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Zangezur conteso: gli USA vogliono affittare il Caucaso per 100 anni

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Gli USA propongono l’affitto centenario del Corridoio di Zangezur, strategico snodo nel sud dell’Armenia. Dietro la mediazione, si cela il duello geopolitico con Turchia e Iran. Erevan smentisce, ma il Caucaso è di nuovo al centro del gioco globale.

Zangezur, il nuovo fronte geopolitico tra Caucaso, Stati Uniti, Turchia e Iran

I negoziati sul Corridoio di Zangezur, un tratto strategico di 32 chilometri situato nel sud dell’Armenia, hanno recentemente ricevuto nuova attenzione in seguito a una proposta statunitense che suggerirebbe l’affitto della rotta per un periodo di 100 anni da parte di una società privata americana.

L’ipotesi, riportata da fonti vicine agli ambienti diplomatici e rilanciata da analisti militari, è stata prontamente smentita dal governo armeno, ma il solo affiorare di tale prospettiva ha risvegliato profonde tensioni geopolitiche nella regione.

Secondo quanto reso noto da alcune fonti giornalistiche, l’iniziativa avrebbe avuto origine in ambito turco, come parte di una più ampia strategia volta alla realizzazione del cosiddetto “Corridoio di Mezzo” – un’infrastruttura commerciale pensata per collegare la Cina, l’Asia centrale, il Caucaso meridionale e la Turchia, aggirando Russia e Iran. Un progetto che si inserisce nel quadro della visione neo-ottomana di Ankara, interessata ad ampliare la propria influenza nello spazio post-sovietico, in particolare nei Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati turchi.

Attraverso iniziative culturali, accordi di difesa e investimenti economici, la Turchia mira a concretizzare un’integrazione regionale sotto l’ideale pan-turco della “Grande Turan”.

La partecipazione americana – che si presenta formalmente come un tentativo di “sbloccare il dialogo” tra Armenia e Azerbaigian – viene tuttavia interpretata da Teheran come una manovra per riconfigurare a proprio vantaggio gli equilibri geopolitici del Caucaso. L’Iran, infatti, considera l’apertura del corridoio un colpo strategico alle proprie ambizioni, poiché metterebbe in crisi il progetto del Corridoio Nord-Sud, sviluppato con Mosca, e che prevede il passaggio commerciale tra Russia, Iran e India via Azerbaigian.

Attualmente, il collegamento fisico tra l’Azerbaigian e la sua exclave di Nakhichevan è garantito solo tramite il territorio iraniano, una rotta da cui Teheran ricava entrate significative. Solo nel 2024, il volume degli scambi commerciali tra Iran e Azerbaigian è cresciuto del 33,5%, in gran parte grazie al transito terrestre.

L’apertura del Corridoio di Zangezur – sotto un controllo occidentale – potrebbe dunque sottrarre a Teheran non solo risorse economiche, ma soprattutto leva strategica nel delicato equilibrio caucasico.

La reazione di Erevan è stata categorica. Il portavoce del primo ministro Pashinyan, Nazeli Baghdasaryan, ha dichiarato che l’Armenia “non ha discusso né discuterà il possibile affitto del corridoio di Zangezur agli americani o a chiunque altro”. Il governo ha ribadito che il territorio sovrano della Repubblica Armena non sarà oggetto di alcuna cessione.

La questione del corridoio resta quindi al centro di un contenzioso latente tra Armenia e Azerbaigian, che da tempo rivendica l’accesso diretto a Nakhichevan. Al momento, il passaggio resta chiuso, e i collegamenti sono limitati al trasporto aereo o al transito attraverso l’Iran.

In questa cornice, il Caucaso meridionale si conferma come uno snodo cruciale per la nuova competizione tra potenze globali e regionali, dove ogni progetto infrastrutturale è anche un campo di battaglia geopolitico.

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