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A Bishkek la SCO consolida la propria dimensione geopolitica: Xi rilancia un ordine multipolare, Putin rafforza l’asse con Pechino, Modi chiede la fine della guerra in Ucraina e Pezeshkian apre a un’intesa con Washington. Firmata la Dichiarazione di Bishkek e circa 30 accordi.
SCO, il vertice di Bishkek mostra il vero volto del multipolarismo
Il vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) che si chiude oggi a Bishkek, in Kirghizistan, va letto meno come la nascita di un nuovo “blocco antiamericano” e più come la fotografia di un ordine internazionale nel quale Cina, Russia, India e Iran cercano di coordinare interessi diversi senza rinunciare alla propria autonomia. La riunione, nel 25° anniversario della SCO, ha riunito dieci Stati membri e ha prodotto una serie di accordi su sicurezza, tecnologia, energia, infrastrutture e cooperazione internazionale.
Xi: la sicurezza deve diventare multipolare
Il messaggio cinese è stato il più strutturale. Xi Jinping ha chiesto alla SCO di costruire un sistema di “sicurezza universale”, opponendosi alle interferenze esterne negli affari interni degli Stati. Pechino presenta così la SCO non semplicemente come un’organizzazione regionale, ma come uno degli strumenti attraverso cui accompagnare la transizione verso un sistema internazionale multipolare.
La dimensione concreta conferma questa ambizione. A Bishkek sono stati approvati documenti sulla sicurezza informatica, sull’intelligenza artificiale, sui centri dati e sulla capacità di calcolo, oltre a programmi su energia, ambiente, trasporti e logistica. È stato inoltre firmato un memorandum di cooperazione con la Commissione dell’Unione Africana. La SCO cerca dunque di costruire infrastrutture materiali della multipolarità, non soltanto una retorica diplomatica.
Putin e Xi: alleanza strategica, ma senza automatismi
L’incontro fra Vladimir Putin e Xi Jinping conferma la solidità del rapporto sino-russo. Mosca e Pechino continuano a presentarsi come sostenitori di una riforma della governance mondiale e di un sistema internazionale meno dipendente dall’egemonia occidentale.
Ma proprio il vertice mostra perché parlare di “blocco” sarebbe riduttivo. La SCO non è la NATO dell’Eurasia: non impone una linea unica ai suoi membri e contiene interessi spesso divergenti. La questione ucraina ne è l’esempio più evidente.
Modi a Putin: «Questa guerra deve finire»
Narendra Modi ha incontrato Putin e gli ha detto apertamente che la guerra in Ucraina deve finire, invocando la cessazione delle ostilità e una soluzione pacifica. Putin ha risposto affermando che la Russia si sta muovendo proprio in quella direzione, senza però annunciare nuove iniziative concrete.
È un passaggio politicamente significativo. L’India continua a considerare la Russia un partner strategico, ma non intende trasformare questa relazione in una subordinazione alla strategia russa. Modi conserva una posizione autonoma anche all’interno del nascente sistema multipolare.
Ed è proprio questa autonomia a rendere la SCO interessante: l’obiettivo non sembra essere sostituire un’unica egemonia con un’altra, ma aumentare il numero dei centri di potere capaci di condizionare le decisioni globali.
Pezeshkian apre uno spiraglio verso Washington
Il passaggio più immediato sul piano internazionale è arrivato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian.Da Bishkek, Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è pronto a tornare immediatamente ai propri impegni previsti dal memorandum d’intesa di giugno se gli Stati Uniti faranno altrettanto. Ha ribadito inoltre la disponibilità di Teheran a una soluzione negoziata.
È una dichiarazione particolarmente importante perché arriva nel pieno della nuova escalation tra Washington e Teheran. Non significa che sia stato raggiunto un accordo né che il conflitto sia rientrato. Significa però che Teheran mantiene formalmente aperto un canale diplomatico, ponendo la reciprocità degli impegni americani come condizione.
La SCO diventa così anche un luogo nel quale un Paese direttamente coinvolto nel confronto con Washington può formulare pubblicamente una proposta diplomatica davanti a Cina, Russia e India.
La SCO non è compatta: ed è proprio questo il punto
La tentazione occidentale è interpretare ogni fotografia con Xi, Putin, Modi e Pezeshkian come la prova della nascita di un fronte comune contro gli Stati Uniti. La realtà è più complessa. India e Cina hanno interessi divergenti. Russia e Cina cooperano strettamente ma competono in alcuni settori. India e Pakistan siedono nella stessa organizzazione nonostante le loro profonde tensioni. L’Iran cerca sostegno politico ed economico, ma deve contemporaneamente evitare una dipendenza eccessiva da Mosca e Pechino.
La forza potenziale della SCO sta quindi proprio nella sua eterogeneità: riuscire a far cooperare Paesi che non condividono necessariamente gli stessi obiettivi, ma che hanno un interesse comune a ridurre la capacità di una sola potenza di dettare le regole.
Il dato da non perdere
La conclusione del vertice ha portato alla firma della Dichiarazione di Bishkek, insieme a modifiche allo statuto della SCO e a nuovi strumenti permanenti di cooperazione. La presidenza passa ora al Pakistan, che ospiterà il prossimo vertice nel 2027. Il risultato più importante, dunque, non è una nuova alleanza militare.
È la progressiva istituzionalizzazione di uno spazio politico eurasiatico nel quale Cina, Russia, India, Iran e gli altri membri possono discutere sicurezza, tecnologia, energia, commercio e infrastrutture senza passare necessariamente dalle istituzioni dominate dall’Occidente. E questo cambia la natura della partita.
La multipolarità non nasce quando viene proclamata. Nasce quando vengono costruite organizzazioni, infrastrutture, circuiti commerciali e strumenti diplomatici capaci di sostenerla. A Bishkek, di questo processo, si è visto un altro pezzo concreto.
I rapporti di forza internazionali, insomma, non stanno semplicemente cambiando padrone: stanno diventando più frammentati, più competitivi e più difficili da governare da un unico centro.

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