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mercoledì, Agosto 10, 2022

L’addio di Mertens: De Laurentis non è Bob Dylan, non può rinnegare il passato

Si continua a discutere dell’addio di Mertensa al Napoli dopo le parole del presidente De Laurentis: “I tifosi mi dicono perché non confermi Mertens? Lui si è proposto per un anno ma se ne fa una questione di vil denaro devo dire di no per difendere Napoli che deve rinnovarsi. Se tieni in bilancio Mertens perdi soldi che servono per giocatori piu’ giovani”.

L’addio di Mertens: De Laurentis non è Bob Dylan

Sono uno dei cattivi: quelli convinti che il Napoli dovesse archiviare un ciclo e lo dovesse fare già da tempo. Ma c’è modo e modo.

Quando Aurelio De Laurentis cerca di screditare Mertens, con grande gioia per i cinici e i presunti nemici della retorica napulegna, in realtà gente che ha solo problemi a vivere a Napoli (che potrebbe risolvere semplicemente andando via), non comprende che spara su sé stesso, cioè su un pezzo importante della storia del suo Napoli.

Perché Mertens è il suo Napoli (come Cavani o Hamsik). E io conosco solo uno che può sputare impunemente sul suo passato, ed è Bob Dylan. Tu sei De Laurentiis, non Dylan, sei un imprenditore del calcio, che è un fatto con una sua componente sentimentale, non vendi le mollette per stendere i panni o le percoche.

A Napoli ora è di scena un piagnisteo per Mertens. Lo capisco e non lo capisco. Lo capisco, perché oltre ad essere uno che ha fatto tanti gol, era davvero in sintonia con la città, che per qualcuno è un male, per me no. Non lo capisco perché detesto i piagnistei che durano più di mezz’ora e credo che il giocatore non se lo meriti.

Si merita invece un grazie, anche se c’è chi dice che non si ringraziano i miliardari, perché dovrebbero essere loro a ringraziarci. Cosa che in verità Mertens ha fatto. Chiamando il figlio Ciro, nome che comincia a diventare desueto pure qui, un po’ come ‘O surdato nnammurato.

Si dirà: ruffianeria, folclore. Nulla di ciò. Se dai un nome così a tuo figlio, sai che se lo porterà per sempre, ovunque. Forse un po’ di tribalismo, si.

Si dovrebbe provare vergogna? Ricordo che da bambino, quando qualche famiglia con molti figli arrivava a casa di qualche persona anziana, questa esclamava con meraviglia: ma è proprio una tribù! Le famiglie con pochi figli sono una tristezza. E allora ecco, Dries, fanne altri. Uno per ogni città in cui andrai e amerai. E ridi ancora. Ridete tutti.

E fate un pernacchio a tutto l’astio, la seriosità, le fazioni opposte che hanno reso il pallone noioso come la politica.

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Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

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