Le scorie di un campionato sciagurato, i tormenti di Lautaro, il Porto è qui, il Porto è la, ma alla fine Dumfries ci mette una pezza e finalmente l’Inter torna ai quarti di Champions League!
Dumfries prende, Dumfries dà
L’aria frizzantina di Champions League fa bene all’Inter che sfodera una prova convincente, lontana anni luce da quella oscena messa in opera a La Spezia. Sarebbe il titolo che avremmo tutti voluto strombazzato stamane dai giornali sportivi. E insomma, la prova convincente non c’è stata, a dirla tutta.
La qualificazione invece si, e ce la faremo bastare. Senza quella, in onestà, staremmo a parlare di una prestazione disastrosa sotto tutti i punti di vista. Ma non è forse questo il bello dell’essere tifosi? Quell’essere pronti al perdono, all’indulgenza a patto che le cose infine filino lisce? E quindi ben venga il sofferto, ma neanche troppo, zero a zero che vale la qualificazione ai quarti di finale e l’accesso nel Gotha del calcio europeo per club.
Le scorie di un campionato sciagurato
Non è che poi fosse semplice resettare mente e corpo dopo le delusioni recenti. Certo, la partita di Oporto presupponeva un plot diverso da quello di prendere a pallate il portiere di fronte, ma vallo a spiegare ad un avversario che tiene palla meravigliosamente e che sai – già lo sai – al massimo ti concederà un paio di tiri verso la sua porta.
Date le premesse e i pregressi, per i ragazzi dell’Inter è stato complicato far smettere di tremare le caviglie: talmente complicato da riuscirci solo una volta terminata la partita. Eppure il Porto da parte sua ce l’aveva messa tutta per tentare di tranquillizzare i tremebondi in nerazzurro. D’accordo il possesso palla, d’accordo il tenere lì l’avversario, d’accordo vincere tutte le “seconde palle”, d’accordo isolare Dzeko e Lautaro, ma poi di tiri in porta manco a parlarne, se non un paio di tentativi dalla distanza, ben addomesticate dal primo – sottolineo primo – portiere, Onana.
I tormenti di Lautaro
La dotazione minima assegnata ai soldatini era quella: un paio di occasioni in ripartenza e un paio di tiri in porta, ad andar bene. Di quelle risicate cartucce una è stata sprecata immediatamente nella forma di un tiro in diagonale di Dzeko parato con una certa difficoltà da Diego Costa.
Le altre cartucce sono rimaste purtroppo in giberna: quelle ripartenze che i davanti si aspettavano, sono risultate rabberciate in malo modo da Lautaro, che ha praticamente sbagliato tutte le scelte. Quando doveva liberarsi della palla l’ha tenuta, quando l’ha tenuta, l’ha tenuta troppo, e i raddoppi sull’uomo dei portoghesi ha fatto il resto, portandogli sistematicamente via palla senza troppi patimenti. Amerei sbagliarmi, ma che l’argentino si stia infilando di nuovo in una delle sue spirali negative sembra più che un sentore: il rigore scippato a Lukaku e poi sbagliato contro lo Spezia e le occasioni sprecate contro gli stessi, sembrano, col senno di poi, un sinistro preludio. Ieri non gli è riuscito praticamente niente, pure nei tentativi di pressing è sembrato svuotato e pure svogliato. Certo, non era certo facile contendere il possesso di palla ai portoghesi, che di quel fondamentale fanno scuola.
Il Porto è qui, il Porto è la
Mi dirai: quelli son portoghesi, inutile che stai a guardare se giocano coi tre dietro o coi quattro in linea, se schiereranno il rombo a centrocampo e il trapezio in attacco. Inutile che ti stai a sciroppare i nomi sulla distinta: si chiamano Pepè, Marcano, Cardoso, Uribe. Potrebbero chiamarsi come vuoi, mettici pure nomi di cantanti di fado, tanto che ne sai, chi li conosce? E già, ma intanto prova ad andargli a togliere la palla.
Aspetta e spera. Che è esattamente quello che ha fatto l’Inter, aspettato e sperato, che a volte è pure una buona pensata. La partita l’hanno fatta i Dragoni, pazienza. Ma poi mica si è sofferto troppo. Giusto quel tanto che. Un pizzico, ecco. Giusto dall’ottantesimo in avanti, quando mezza Milano accendeva un cero (a testa) all’inventore di pali e traverse. Fino a quel fatidico minuto ci avevano pensato loro a farci la cortesia di non stimolare troppo un Acerbi comunque monumentale e un Darmian pure, dando mandato a Taremi di girare al largo e contenti loro. Manco a dirlo, è stato proprio il Taremi ad un passo dalla porta, e cioè nel posto per cui ha studiato da centravanti, a fare saltare le coronarie agli interisti con un colpo di testa letale per chiunque non si chiami Onana.
E poi arriva Dumfries
Di Dumfries si sa, ormai si usa dire il peggio che si può e anche di più. Le sue sciaguratezze fanno drammaticamente pendant con le sue approssimative capacità tecniche. Pecca nel tocco, pecca in sensibilità, pecca nel controllo di sé stesso, figuriamoci di quello di una sfera.
La sua irruenza è in costante fondo corsa e non sa discernere quando usarla e quando farne a meno: Semplici è ancora lì che ride. Spesso corre a caso, senza ombra di discernimento, redivivo Forrest Gump di cui eredita lo sguardo tonto. Va quando dovrebbe essere prudente, rincula quando avrebbe spazio per liberare la sua pur notevole falcata.
Insomma, in qualsiasi modo si muova, fa danni e fa incazzare chi ricorda che l’anno scorso da quella parte c’era Hakimi e bestemmiare chi ricorda – più indietro nel tempo – Jair da Costa e Facchetti. Ma se è vero che anche un orologio rotto per due volte al giorno segna l’ora esatta, ecco che al crepuscolo di Porto-Inter Dumfries fa per una volta la cosa giusta, mettendosi al posto giusto al momento giusto: vai a capì per quale percorso mentale è finito sulla linea di porta, fatto sta che salva capra e cavoli ma soprattutto il risultato. I pali e le traverse faranno il loro.
E allora Mambo
Si va ai quarti, okay. E ora? Difficile indicare un avversario “comodo” a questo punto. Sono, siamo, rimasti in otto, le squadre abbordabili sono finite, mica ti danno un altro Porto.
Semmai ti può capitare un’altra portoghese, il Benfica. Eviterei, quella è una falsa magra: pare che puoi dominarla e metterla sotto poi invece lei ti si siede sopra e ti schiaccia. Meglio trovare gli inglesi contro i quali ultimamente ci gira bene a noi italiani, ma c’è Haland e non sembra il caso per ora di inimicarsi il buon Odino. Bayern? Grazie, abbiamo già dato. Il Real ci è storicamente indigesto, passo.
Dai, non giriamoci intorno: dovessimo uscire contro di loro sarebbe devastante, ma se cerchi l’avversario più abbordabile oggi, devi vedere rossonero, non certo biancazzurro.

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