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Il giallo dell’estate, la trattativa più bollente del calciomercato: l’intreccio tra Lukaku e Allegri, la Juventus e l’Inter. Una storia…verosimile. Achtung! Satira!
Casa Lukaku, un imprecisato giorno di Luglio del 2023.
In una cameretta da teenager c’è un omone alla scrivania. È trentenne nazionalità belga ma origini congolesi. Un metro e novantasei su cui sono spalmati centodieci chili di muscoli e di altra roba. Ha una matita tra le labbra e lo sguardo rapito dallo schermo di un vecchio MacBook, buono ormai solo per visualizzare la posta elettronica.
Nella penombra obbligata da un sole fuori che smargiasso si diverte ad arroventare le mura della casa, si scuote impaziente e grondante. La tremenda calura nella stanza non fa che aumentare esponenzialmente la sua sudorazione.
Nessun ristoro gli reca lo sbilenco ventilatore a stelo puntato direttamente su di lui, che con un ronzio asfittico scarroccia incerto a destra e sinistra, rimandando folate di aria calda e viziata da ore di aliti mattutini.
È impaziente, dicevamo, di essere accolto dalla schermata di “El Capitan” perché attraverso l’antiquata versione di Outlook installata, aspetta comunicazioni “importantissimissime”, come dice lui.
La sua impazienza in pochi secondi si è trasformata in scazzo, poi in convulsi sussulti di rabbia perché qualcosa gli impedisce di completare la serie di azioni che aveva mandato a memoria di fare. Sotto il suo culo geme rassegnata una sedia in vimini, male in arnese.
Intoppi. La password per accedere al suo profilo gliel’ha impostata sua madre Adolphine che ben conoscendo il suo amato rampollo la ha impostata in modo che fosse facile per lui da ricordare e altrettanto facile da digitare “romelu93”: il suo nome e il suo anno di nascita. Non un carattere speciale, non una maiuscola, due soli numeri.
Invece Romelu Lukaku è riuscito a sbagliarla tutte e tre le volte concesse dal sistema operativo e adesso la schermata lo mette davanti ad una scelta troppo ardua perché possa dirimerla da solo.
“Se hai dimenticato la password puoi riavviare e mostrare le opzioni per reimpostare la password”. Decisamente troppo complicato per lui.
Meglio chiedere supporto a “Mamie” Josephine, che è di là in cucina, impegnata a confezionare certi manicaretti della sua terra natia.
- Mamie? Mamieee? Mamieeeeeeee?
Dall’altra stanza arrivano finalmente segni di vita, in forma di voce sopranina:
- Eh? Che c’è? Son qui.
- Mamie, vieni qui, presto!
- Non posso adesso, ho le mani nel Saka-saka.
- Mamie corri qui, è importantimissimo!
- Arrivo, ho capito, arrivo. Ah, santa pazienza!
Adolphine arriva col suo passo leggero, appoggia una mano sulla zucca pelata di suo figlio e con una sola occhiata allo schermo del MacBook ha già capito qual è il problema.
- Sei il solito zuccone. Hai sbagliato tre volte la password. Di nuovo.
- Ma no, Mamie. È il computer che ha deciso da solo. L’avrà cambiata lui stesso per fregarmi!
- Lascia stare, provvedo io.
In un minuto la signora riavvia il sistema e accede all’utenza del figlio senza nessun contrattempo.
- Ecco fatto.
Un sorriso tirato.
- Ora però non rompere più le balle a Mamie, che è di là a cucinare, okay?
- Okay Mamie, promesso.
Non passa però troppo tempo, come da lei sperato.
- Mamie? Mamieee? Mamieeeeeeee!
Dall’altra stanza:
- Che c’è, cavolo!
E di nuovo:
- Mamie, vieni qui, presto!
(adesso lo strozzo) Arrivo, arrivo, c’at vegna ‘n cancher! - Guarda Mamie!
- Se dici un’altra volta Mamie giuro che ti bastono con la sedia, come l’altro giorno.
Guarda Mam…
Uno sguardo di Adolphine lo incendia sul posto.
- Ehm. Guarda, è arrivata la mail che aspettavo, finalmente!
- Cosa? Quale mail? Da chi l’aspettavi?
- Questa qui:
“Club Football Internazionale Milano.
Gentile Sig. Romelu Menama Lukaku Bolingoli.
Siamo lieti di comunicarle che abbiamo finalmente trovato un accordo economico con il proprietario del suo cartellino, il Chelsea Football Club.
Il contratto tra le parti è in fase di rifinitura, ma abbiamo mandato di accordarci con Lei riguardo il nuovo trattamento economico, secondo gli accordi già addivenuti con il suo procuratore, il dott. Sebastian Ledure.
