La Russia che per i media sta per crollare, regala missili supersonici all’Iran

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Il Financial Times svela C430L, il programma segreto con cui Mosca aiuta Teheran a sviluppare missili da crociera supersonici anti-nave dal 2023. La collaborazione è proseguita anche durante la guerra USA-Israele-Iran di febbraio. Un tassello che smentisce il racconto di una Russia al collasso.

Mosca arma Teheran in segreto…ma non troppo

Il Financial Times ha ricostruito, sulla base di corrispondenza russa trapelata, documenti di viaggio e brevetti militari analizzati dai suoi reporter, l’esistenza di un programma pluriennale segreto tra Mosca e Teheran, nome in codice C430L.

L’obiettivo dichiarato non lascia margini di ambiguità diplomatica: dotare l’Iran di un sistema di propulsione a statoreattore capace di far volare i missili da crociera a velocità più volte superiore a quella del suono, riducendo drasticamente il tempo di reazione delle difese aeree avversarie. Gli esperti militari interpellati dal quotidiano britannico concordano su un punto, la tecnologia è pensata quasi esclusivamente per missili anti-nave e per attacchi terrestri di precisione.

L’accordo, secondo l’inchiesta, sarebbe stato firmato nel novembre 2023, appena un mese dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, mentre le preparazioni tecniche erano già in corso. Il programma non si è fermato di fronte agli eventi successivi: la collaborazione sarebbe proseguita anche durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran dello scorso febbraio, offrendo a Teheran un sostegno tecnico significativo negli attacchi contro le monarchie del Golfo. Secondo quanto riportato, l’Iran avrebbe già costruito e sottoposto a test di volo il sistema di propulsione, sebbene al momento non risulti alcuna prova che un missile supersonico di produzione russo-iraniana sia stato effettivamente impiegato sul campo.

Fabian Hinz, analista specializzato in missilistica iraniana presso il Conflict Armament Research, ha definito questo trasferimento tecnologico una cessione strategicamente troppo sensibile per essere avvenuta senza un’autorizzazione diretta dei vertici del Cremlino. Sulla stessa linea Jim Lamson, ex analista CIA sui dossier iraniani oggi al James Martin Center, secondo cui l’Iran otterrebbe così un sistema d’arma qualitativamente nuovo, capace di minacciare direttamente le unità navali statunitensi.

Il tavolo su cui la Russia gioca da tempo

Qui la cronaca lascia spazio al ragionamento, e il ragionamento, se applicato senza pregiudizi di appartenenza geopolitica, produce un quadro tutt’altro che rassicurante per chi continua a raccontare la Russia come un attore isolato, esausto dalle sanzioni, prossimo al collasso economico. Un paese sull’orlo del baratro non distacca alcuni tra i propri migliori ingegneri missilistici per anni, non condivide tecnologie che ha sviluppato in decenni di programmi propri, non lo fa per generosità ideologica verso Teheran. Lo fa perché ha un interesse strategico preciso, spiegato con chirurgica lucidità da Nicole Grajewski, ricercatrice a Sciences Po: allargare il tavolo del conflitto, costringere Washington a distribuire attenzione e risorse militari su più fronti contemporaneamente, alleggerendo indirettamente la pressione sul fronte ucraino.

È lo schema che i sonnambuli occidentali fingono sistematicamente di non vedere. Si continua a ripetere che la Russia è troppo debole per sostenere la guerra in Ucraina, e nello stesso respiro si scopre che ha risorse, competenze e volontà politica sufficienti per costruire da zero, in condizioni di segretezza pressoché perfetta, un programma missilistico avanzato con un altro Stato, mantenendolo operativo persino durante un conflitto aperto tra Iran e coalizione israelo-americana.

La stessa Russia che secondo certa narrazione bellicista dovrebbe capitolare entro l’inverno, trova il tempo e le risorse per regalare a Teheran la tecnologia che minaccia direttamente le portaerei della Marina statunitense nel Golfo. Le due immagini non stanno insieme, e chi le propone entrambe, spesso nella stessa settimana, dovrebbe almeno avere la decenza di spiegare come.

Non si tratta di ingenuità analitica, è funzionale a un racconto che ha bisogno contemporaneamente di un nemico agonizzante da poter sconfiggere in fretta e di un nemico formidabile da dover temere per giustificare il riarmo. Il programma C430L smentisce entrambe le versioni consolatorie e restituisce l’immagine più scomoda, quella di un Cremlino che gioca su più scacchiere contemporaneamente, con freddezza calcolata, mentre in Occidente si discute ancora se la Russia sia più vicina al tracollo o all’invasione della Polonia. Nel frattempo, nel Golfo, qualcuno ha appena testato in volo un missile che potrebbe rendere quella discussione tragicamente irrilevante.

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