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I continui tagli alla sanità ma non alla spesa militare: così in Italia si è continuato a investire sulle armi e i risultati si vedono. Servono numeri a 2 zeri per contare i giorni di attesa quando si prenota una visita medica o un esame diagnostico tramite Asl e si arriva a 735 giorni nelle liste d’attesa per fare un ecodoppler. E tutto finisce a beneficio dei privati.
Liste d’attesa, “tempi record” della sanità italiana
I risultati del monitoraggio nazionale sulle liste di attesa realizzato da Federconsumatori, in collaborazione con Fondazione Isscon e con il contributo della CGIL, presentati a Roma presso la sede della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, sono assolutamente drammatici.
Carlotta Di Santo dell’agenzia Dire* ha seguito la presentazione e riporta i risultati del report, dal titolo ‘La salute non può attendere’, che riporta i tempi di attesa necessari per accedere ad alcune prestazioni specialistiche ambulatoriali, per le prestazioni diagnostiche e per i ricoveri.
Per una mammografia al seno all‘ospedale di Udine bisogna prenotare per tempo: i giorni di attesa infatti sono ben 482, oltre un anno. Va peggio a chi ha bisogno di una visita endocrinologica nell’Asl di Messina: nel Poliambulatorio di Portorica occorre prenotare più di 600 giorni prima. In generale, nel nostro Paese si devono attendere fino a 735 giorni per una ecodoppler cardiaca, 645 per una colonscopia e 677 per una visita oculistica.
I tempi necessarie per le visite specialistiche sono imbarazzanti. La Di Santo segnala, per esempio, 528 giorni in classe P nell’Azienda sarda di Nuoro o 427 giorni nell’Asl ligure di Chiavari e 677 giorni per una prima visita oculistica nel Presidio Ospedaliero lombardo di Legnano.
E ancora: 523 giorni in classe P nel distretto friulano di Gemona, 611 giorni per una in classe D visita gastro-enterologica, nell’Azienda piemontese di Asti; 354 giorni di attesa in classe B per una visita pneumologica, nel poliambulatorio di Messina o 361 giorni in classe P nell’Azienda campana Napoli 1 centro; 310 giorni, per una prima visita fisiatrica nel presidio ospedaliero lombardo di Magenta.
E di nuovo: 482 giorni in classe P per una visita urologica, nel Presidio Ospedaliero di Udine o 273 giorni per una prima visita in Valle d’Aosta; 342 giorni per una visita ginecologica in classe P nel Presidio Ospedaliero friulano di Tolmezzo; 496 giorni in classe P per una visita dermatologica nel Distretto friulano di San Daniele.
Non va meglio per gli esami diagnostici: 735 giorni di attesa per una ecodoppler cardiaca in Lombardia nell’Ospedale di Magenta e 603 giorni di attesa in classe P nel distretto di Tarcento, in Friuli V.G.; 118 giorni, in classe di Urgenza e 403 giorni in classe D per un elettrocardiogramma nell’Azienda campana Napoli 1 Centro; 546 giorni per un RM alla colonna nello stesso presidio ospedaliero lombardo di Magenta per la stessa prestazione, 428 giorni in classe P fra i tempi massimi registrati fra le Aziende in Sardegna o 329 giorni di attesa in classe P nel P.O. di Udine; 645 giorni per una colonscopia totale in classe P in Liguria nell’ASL 4 di Chiavari, 600 giorni nella stessa classe in Friuli, nel P.O. di Palmanova, 546 giorni, sempre in classe P, nell’Asl di Messina, nel Presidio Ospedaliero di Milazzo o il 60% di performance nell’AOU Careggi, in Toscana.
Per Mimma Iannello, Federconsumatori, il report fotografa una “situazione veramente grave che ha bisogno di risposte concrete non di spot che sanno tanto di propaganda elettorale”.

* Fonte: Agenzia DIRE – www.dire.it
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