Nel marasma collettivo e irreversibile in cui si sta avvitando l’Inter, non si riesce neppure a stabilire se per questa squadra sia meglio passare in vantaggio o viceversa rincorrere lo svantaggio. In realtà cambia poco perché alla fine, o così o pomì, le partite le perde comunque. E infatti, nel dubbio, Udinese-Inter si è conclusa con la sconfitta per 3-1
Udinese-Inter un supplizio
Dopo la magistrale punizione di Barella che ha dato il subitaneo vantaggio, tra Inter e Udinese quella a non scomporsi è stata proprio la squadra friulana, che ha continuato a fare la partita che aveva in progetto fin dallo zero a zero.
Neanche si può azzardare l’ipotesi che l’Inter abbia preso sotto gamba la gara, perché se è vero che l’Udinese non ci batteva in casa loro dal 2013, è pur vero che nei pregressi della stagione in corso, aveva già battuto brillantemente la Roma per 4-0 e il sempre scomodo Sassuolo per 1-3.
Sottil, durante la settimana di avvicinamento all’incontro, non deve aver poi studiato troppo il tipo di gioco dell’avversario di turno: ormai è diventato il segreto di pulcinella quello di pressare alti e permettere scarichi e sfoghi al palleggio solo sulle fasce, che tanto lì i nerazzurri diventano innocui e inconcludenti.
Quindi, anche quest’oggi all’Udinese è bastato fare densità a centrocampo e ingabbiare Brozovic tra Lovric e Makengo e il gioco è stato bello e fatto.
Di suo molto ha fatto Inzaghi, che si è incaprettato con le sue stesse fisime, bruciandosi due (dico due) sostituzioni già molto prima della mezz’ora di gioco.
E dire che all’atto della presentazione delle liste aveva violentato la sua tentazione di inserire da subito Gagliardini al posto di quel Chalanoglu infortunato. “A saperlo prima lo mettevo dall’inizio” avrà considerato dopo aver incassato il giallo sventolato sotto il naso di Mhikitarian già al ventesimo minuto. Un allenatore che non si fida dei suoi uomini può poi dire di avere in mano la rosa e di essere stimato e riconosciuto come il giusto condottiero?
Che Inzaghi non si fidi dei suoi diventa plastica dimostrazione quando oltre all’armeno toglie Bastoni, reo anche lui di aver perpetrato un fallo quand’anche utile alla squadra, in quanto fatto per limitare i danni di una ripartenza dell’Udinese. E infatti Bastoni incassa male e prende a calci tutto lo scalciabile intorno alla panca: c’è qualcuno chi può dargli torto?

Inzaghi in crisi di nervi
L’unica spiegazione all’isterismo di Inzaghi è che capendo il tipo di partita che si stava disputando, molto vigorosa, abbia considerato che di falli tattici da lì in avanti se ne sarebbero sprecati parecchi.
Di contro però, proprio nella convinzione che la partita sarebbe stata a lungo indirizzata sui binari di un esasperato atletismo, non sarebbe stato più sensato tenere ancora un po’ in fresco i rincalzi che magari sarebbero tornati utili più tardi? Insomma, il coach oggi non è sembrato proprio un esempio di freddezza, equilibrio e distensione.
Va da sé che date le contingenze e i precedenti fin qui registrati, fatti più da bassi che da alti, le previsioni erano che la squadra non potesse che balbettare: contro l’Udinese non si può neanche dire che l’Inter ad un certo punto abbia smesso di giocare perché nei fatti non ha mai iniziato. Va detto: il pareggio dell’Udinese è arrivato con tutti i titolari in campo: che poi se lo siano confezionati da soli la dice tanto sulla tranquillità che serpeggia nel pacchetto difensivo. Solo una certa buona sorte e l’irrisolutezza degli avanti bianconeri ha fatto sì che si arrivasse all’intervallo ancora in pari, ma alzi la mano chi non sentiva che sarebbe finita male.
A dirla tutta, l’Inter la stava pure sfangando, riuscendo infine a tenere palla per qualche passaggio in sequenza. Pure Barella ad un certo punto ne sembrava convinto, catturato da una telecamera mentre predicava la calma. Atteggiamento da provinciale, quello di pensare di limitare i danni e provare a portare a casa il punticino. E atteggiamento perdente, perché poi alla fine perdi veramente.
Certo, anche l’Udinese ha dovuto rischiare qualcosa, ma chi non risica eccetera.
E infatti, se c’era qualcuno che dava l’impressione che l’avrebbe portata dalla sua parte era proprio l’Udinese: dopo una parte centrale del tempo in cui le due squadre sembravano due pugili sfiancati dalla fatica, ognuno dei due incapaci di portare serie di colpi, ma cercando solo quello risolutivo, alla fine quel colpo l’ha portato – giustamente – l’Udinese.
È cronaca: Inzaghi al 79esimo toglie Acerbi per De Vrij per un avvicendamento tanto inutile quanto pernicioso perché l’olandese non controlla una palla che diventa un corner, che a sua volta diventa un colpo di testa per il gol di Bijol.
Tempo per rimediare ce ne sarebbe pure, ma intanto un coach sempre più sull’orlo di una crisi di nervi aveva stravolto la formazione in maniera incomprensibile tirando fuori Dzeko che era l’unico a saper cosa fare con la palla per mettere Correa che invece la prima palla che gli perviene decide di spararla fuori a centrocampo. Boh.
Il tre a uno di Arslan viene di logica conseguenza; Serve poco alle statistiche ma tanto a dare serenità all’Udinese e – giusto un dettaglio – il primo posto in classifica. Per l’Inter arriva la terza sconfitta in sette partite di campionato: al momento rappresenta il ruolino di marcia di una squadra di centro classifica.
Udinese-Inter, i nerazzurri perdono perché trovano sulla loro strada una squadra che tiene loro testa soprattutto fisicamente ma anche tecnicamente e mentalmente.
Perde perché i cambi che effettua portano solo confusione e sconclusionatezza. L’Udinese invece vince perché è più squadra, perché ha un piano preciso e perchè i cambi danno tanta forza e benzina e vengono effettuati con raziocinio, nel momento giusto della partita.
Per in nulla che conta, non sono affatto meravigliato dalla sentenza del match: non mi aspettavo niente di più che questo tipo di prestazione da parte dei nostri. Temo, e spero di sbagliare, che il trend imboccato non sia reversibile anche con un eventuale cambio di guida tecnica.
La squadra negli anni successivi alla gestione di Antonio Conte ha progressivamente depauperato il capitale tecnico complessivo: le partenze di Hakimi, di Eriksen, di Perisic non sono state degnamente ripianate. I risultati deludenti di oggi provengono da quella sconsiderata gestione della rosa nella quale sono state via via innestate mezze figure, scommesse ardite, ex campioni sul viale del tramonto.
I motivi di ottimismo si assottigliano ed è necessario aggrapparsi a tutto: alla sosta che può rinfrescare animi e gambe, alla classifica relativamente corta che autorizza a sperare, ai risultati disastrosi di chi addirittura ha perso… a Monza.
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