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lunedì, Luglio 4, 2022

L’Estate di Lukaku: ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Ad animare il torrido mese di Giugno dei tifosi della Beneamata ci ha pensato il calciomercato, seppur ufficialmente non ancora iniziato, con il ritorno ormai strombazzato ai quattro venti, del figliuol prodigo Lukaku.

L’Estate di Lukaku

È un mese duro quello di Giugno, per noi calciomani, quando non c’è in programma un mondiale o un europeo. Spasmodicamente zappinghiamo avventurandoci su improbabili canali in ricerca di un qualsiasi frame in cui appaiano un prato, due porte e un pallone che ci rimbalzi sopra.

Nella crisi d’astinenza qualsiasi partita è ben accetta, fosse anche un’amichevole tra le squadre under 20 di Uzbekistan e le Isole Comore. E allora ciccia, si gratta il fondo del barile: si parla di calciomercato, mannaggia a noi.

Si parla tanto per dire, che di firme neanche l’ombra. Contatti, accordi vaghi, cifre d’ingaggio presunte, ardite contropartite tecniche, bonus, rilanci, giochi al rialzo o al ribasso. Di concreto niente, persino i migliori Zazzaroni e Pedullà durano fatica ad inventare trattative credibili.

Ma Lukaku. Beh, Lukaku. Si può dire che per Lukaku all’Inter è affare concluso?

E diciamolo, che a sbilanciarsi è ‘na botta di vita che ogni tanto bisogna pur concedersi.

Premurosamente, quei simpatici sconclusionati, irrisoluti della curva Nord hanno sentenziato: nessuna protesta contro Romelu ma che non si aspetti il gran pavese montato a festa e la banda di Squinzano in formazione completa.

Non sia mai che dimentichi lo sgarbo che ha fatto a mollarci con ancora il flute di champagne in mano e nottetempo. E guarda un po’: non sa tanto di deja-vu?

Immagino che la fredda accoglienza turberà non poco le notti del buon Romelu che a questo punto non potrà che redimersi quanto prima, a colpi di gol. Ci riuscirà?

Non è certo cosa scontata: il figliol prodigo, l’ecce homo trafitto dagli strali di Tuchel, il vitruviano col pallone, come si incastonerà nei sistemi di gioco che ha in mente Inzaghi?

Partendo dal presupposto che i rapporti a due di ritorno quasi sempre scadono nella culinaria più mediocre con le sembianze di brodino scaldato, anche la statistica non autorizza a rosei pensieri: tralasciando la storia nerazzurra, da sempre poco incline ai ritorni dei propri assi andati (occhio e croce credo il solo Meazza, un secolo fa), per cercarne di clamorosi bisogna guardare dall’altra parte del Naviglio

Tuchel

Così si scopre che i ritorni di Kakà, Shevchenko e in parte quello di Ibrahimovic sono stati tristanzuoli alquanto.

Lukaku sarà l’eccezione nell’ambito del futbòl milanese?

Difficile da dire, ma è evidente che molto del successo passerà attraverso le scelte tecniche dell’allenatore.

Si consideri che Antonio Conte ben aveva, soprattutto nella sua seconda stagione, veicolato le potenzialità di Lukaku modificando il suo modo di intendere il calcio: aveva messo da parte l’ossessivo possesso palla concedendo il pallino del gioco agli avversari.

Il risultato è negli occhi di tutti: la difesa, una volta conquistata palla ribaltava velocemente l’inerzia dell’azione lanciando lungo per Lautaro o lo stesso Lukaku.

I due, scambiando velocemente o giocando dentro-fuori con uno dei centrocampisti si ritrovavano spesso in campo aperto e con i difensori avversari a correre all’indietro. L’arma era micidiale e ha portato la giusta quantità di gol per vincere il campionato.

La prossima stagione Lukaku non potrà contare su quell’espediente tattico. Inzaghi ama far possesso di palla sin da molto dietro, la fa girare quando non trova spazi, tende a schiacciare le difese in prossimità dell’area e dà mandato agli attaccanti di puntare la porta con scambi veloci e stretti.

Il belga ha già dimostrato nel Chelsea di soffrire molto negli spazi risicati di difese ben organizzate: la sua tecnica è buona ma non eccelsa e il gioco di prima con passaggi dosati al millimetro non fanno parte del suo modo di intendere il calcio.

Si rischia di vederlo incastrato tra due centrali difensivi e siccome non è uno scattista ma più portato alla corsa in progressione, potrebbe ritrovarsi con poco prato davanti per scatenare le sue leve micidiali.

Al netto del fatto che le difese italiane non sono dotate come quelle inglesi, sarà interessante vedere se l’evoluzione dell’Inter passerà attraverso l’adattamento dell’impianto di gioco di tutta una squadra o piuttosto di quello di un giocatore che, a giudicare da quanto visto la stagione scorsa, non sembra in grado di cambiare il suo modo di cercare il gol.

Per giudicare però, si tratta solo di aspettare. Tanto. Troppo. Contro chi gioca domani il Burkina Faso?

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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