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lunedì 29 Novembre 2021
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Suicidio assistito, il Comitato etico lo autorizza per Mario, tetraplegico da 10 anni

Il caso riguarda un camionista 43enne rimasto paralizzato per un incidente stradale: è il primo malato in Italia a ottenere il suicidio assistito.
L’Associazione Coscioni: “Storico via libera dal Comitato etico della Asl delle Marche che ha verificato il rispetto delle condizioni fissate dalla Corte costituzionale”.

Il primo malato in Italia a ottenere il suicidio assistito

Il Comitato etico dell’azienda sanitaria di riferimento la Asur Marche ha deciso che nel caso di un 43enne paziente marchigiano tetraplegico immobilizzato da 10 anni,  ci sono le condizioni per accedere al farmaco letale.

A darne notizia è l’Associazione Coscioni: “E’ il primo malato a ottenere il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia”. 

La decisione del Comitato etico dell’Azienda sanitaria è arrivata dopo un iter di 13 mesi in un’equipe di medici e psicologi ha verificato la sussistenza di tutte e quattro le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, tra cui l’irreversibilita’ della malattia, l’insostenibilita’ del dolore e la chiara volonta’ del paziente.

Suicidio assistito, cosa stabilisce la consulta

La sentenza della Corte Costituzionale numero 242 del 22 novembre 2019 rende possibile il suicidio assistito, circoscrivendolo con paletti molto rigorosi le modalità di accesso: la persona deve essere affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputi intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.  

La sentenza ha inoltre dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l’esecuzione del proposito di suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

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