L’Europa è sempre più vittima del proprio pensiero magico in Ucraina, ovvero dell’idea che la ripetizione di formule rituali possa modificare la realtà.
Il pensiero magico e il conteggio delle vittime
di Francesco Dall’Aglio*
Il discorso dell’altro ieri di Ursula von der Leyen è molto interessante, soprattutto se accoppiato a quello del ministro degli esteri estone, Urmas Reinsalu, del giorno precedente.
Esaminiamo prima quest’ultimo, perché ci vuole poco: è una lampante dimostrazione di quello che si definisce “pensiero magico” – in questo caso specifico, l’idea che la ripetizione di formule rituali possa modificare la realtà a beneficio del richiedente. Secondo Reinsalu,
L’Ucraina DEVE vincere la guerra e la Russia DEVE perdere la guerra (“Ukraine has to win this war and Russia has to lose this war”). Sempre secondo Reinsalu, questo accadrà senza indugio se tutti i paesi NATO destineranno l’1% del loro PIL all’acquisto di armamenti per l’Ucraina (per l’Italia parliamo di circa 16,5 miliardi di Euro).
Poi, dopo la vittoria ucraina (garantita dalla ripetizione della parola), bisognerà fare in modo che la Russia “non abbia più alcun potere” nei confronti dei vicini e dell’Europa, quindi la solita questione della demilitarizzazione e, perché no, della frammentazione territoriale di cui spesso si discute a occidente.
Tutto questo, naturalmente, senza che ci sia un solo indicatore che uno solo di questi assunti possa trasformarsi in realtà, e soprattutto che la faccenda non degeneri in un’apocalisse nucleare.
Il discorso di von der Leyen ci riporta per fortuna nel mondo degli adulti raziocinanti, anche se un po’ troppo ottimisti. Le parti che ci interessano sono due, la prima: il numero dei caduti ucraini e la ricostruzione del paese dopo la guerra.
Von der Leyen ha quantificato le perdite ucraine in 20.000 civili e 100.000 militari (anzi, “100.000 ufficiali militari”, per usare le sue parole), il che ha provocato l’ovvia e istantanea levata di scudi da parte delle autorità ucraine, che si sono affrettate a smentirla immediatamente.
Secondo Arestovich i caduti ucraini sono sì e no 10.000 (erano 9.000 ad agosto, vorrei ricordare), mentre secondo Podolyak, al quale si è subito accodato il giornalista del Kyiv Independent Ponomarenko, sono tra i 10 e i 13.000.
Il motivo per cui le autorità ucraine hanno abbassato in maniera così drastica il numero dei caduti non ha solo a che fare con la necessità di presentare le perdite ucraine come quasi insignificanti rispetto a quelle russe (secondo il bollettino di oggi del ministero della Difesa ucraino, i caduti russi sono più di 90.000), ma anche quello di presentare le vittime civili come più di quelle militari, per continuare a portare avanti la tesi del genocidio che i russi starebbero perpetrando nel paese.
E infatti non hanno fornito una cifra, ma si sono limitati a dire che anche in questo caso il numero dichiarato da von der Leyen è sbagliato, e sono molti di più. Civili a parte, la cifra dichiarata e poi maldestramente nascosta è piuttosto vicina alla verità: le perdite ucraine sono estremamente più alte di quelle russe, più o meno di un ordine di grandezza.
Il secondo argomento (lascio perdere l’idea di istituire un tribunale speciale per giudicare Putin, che è un’altra espressione di pensiero magico) è l’annosa questione dei fondi russi congelati nelle banche europee e per i quali si sta disperatamente cercando di trovare una base legale che consenta di incamerarli ed eventualmente destinarli all’Ucraina.
Stiamo parlando di 300 miliardi di Euro, più 19 circa di fondi privati di alcuni oligarchi. Non basterebbero a pagare i danni, che sono quantificati ora in 600 miliardi di Euro: quindi von der Leyen propone una soluzione astuta, investirli e usare i proventi per assistere l’Ucraina e barattare, a guerra finita, la cifra congelata per l’eliminazione delle sanzioni.
Questa è l’unica parte sensata di tutto il discorso, perché delle sanzioni non parla mai nessuno, e sono invece un argomento piuttosto importante. Quando toglierle? Come? In cambio di cosa, visto che al ritiro dalla Crimea pare non credere più nemmeno la commissione Europea (ma non ditelo all’Estonia, per carità)?
Ecco, legare l’eliminazione delle sanzioni a compensazioni finanziarie da parte della Russia potrebbe essere un buon accordo: solo che la cosa non può accadere come ipotizza von der Leyen, ossia per imposizione, perché non c’è alcun meccanismo legale che possa premettere all’Unione Europea di confiscare o utilizzare quei fondi, a meno di non crearlo apposta. Così però ci si esporrebbe a due conseguenze istantanee.
La prima: la Russia risponderebbe sequestrando ogni asset europeo presente nel paese, e in Russia ci sono beni di proprietà di società o privati europei ben superiori a 300 miliardi di euro. La seconda conseguenza sarebbe ancora più pericolosa: ogni paese sospettato o sospettabile di essere “cattivo” ritirerebbe immediatamente i propri fondi dalle banche europee, provocando probabilmente il collasso del sistema.
Questi due discorsi, alla fine, ci confermano, se mai ce ne fosse bisogno, che l’Unione Europea non ha alcuna strategia di uscita da una situazione nella quale si è lanciata senza calcolare le conseguenze – o peggio, credendo davvero alle sciocchezze che faceva scrivere sui giornali. Solo parole in libertà e formule magiche.

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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