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sabato, Febbraio 7, 2026
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L’interista esistenzialista: Coppa Italia, il “fattore Inzaghi” colpisce ancora

Il fattore Inzaghi è infallibile nei dentro o fuori: dalle Coppe dello scorso anno fino alla Juve, passando per Barcellona, Riad e le portoghesi in Champions, se c’è un solo risultato disponibile i nerazzurri non sbagliano mai.

Il “fattore Inzaghi” colpisce ancora

Che la Juventus si fosse presentata a Milano per mettersi in trincea ed aspettare la sortita buona è stato chiaro a tutti. Bastava leggere quella formazione forgiata da Allegri “tuttadietro” e senza una punta centrale di peso.

Le due ali veloci e molto tecniche dovevano essere poi le braccia di quella fionda disegnata sul suo blocconote delle tattiche. Nelle elucubrazioni del tecnico bianconero, l’Inter nell’orgasmo del voler sbloccare quanto prima lo stallo, prima o poi si sarebbe fatta trovare scoperta. E lì si sarebbe compiuto il misfatto.

Inzaghi non invece non è tipo da indugiare troppo in tatticismi. Ergo, ha messo giù la formazione migliore risolvendo l’unico dubbio, il ballottaggio tra Lukaku e Dzeko, a favore del Serbo, forse nell’intento di sfruttare i break del belga ad avversario meno fresco. D’altronde perché preoccuparsi?

L’Inter di Coppa Italia può contare su una discriminante assoluta: “l’effetto Inzaghi”. Quell’effetto per cui tutte le squadre del tecnico piacentino danno il meglio di sé nelle partite da dentro-fuori. Snocciolando le statistiche, arrivano le conferme. Il trito e ritrito: due coppe Italia e quattro Supercoppe italiane sono lì a testimoniarne la prestigiosa attinenza.

Nelle precedenti tre occasioni dell’annata in corso in cui l’Inter si è incrociata con la Juve, nel tentativo di aggirare la difesa bianconera molto muscolare, ha prodotto quantità industriali di traversoni con i quali cercare le punte. Tra quelli sbilenchi (i più) e quelli ben indirizzati (pochi), sono tutti comunque finiti in gloria, o sulle capocce delle torri avversarie o malinconicamente fuori dal campo di gioco.

Fatta di necessità virtù, perché questa volta non tentare di entrare per vie traverse si saranno chiesti in casa Inter? E infatti è stata un’imbucata centralissima di Barella a mandare in tilt il duo BremerBonucci che si è visto prendere d’infilata da un Dimarco spuntato dal nulla. Il terzino ha tirato un po’ come poteva in equilibrio precario e quella lisciata ha mandato a farfalle Perin.

In sede di telecronaca si è disquisito a sproposito sulla volontà o meno da parte del centrocampista sardo di servire l’improvvisato goleador, ma è questione di lana caprina. Quel che conta è che il gol sia omologato dall’arbitro e la sua corte. Si era al tredicesimo minuto: una vita a disposizione per pareggiarla da parte degli ospiti, fine della partita da parte dei padroni di casa.

Si, perché dovendo cambiare precipitosamente canovaccio alla Juventus non è restato che il progetto di ribaltare inerzia e risultato. Gli allenatori raramente a partita in corso fanno azioni che ne sconfessino le scelte a bocce ferme.

Così ad Allegri è toccato aspettare tempi più consoni per inserire l’unica punta vera a sua disposizione, colpevolmente relegato in panca. In effetti con Milik in campo dal secondo tempo, il trantran della partita è cambiato, seppur di poco. A tratti la Juve ha costretto ad arretrare l’intero pacchetto difensivo dell’Inter che fino a quel momento non aveva potuto credere alla possibilità che gli veniva data di attaccare, oltre che con i cursori, alternativamente anche con i “braccetti”, Bastoni e Darmian.

Purtroppo per loro, neanche così sono riusciti ad impegnare la difesa nerazzurra che senza troppi problemi hanno prima anestetizzato il baldanzoso Milik e poscia lasciato giostrare al largo il più pericoloso Di Maria quanto il meno, Chiesa.

Il resto lo hanno fatto Barella e Mhkitarian pressando ed arrivando sempre prima sulle palle vaganti rispetto a Miretti e Rabiot. Calhanoglu pur non al meglio per i residui dell’infortunio da cui proviene, è risultato più utile nella fase di raccordo rispetto a Locatelli.

L’italiano sta chiaramente vivendo uno stato di deficit fisico: è puntualmente arrivato in ritardo nelle chiusure, spesso dovendo di conseguenza ricorrere al fallo e altrettanto spesso ha perso palla nei contrasti uno contro uno, non ha mai trovato lo spiraglio giusto per un passaggio che tagliasse la difesa interista. Ha piuttosto rischiato di far segnare Lautaro con un suo tentativo di uscita un po’ troppo disinvolto.

I cambi effettuati dai due allenatori al solito, fatidico minuto 65 non hanno cambiato di molto l’andamento della gara: la Juventus ha potuto provato a cercare di più Milik attraverso traversoni sempre letti alla perfezione dalle manone di Onana, i cui guantoni, a parte per quegli interventi, sono rimasti pressochè immacolati.

Considerazione maligna, per chi la volesse cogliere: avere un portiere che non rimane incollato ai pali, alla lunga paga. Il risultato di tutto questo è che il punteggio non cambierà più. L’Inter passa il turno e si iscrive alla finale di Coppa Italia che a meno di clamorosi rovesci, la vedrà opporsi alla Fiorentina.

Non sarà una passeggiata, i viola hanno già vinto a Milano giocando una partita tatticamente perfetta e soffrendo poco e nulla le iniziative altrui. Ma quella finale è lontana e ci sarà modo e tempo di prepararla. Nell’immediato, c’è un’altra finale: quello scontro diretto con la Lazio per il quale c’è in ballo la possibilità di rimanere attaccati al treno dei pretendenti alla frequenza della coppa dei più bravi. C’è da giurarci: lì non potremo contare sul “fattore Inzaghi”.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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