I termini del contratto sono stati allegati a questa mail, qualora ne volesse prenderne visione.
Allegata alla stessa, troverà una copia del precontratto, la preghiamo di controfirmarla con firma elettronica per permetterci di poter procedere con l’iter del suo tesseramento con la nostra società.
Complimenti, benvenuto a bordo!
L’amministratore Delegato, dott. Giuseppe Marotta”.
- Mamie, sono troppo felice! Visto che era importantissimissimo? Dai, dimmi come funziona questa firma elettronica così la finiamo con questo incubo!
Una sberla sonora si abbatte sulla nuca dell’omone, che sobbalza più per la sorpresa che per il dolore. Non fa a tempo a reagire, a far uscire una sola vocale dalla bocca.
- Signorino, tu non firmerai un bel niente.
- Ma… ma come?
- Ah, se non ci fossi io a pensare alla tua carriera! Adesso giocheresti in Promozione, a voler esagerare.
- Non ci sto capendo niente Mamie, cosa devo fare?
Prima di tutto non firmare. Capirai, al Chelsea non vedono l’ora di sbolognarti e risparmiare sul tuo ingaggio. Col cavolo che faccio decidere a loro e a quello sbalestrato del dottor Sebastian. Si fa come dico io, altro che firme. - Ma a Milano stavamo così bene, Mamie. Lo dicevi pure tu.
- Si, Milano è bella e si vive bene. Ma è una città della perdizione. Torino è meglio.
Torino? Che c’entra Torino adesso? - C’entra che mentre tu andavi in giro per Milano a sbevazzare e ad accompagnarti a signorine dal poco onore, io lavoravo nel sottobosco. Così già la primavera scorsa, quando quello zoticone del tuo allenatore ti lasciava marcire in panchina, ho contattato altre squadre, per sistemarti come si deve. La vita è difficile figlio mio, e tu devi pensare al tuo futuro. Mettere la testa a posto, e i soldi da parte; farti una casa, trovare una brava ragazza e fare tanti nipotini per Mamie tua. A Torino c’è l’ambiente giusto. Ah, per la cronaca: ho parlato anche col Milan, non ne vogliono manco sentir parlare di te.
- A parte che non esco mai perché tu ti dimentichi sempre di darmi la paghetta, ma… pure il Milan hai contattato? Milano non era il paese della perdizione?
- Non usare quel tono con me, sai che quando voglio ho le mani pesanti.
- Scusa Mamie. Non lo so, mi sembra una follia. Poi il Torino, una squadra che non fa nemmeno le coppe, che non vince un campionato da cinquant’anni…
- Sei il solito zuccone. Non ho parlato con il Torino, con la Juventus!
- Ah, la Juventus sta a Torino? Non lo sapevo. Si, bella squadra ma sarebbe uno sgarbo terribile verso i miei tifosi interisti, non credi?
- Chissenefrega di quegli sciroccati. Devi pensare ai sol… ehm, alla tua carriera, solo a quella.
- Mamie, con l’Inter potrei provare a vincere la Champions League. Quest’anno ci siamo andati tanto vicini! Alla Juve andrei a giocare la Conference, ad andar bene.
- Balle, la Juve parteciperà per meriti sportivi alla prossima Champions League, me lo ha confermato il dottor Gabriele Gravina.
- E chi è?
- Il Presidente della Federazione Gioco Calcio.
- Non so Mamie, io qui sto bene. E se per tenerci buono il contratto del Chelsea gli chiedessimo di andare in prestito ancora un anno con l’Inter? Poi dopo la stagione prossima potremmo vedere se ancora vale la pena ancora andare a Torino.
- Ah, proprio no. Basta con questi prestiti. Presta qua, presta là, e poi finisce come col signor Van der Elst, ad Anversa. Te lo ricordi?
- Quel bastardo del signor Van der Elst, ci forava sempre i palloni perché passavamo tutto il tempo a tirare contro il portone di casa sua. Certo che me lo ricordo, quel pezzo di fango. Cosa è successo col signor Van Der Elst, Mamie?
- Ti ricordi il nostro falciaerba? Quello rosso?
- Si. Me lo ricordo, ad un certo punto non l’ho visto più in giardino. Scommetto hai prestato al signor Van der Elst e non te lo ha più restituito, quel merdoso, scommetto.
- No. Il falciaerba era suo. Lo ha prestato a noi, e io non gliel’ho più restituito. Poi prima di andar via da Anversa l’ho venduto.
- Ah. Ecco.
- Ma non è questo il senso. Il senso è che a furia di prestare rischi di dimenticarti delle tue cose e finisce che diventano vecchie e le perdi di vista. Figlio mio, hai trent’anni e un fisico che comincia a scricchiolare. Grasso che cola se reggi ancora un paio di stagioni. Bisogna battere il ferro finchè è caldo.
