gnente, mo’ se stanno a mena’ le femmine”.

Il superwelter Francesco Russo (10-1-0) dopo nemmeno due minuti del primo round prende dal gallese Tony Dixon (12-3-0) un potente gancio destro al parietale sinistro. Russo barcolla all’indietro, due passi e va giù come un sasso, supino. Si sa che i ko ritardati sono i più pericolosi dal punto di vista neurologico, momenti di tensione, pubblico tutto in piedi, il medico soccorre il pugile (per chi ama i dettagli truculenti, la prima operazione consiste nell’illuminare la pupilla con una piccola torcia, se permane midriasi c’è trauma cranico grave, oppure è proprio morto), che fortunatamente dopo un po’ si rialza e alla fine se ne va -a fatica- sulle sue gambe. Anche se il tutto è avvenuto proprio davanti a me, non ho scattato foto del malconcio a terra perché mi pareva una cosa schifosa da farsi, spero mi perdonerete questo residuo di umanità.

Per il titolo dell’Unione Europea (non chiedetemi che cosa sia) si incontrano i pesi piuma Mauro Forte (16-0-1, guardia destra) 27 anni e il piemontese Francesco Grandelli (15-1-1), entrambi 27enni. Incontro molto combattuto ed equilibratissimo, alla fine c’è un verdetto “politico” di parità (ma era effettivamente difficile trovare elementi per dare la vittoria all’uno o all’altro) e Forte mantiene il titolo.

Il clou: pochi pugni, poco spettacolo

Matteo Signani (30-5-3), romagnolo di 38 anni, nella vita è un militare della Guardia Costiera (ci lavora davvero, il Corpo non ha un gruppo sportivo).

 

 

Lo sfidante Ruben Diaz (26-2-2) è di 8 anni più giovane e ha già annunciato che questo sarà il suo ultimo incontro, il che non è un buon viatico. Il match è noiosissimo, pochissimi colpi validi, quasi tutti gli attacchi finiscono in clinch, lo spagnolo nel 6° round rimedia anche una testata che gli lesiona l’arcata sopraciliare (il suo cutman gliela sistema bene, reggerà sino alla fine). Non è che si pretenda sempre il livello di agonismo di Hagler-Hearns del 1985, però alle mie spalle ci sono alcuni tifosi di Signani, uno dei quali a un certo punto dice “se questo incontro lo vedessi in tv on demand manderei avanti veloce cercando di capire se succede qualcosa”.

Palasport di Roma nel tempio della boxe Signani-Diaz per il titolo europeo dei pesi medi 3

Signani mantiene il titolo con verdetto unanime (115-113, 117-112, 116-112) e parla di sfida per il mondiale: ci auguriamo che abbia la sua chance e soprattutto che combatta come ha fatto in passato, cioè molto meglio di stasera.

 

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Artemio Altidori
Artemio Altidori
"So' contento"

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