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sabato 14 Maggio 2022
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L’Interista esistenzialista: Liverpool-Inter? È andata così…

Esiste, nella nostra bella lingua, un modo di dire, un adagio, un tormentone se si vuole, che recita “è andata così”: ben si adatta alla notte Champions di Liverpool-Inter raccontata dal nostro interista esistenzialista.

L’Interista esistenzialista: è andata così

Esiste, nella nostra bella lingua, un modo di dire, un adagio, un tormentone se si vuole, che recita “è andata così“.

È una forma verbale che a tutti noi prima o poi nella vita ci è capitato di usare quando – ad esempio -si è concretizzato un fatto pernicioso che comunque ci si aspettava che sarebbe accaduto da sempre, ineluttabile e vagamente inesorabile.

Poi quando quel fatto finalmente accade, seppur non ci sorprenda, ha comunque quel certo sapore amaro, forse persino più di quello che ci eravamo preventivati.

È una frase che si regala ad altrui quando lo sbigottimento ha il sopravvento, quando rimani a corto di parole, ma anche quando le parole ce le avresti pure ma manca il cuore per esprimerle o quando a chi ti chiede “come stai?”, rispondergli “come cazzo vuoi che mi senta?” pare brutto, e allora ti rifugi in un plastico “è andata così” e l’importuno evapora.

Ecco, ieri sera, allo scoccare del novantesimo minuto di quel Liverpool-Inter tanto atteso e sul quale non ponevamo – ragionevolmente – troppe aspettative, quella sensazione di fatale accettazione ci ha comunque colti in pieno.

Perché diciamo la verità, per una manciata di minuti, subito dopo il gran numero di Lautaro un pochettino avevamo cominciato a sperarci, se non altro perché la fortuna aveva cominciato finalmente a degnarci di qualche attenzione, indirizzando le conclusione dei reds sui legni e poscia fuori dalla portata dei tap-in dei tanti presenti nei pressi della nostra porta. Fino al fallo di Sanchez, quello si, davvero fatale, quando abbiamo finalmente accettato l’ineluttabile: eliminazione agli ottavi di finale.

Ah, i cileni! Quanta grinta, quanta voglia avevano quei due: davvero qualcuno ha cuore di voler dar loro taluna colpa? Mi piace l’idea di partire da Vidal: ieri ha contribuito alla chiamata in causa, all’evocazione – da parte di noi malati di Inter – di non so quanti e quali santi e deità, al punto che ci si chieda se non sarebbe opportuno stimolare il papa a nominarne dei nuovi, perché quelli conosciuti sono andati esauriti già da un pò.

Vidal, dicevo – che lo pozzino – ieri mi ha formato nella mente l’immagine di quel vecchio pugile, bolso e attempato, ma pure dotato di una grinta insospettabile.

Quel “groggy” – per dirla all’anglofona – che continua ad incalzare l’avversario incurante della gragnuola di colpi che nel frattempo gli mescola i connotati.

Tale e tanta è la sua pervicacia che è impossibile convincerlo ad una seppur minima forma di prudenza: egli -per di più – paga il difetto di comunicazione che insiste tra il suo cervello e i suoi muscoli, da tempo compromessa dai tanti anni di colpi alla testa, forse dall’indulgenza verso l’alcol e da chissà quale altra sostanza, cosi mentre la mente organizza un jab di destro (e le sinapsi comunicano l’ordine alle fasce muscolari, e la scapola destra libera l’articolazione per operare un allungo ottimale) ecco che nel frattempo il diretto d’incontro del giovane boxeur ha tutto il tempo di arrivare forte e preciso alla sua tempia.

Onestamente, cosa gli si può rimproverare, a parte quello di avere l’età che ha? Niente di niente, ci mette tutto quello che ha, finché ne ha, finché le gambe lo tengono in piedi.