- Beh, grazie della fiducia, Mamie. Però devo riconoscere che quello che dici è sensato, ora che me lo hai spiegato bene.
- Con te c’è sempre stata l’esigenza di spiegartele come si deve le cose, amore mio. Tu non ci arrivi facilmente come gli altri bambini.
- Però se penso alle cose che ho detto, alla fedeltà ai colori, alla riconoscenza che devo all’Inter, al sentirmi parte di una casa e di una famiglia, mi sento male. E adesso che faccio? Scappo via come un ladro nella notte. Tutto questo mi fa sentire un po’ una merda, ecco. Ho persino baciato quella maglia, ti rendi conto?
- Tesoro mio, hai baciato un marchio disegnato da uno stilista per fior di soldi, mica una bandiera. E’ giusto sentire e coltivare l’appartenenza ad un popolo, una nazione, una fede religiosa, una filosofia. Non certo per una società per azioni o per una azienda che esiste solo per il proprio tornaconto.
- Va bè, ma adesso che si fa? Il dottor Marotta si aspetta una risposta.
- Tu spegni il telefono, renditi irreperibile, intanto aspetteremo che ci contatti il dottor Giuntoli della Juventus poi parleremo di soldi.
- Okay, Mamie, farò come dici. Ma come si spegne il cellulare? Non l’ho mai fatto.
Adolphine accarezza con uno sguardo pieno di tenerezza suo figlio - Dai a me, amore mio.
Con mano veloce ed esperta estrae la sim dal suo iPhone 5, poi restituisce il dispositivo al figlio, che lo guarda incerto. Si perde nel vestibolo di una certa parte della sua mente ove si sta ponendo imprescindibili dubbi sull’utilizzo di quel dispositivo, adesso che non può né fare né ricevere telefonate. Poi si ridesta:
- Grazie Mamie, come farei se non ci fossi tu? Andiamo a parlare con la Juventus.
Sede sociale della Juventus Football Club, un giorno imprecisato dell’agosto 2023.
È in corso lo staff meeting della onorata società calcistica, presenti allenatore, Presidente, Direttore Generale, Direttore Sportivo, Vice allenatore, i collaboratori tecnici, i preparatori atletici, team manager addetto stampa, i fisioterapisti.
È la stessa identica routine che si srotola ogni volta fedele a se stessa, ci sono i programmi, si fissano i propositi, si formulano le proposte, ci si avventura in previsioni.
Si registra la presenza di un particolarmente nervoso Massimiliano Allegri, si vede che qualcosa gli frulla dentro. Vorrebbe prendere la parola ma c’è sempre qualcuno che lo precede, che sembra aver qualcosa di più importante da riferire all’assemblea.
Quando arriva finalmente il suo momento, mentre si alza per prendere la parola, distingue qualche mugugno, capta qualche sguardo di insofferenza nei suoi confronti. Una sensazione di neanche troppo muto astio, come di rassegnata sopportazione.
“Problemi loro” dice a se stesso. “Se non mi volevano più bastava dirlo e andavo a mettere le palle in ammollo in Versilia, ovviamente pagato con il loro stipendio. Col cazzo che mi dimetto”.
Ha subito archiviato quel pensiero, perché è il momento di giungere al dunque.
“Allora, dottor Giuntoli, ci vogliamo muovere a portare a casa Lukaku? Ora ve lo diho, ‘sta trattativa sta andando troppo per le lunghe per i miei gusti e mi stanno francamente hascando i hoglioni tutti ‘sti tira e molla del cazzo. Mica pe’ niente, è che la preparazione è iniziata già da un pochetto e ci sarebbe una certa urgenza di far giocare la squadra tutta ‘nsieme.”
Il Dottor Cristiano Giuntoli inaspettatamente chiamato in causa con tanta trivialità, prima strabuzza gli occhi, poi cerca con lo sguardo la complicità e il conforto di uno qualsiasi dei presenti. Realizza in un attimo che suggerimenti, in questo caso, non ne possono arrivare. Prende tempo.
- Scusi, non credo di aver afferrato
- Non faccia il furbo, è un mese che va avanti ‘sta storia. Lukaku qua, Lukaku là e intanto ‘sto Lukaku non arriva mai. Crederà mica che io non legga i giornali, eh?
- Non lo credo affatto. Semmai mi chiedo che tipo di giornali lei legga.
