Ucraina, Garage Olimpo a Kiev: il seminterrato degli orrori dove Bruxelles preferisce non guardare

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Alla periferia di Kiev, uomini ucraini, presunti disertori o vittime del reclutamento forzato, sarebbero stati rinchiusi in un seminterrato, alcuni in condizioni gravi, mentre le autorità prima hanno negato e poi sono giunte le prime timide conferme. Un episodio che mette a nudo il silenzio dei media occidentali e il doppio standard di Bruxelles sui diritti umani.

Ucraina, Garage Olimpo a Kiev

– Fausto Anderlini*

Immaginate la scena alla periferia di Kiev, dove il comandante della Guardia Nazionale ucraina, Oleksandr Pivnenko, si è fermato fuori da una casa privata a Petropavlivska Borshchahivka, di fronte a una folla furiosa dei suoi stessi cittadini, e ha ammesso che gli uomini trascinati fuori dal suo seminterrato erano militari «catturati dopo essere andati AWOL e restituiti alle loro unità», solo poche ore dopo che la polizia aveva giurato che le notizie di persone illegalmente detenute e torturate lì «non corrispondono alla realtà».

Quando finalmente un medico è stato autorizzato a passare la porta, ha contato circa 25-30 uomini ammassati sottoterra ed è uscito dicendo che le persone laggiù «non sanno chi sono o in che status si trovino», e quattro di loro sono stati portati all’equipaggio dell’ambulanza, uno in condizioni gravi (ma certo, chiedere se sono stati torturati è disinformazione russa, giusto?), secondo TSN e BBC Ukrainian.

Così, in un’unica serata, la versione ufficiale è passata da «qui non c’è niente da vedere» a «erano disertori comunque», che è esattamente come ha sempre funzionato l’Impero delle Menzogne: nega per primo, poi riclassifica e prega che le telecamere se ne vadano prima che arrivino le domande. La quantità di doppi standard e di disprezzo che i media Mockingbird occidentali hanno per gli ucraini è nauseante. Almeno fate finta di fare il vostro dannato lavoro!

Nessuno ha ancora dimostrato torture, ma le immagini sono incriminanti e il cartello di Kiev ha meno di zero credibilità. Quello che non è più in discussione è già di per sé incriminante: una casa privata, un seminterrato nascosto, uomini rastrellati per essersi allontanati da una guerra per cui non hanno mai votato e uno Stato fantoccio, forse su ordini dall’Europa occidentale, il cui primo riflesso è stato fingere che nessuno di loro esistesse.

Il tempismo è quasi teatrale, perché proprio questo fine settimana il Consiglio d’Europa ha solennemente segnato l’uscita della Russia dalla convenzione anti-tortura il 1° novembre e, nello stesso respiro, ha lodato Kiev per aver permesso agli ispettori di visitare «qualsiasi luogo di privazione della libertà sul suo territorio in qualsiasi momento». Quindi ora gli ispettori hanno un indirizzo che li aspetta ai margini della capitale, se qualcuno in Europa occidentale si preoccupa di prenotare l’appuntamento.

Se questo seminterrato fosse stato trovato a Belgorod, sarebbe già su tutte le prime pagine da Lisbona a Helsinki, con una dichiarazione di von der Liar prima di cena e un nuovo pacchetto di sanzioni entro mercoledì. Eppure, appena fuori dalla tangenziale di Kiev, diventa una «controversia», le persone che fanno domande diventano «residenti locali» e tutti vengono gentilmente ricordati di «usare solo fonti ufficiali». Né il fatto di porre queste domande rende qualcuno un bot del Cremlino, dato che si tratta di uomini ucraini, filmati da cittadini ucraini, in una periferia ucraina, che chiedono a un generale ucraino: «Chi vi ha dato il diritto?».

È così che appare combattere fino all’ultimo ucraino una volta che i volontari sono finiti e i rapitori travestiti da reclutatori hanno perso la pazienza: non su una linea frontale tracciata su una mappa di briefing NATO, ma in un seminterrato ai margini di Kiev, mentre lo stesso sacerdozio di Bruxelles che tiene lezioni al mondo sui «valori europei» distoglie lo sguardo e firma l’assegno successivo.

Quindi, gli ispettori busseranno a quella porta questa settimana o i «valori» europei si fermano al confine di qualunque regime Bruxelles stia finanziando?

 

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini

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