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sabato 22 Gennaio 2022
PanPianeta Terra, emergenza ambiente: quanto tempo resta agli umani?

Pianeta Terra, emergenza ambiente: quanto tempo resta agli umani?

Entro il 2500 il pianeta Terra potrebbe essere un ambiente alieno per gli umani: le proiezioni climatiche non dovrebbero fermarsi all’anno 2100!

di Giorgio Chelidonio.

Pianeta Terra, quanto tempo agli umani?

Per comprendere e pianificare appieno gli impatti climatici in tutti gli scenari, è necessario che ricercatori e responsabili politici guardino ben oltre quelli di riferimento ipotizzati entro il 2100.

Secondo un recente studio pubblicato da un gruppo di scienziati internazionali, entro il 2500 – a meno che le emissioni di CO2 non diminuiscano in modo significativo – il riscaldamento globale potrebbe rendere l’Amazzonia sterile, il Midwest americano tropicale e l’India troppo calda per poterci vivere.

Gli scienziati hanno eseguito proiezioni di modelli climatici globali basati su proiezioni, fino all’anno 2500, dipendenti dall’accumularsi delle concentrazioni atmosferiche di gas serra. Hanno così valutato i probabili effetti, distinguendoli a seconda di tre diversi «scenari di mitigazione»: bassa, media e alta fino all’anno 2500.

La sintesi pubblicata su Global Change Biology ha rivelato come i processi e le dinamiche rischino di trasformare vaste aree della Terra in ambienti inadatti alla vita umana.

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In scenari di mitigazione bassa e media (che non soddisfano gli obiettivi posti dell’accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius) la vegetazione e le migliori aree di coltivabili potrebbero spostarsi verso i poli, mentre le aree in cui oggi si sviluppano alcune specifiche colture risulterebbero assai ridotti.

Luoghi caratterizzati da una plurimillenaria storia di ricchezze ecosistemiche, come il bacino amazzonico, finirebbero per diventare aridi.

Nelle regioni tropicali, oggi più o meno densamente popolate, i mutamenti ambientali indotti dallo stress da calore potrebbero raggiungere livelli incompatibili con la vivibilità umana: si stima che, fra il 2100 e il 2500, nei raccolti delle zone climatiche oggi caratterizzate da clima temperato i cambiamenti possano indurre un declino della produttività agricola fino a 6 volte rispetto a quella attuale.

Anche sul piano dei mutamenti previsti per le zone costiere esistono non poche preoccupazioni: persino in scenari ad alta mitigazione, il gruppo internazionale di ricercatori ha scoperto che il livello del mare continuerebbe a salire a causa dell’espansione e della miscelazione dell’acqua negli oceani in fase di riscaldamento.

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A questo proposito pare utile ricordare che le più recenti previsioni fatte dall’IPCC cioè dall’Intergovernmental Panel on Climatic Change ipotizzano una risalita entro il 2100 di “solo” alcune decine di centimetri, ma con effetti molto significativi a scala locale come per esempio nelle pianure costiere dell’alto Adriatico: la salinizzazione potrebbe limitare – o rendere impraticabili – molte colture alimentari.

Sebbene negli ultimi 2000 anni la risalita del livello marino venga stimata di “soli” 80 centimetri circa non va dimenticato che, durante l’ultima fase climatica interglaciale (circa 125.000 anni fa), una temperatura globale non dissimile da quella che si sta attualmente evolvendo aveva prodotto l’innalzamento medio dei livelli marini di circa 7 metri!

In sintesi, queste proiezioni indicano la potenziale grandezza dello sconvolgimento climatico su scale temporali più lunghe delle valutazioni finora fatte.

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La maggior parte dei rapporti previsionali sugli impatti a lungo termine dei cambiamenti climatici, come l’aumento dei livelli di gas serra, delle temperature e del livello del mare, non considera oltre l’orizzonte del 2100: «L’Accordo di Parigi del 2015, le Nazioni Unite e i rapporti di valutazione scientifica del Gruppo inter-governativo di esperti sui cambiamenti climatici ci mostrano tutti cosa dobbiamo fare prima del 2100 per raggiungere i nostri obiettivi e cosa potrebbe accadere se non lo facciamo» afferma questo nuovo studio, aggiungendo che «il riferimento al 2100 è stato utilizzato per oltre 30 anni, ma è miope perché non considera l’attuale scala crono-demografica: considerata la vita media attuale, molte delle persone nate oggi saranno gli anziani della fine del XXI secolo».

Oltretutto, è già oggi chiaro che gli effetti a lungo termine del riscaldamento attualmente in corso si faranno sentire anche nei secoli a venire, seppure le emissioni verranno limitate in futuro.

Inoltre le proiezioni climatiche indicano che anche se gli impegni oggi approvati, o in discussione, per ridurre il riscaldamento globale verranno rispettati, comunque ci si dovrà confrontare con ondate di calore e altri eventi estremi di intensità e frequenza senza precedenti.

La Bottega del Barbieri

 

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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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