Per quanto mi riguarda forse il migliore in campo: poi lascia stare che per molti tifosi è un mistero perché il coach decida di schierare lui invece di Vecino o il Gaglia. Ma il tifoso pantofolaio e sdivanato, che durante la partita si balocca a mantenere la lattina della Peroni in bilico sulla panza, davvero pretende l’ardire di conoscere le dinamiche dello spogliatoio, dei test atletici, delle relazioni tra i giocatori, delle sedute tattiche, della funzionalità e delle sinergie che si creano tra gli stessi?

Alla fine, come fosse un dogma, se Inzaghi sceglie il cileno un motivo ci sarà: e per quanto mi riguarda quel motivo basta e avanza. E poi l’ammetto: a me Vidal sta simpatico. Soprattutto dal 17 gennaio dello scorso anno quando una sua crapata inchiodò il pallone all’incrocio dei pali di una certa porta difesa da un certo portiere polacco. Troppo poco per giustificarne l’ingaggio? ‘Sti ca…ehm, sono un tifoso semplice: mica ci ho messo soldi miei, scusate.

Cileni, seconda parte: assolvo sbrigativamente e senza tema Sanchez che ha corso da pazzi, si è massacrato nel lavoro di pressing e raccordo, ci ha messo la grinta che tutti dovrebbero profondere e pure troppo.

Pure lui miracolato, per onor del vero avrebbe dovuto vedere il rosso già al suo primo fallo: tutto quello che ha fatto dopo serve solo alla statistica.

Poi c’è la partita: onestamente, i reds sono altra roba, altro pianeta, altro sport e la partita di ieri va vista e sviscerata col filtro del risultato dell’andata, drogato da dettagli sbagliati, dalla sfortuna e l’imprecisione dei nostri (interessante una statistica della Rosea di oggi: l’Inter è in CL la seconda squadra per numero di tiri verso la porta avversaria.

Prima c’è il Bayern che ha tirato 129 volte a fronte delle nostre 126. Loro hanno segnato ventitrè gol, noi otto: vallo a dire a quelli che sostengono che i numeri nel calcio non contano un cazzo).

L’impressione che rimane è che la partita da vincere fosse quella disputata in casa, viceversa quella di ieri si è incanalata sulla falsariga dettata dalla tranquillità di chi ospitava. I volti dei reds erano più distesi, consapevoli: il gol di Lautaro è stato un bagliore nella notte, in mezzo ad un ménage durante il quale il Liverpool ha preso due pali, una traversa, un gol sfiorato con un colpo di testa a colpo sicuro di Van Dijk deviato fortunosamente da Skriniar e un infine un salvataggio miracoloso del già menzionato Vidal.

Nei fatti è stata una splendida illusione, niente di più. Considerazioni al volo su altri singoli? Sempre più Dumfries è l’irrisolto: dalla sua parte c’era Robertson, l’unico anello debole del pacchetto difensivo dei Reds: il nostro si è dimostrato timoroso e insicuro, mai ha tentato l’uno contro uno, neanche quando c’era spazio e palla scoperta.

Brozo mostruoso, quando penso che abbia raggiunto ormai il suo top in fatto di esperienza, corsa e visione di gioco ecco che ti sciorina una prestazione di livello supremo: speriamo non sia grave il suo infortunio.

A proposito: anche De Vrij è uscito per infortunio, porca la paletta. Niente altro da segnalare, troppo forte il Liverpool, troppo normali i nostri: l’idea che rimane e che in proiezione potremmo diventare come loro (e un po’ ce lo aspettiamo anche), con i giusti innesti e sempre che i cinesi non decidano per ulteriori, sanguinose cessioni, viste anche le drammatiche contingenze che si vanno sviluppando nel panorama della crisi d’Ucraina.

Oggi stesso si volterà pagina, c’è un campionato da vincere (davvero, un avversario che valga anche un quarto di questo Liverpool nel nostro non c’è) e una coppa da giocare quando ci saremo largamente dimenticati di questa sconfitta, e questo è quanto. In alto i cuori, i calici: è andata così.

 

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Filippo De Fazio
Lavora "indegnamente" per la forza armata dell’aria da sempre (ma sono solo problemi loro). Lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi, popolano di lignaggio, ha un’insana tendenza ad annoiare e ad annoiarsi.

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