- Cosa vuol dire? Leggo i giornali che mi competono, La Gazzetta dello Sport, il Corriere dello Sport, Tuttosport, il Guerin spor…
Giuntoli solleva gli occhi al cielo e lo ha interrompe
- Va bene, grazie, ha chiarito il mio dubbio. Ora, se permette, io chiarisco il suo: l’affare Lukaku non è mai sussistito. Era solo una manovra di disturbo alla campagna acquisti di un noto nostro contendente. Abbiamo artatamente montato una trattativa – chiaramente artificiosa – con una terza parte, quella proprietaria del cartellino del giocatore belga. Non so se mi sono ben spiegato.
Allegri non ha mosso un muscolo, è rimasto in piedi, con il suo sorriso tirato.
- Okay, ho capito. E quand’è che fa le visite mediche?
- No, credo che lei abbia capito. La trattativa con il Chelsea era fittizia.
- Va bè, ma per l’inizio del campionato ce la facciamo?
- Ho detto fittizia. Sa cosa significa fittizia?
- Ma mi prende per un analfabeta? Fittizia è ‘na roba fatta fitta, con tanta intensità, pè capirci. Ma qua di fitto s’è fatta ‘na sega. Fitto un cazzo, dopo un mese che se ne parla, di Lukaku manco l’ombra s’è vista a Vinovo!
- Ma no, mister. Fittizia significa finta. Una trattativa fittizia è una trattativa fatta per intorbidire le acque, per disturbare il mercato dell’Inter. Mica perché volessimo veramente tesserarlo. Mi sono spiegato?
- Si è spiegato.
Infatti Allegri è sbiancato. Ha messo le mani sulla pelata, si è lasciato cadere sulla poltrona e si è ribaltato all’indietro: Malamaremmamaiala lupente rozza sbudellata fatta male in viso e in corpo!
- Si contenga, Mister. E non si preoccupi perché la società la fornirà una punta di riserva senz’altro prima dell’inizio del campionato.
- Me ne fò nulla della punta di riserva. E’ di quella titolare che m’importa. Volete che affronti il campionato con davanti quella pippa disumana di Vlahovic?
- Quella punta che lei chiama “pippa disumana” quest’anno ha segnato molto più di Lukaku e soprattutto ha giocato tre volte le sue partite.
- M’importa una sega di chi ha segnato di più e di chi ha giocato di meno. Andate a Monaco e comprate quel bischero di Lukaku, sennò mi dimetto e a voi toccherà trovarvi un altro allenatore, a tre settimane dall’inizio del campionato, giuro!
Occhiate di soddisfatta e speranzosa cupidigia serpeggiano tra i presenti in sala…
- A Monaco? A far che? Lei fa confusione, mister: il Chelsea è a Londra, non a Monaco.A
- Londra o a Timbuctù mi importa una beneamata. Voglio Lukaku e voi me lo porterete.
- Sia ragionevole, Mister. Ammesso e non concesso di riuscire a reperire i fondi per finanziare un affare di quella portata, bisognerà convincere il ragazzo a venire in una piazza che non farà le coppe europee. Lukaku sarà pure un avido, ma mica è fesso. Senza contare i ceppi che ci ha messo la UEFA per i quali possiamo spendere solo quello che incassiamo dalle vendite dei giocatori.
- E allora vendiamoli ‘sti giocatori, Diobono!
- Magari! Non abbiamo gente che abbia mercato, purtroppo. Comprenda: per avvicinarci alle pretese del Chelsea dovremmo sborsare una cifra vicina ai 50 milioni di euro. Chi ce li ha?
- Embè? Diamogli la pippa disumana in cambio. Che magari ci facciamo pure due baiocchi.
- Vorrà scherzare, spero. Gli diamo un giocatore tra i più contesi nella scorsa stagione, di ventitrè anni e per il quale abbiamo speso una fortuna per portarci a casa uno che va per i trentuno, con due piedi come ferri da stiro, che segna solo contro le squadrette e che è quasi sempre infortunato? Ma lei è completamente pazzo!
- Sarò pazzo ma quello ci farà vincere, poco, ma sicuro. Metto la squadra al suo servizio, tanto di moduli non è che io ne metta in campo troppi. Anzi, con Lukaku manco c’è bisogno di un modulo: alla difesa gli faccio tirare la palla alla viva il parroco e qualche cosa lì davanti finisce che succede sempre.
L’atmosfera tra i membri dello staff-meeting sembra cambiata. Si scorgono facce convintamente soddisfatte che annuiscono tra loro.
Giuntoli ha fare pensoso, soppesa quella visionaria situazione d’insieme che ha così particolareggiatamente esposto il mister Allegri. Chissà magari è una buona idea, magari i londinesi sono dei polli e ci cascano. Perché non provarci? Poi decide, rompe gli indugi.
- Lei mi assicura che con Lukaku mi vince il campionato?
- Giurin giurello.
- Chiamiamo Todd Boehly.

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