www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Guerini (Pd) promette più aiuti militari a Kiev di quelli di Meloni, mentre Conte risponde no a nuove armi. Il campo largo si divide sul punto che decide tutto: guerra o pace. Chi chiede trattative non ha una voce chiara, e il programma resta una formula ambigua.
Il campo largo si spacca sulle armi, e la pace resta senza voce
«Più consistente di quanto abbia fatto il governo Meloni»: con questa formula Lorenzo Guerini, presidente del Copasir ed esponente della minoranza riformista del Pd, ha indicato nel libro di Bruno Vespa quale sarebbe la politica estera di un centrosinistra al governo. Il passaggio completo parla di un contributo agli aiuti militari all’Ucraina più forte di quello dell’esecutivo attuale, che a suo dire per un anno, dal novembre 2025, non avrebbe inviato più nulla a Kiev. L’uscita è arrivata mentre il campo largo discute da mesi sul programma, e ha riaperto una faglia già nota.
Guerini ha rivendicato anche un precedente: il secondo governo Conte, di cui era ministro della Difesa, portò la spesa militare dall’1% all’1,6% del Pil e istituì un fondo pluriennale per gli investimenti. Ha aggiunto che la difesa europea dovrà poggiare sul rafforzamento delle capacità nazionali, con una pianificazione e un comando comuni. Su Kiev, il suo orientamento non è nuovo: in estate aveva già scritto che il sostegno all’Ucraina sarebbe continuato fino a un cessate il fuoco.
Dalla parte opposta del campo largo, la posizione è chiara da tempo. A inizio agosto Conte ha confermato la linea del Movimento 5 Stelle, che esclude voti favorevoli a nuovi invii di armi, e ha messo in dubbio l’alleanza se il Pd non chiarirà il punto. Anche in queste ore sostiene che l’Italia non manda armi da un anno e che il governo sconta difficoltà nel varare un nuovo decreto. Il Pd ufficiale ha risposto con prudenza: Schlein ha ribadito che si continuerà a sostenere il popolo ucraino invaso, mentre i riformisti hanno apprezzato. Intanto AVS ha scelto di appoggiarsi a Conte: Bonelli sostiene che il leader pentastellato abbia ragione sulla Russia e accusa i riformisti dem di voler dividere l’alleanza, mentre Fratoianni ha condiviso il no a un riarmo al 5% del Pil.
Sabotaggio o sincerità: l’ambiguità come linea politica
Chiamarlo sabotaggio sarebbe forse un onore eccessivo per Guerini. Il presidente del Copasir fa ciò che promette da sempre: dice che cosa farebbe. Chi nasconde il programma dietro una prosa da bugiardino sono gli altri, perché una coalizione che promette insieme di aumentare e di fermare le forniture militari non ha una linea, ha un calendario di imbarazzi. V
È anche inesatto sostenere che i Cinque Stelle e AVS evitino la questione: Conte ne ha fatto una condizione dichiarata e la discussione pubblica in agosto lo ha mostrato. Il punto, semmai, è che una condizione vale poco se non si sa chi deciderà quando arriverà il momento. Rinviare la risposta alle primarie, come proposto da Conte, equivale a trasformare una scelta di politica estera in un sondaggio interno, e il tavolo sul programma assomiglia sempre più a un armistizio tra eserciti che non intendono smobilitare.
Il bilancio, per ora, è questo: una destra che alza i cancelli, un centrosinistra che non decide su cosa fare dopo averli aperti e un elettorato pacifista che si deve accontentare di capire quale ambiguità gli converrà di più. Votare, a quel punto, diventa scegliere il tono con cui verrà rimandata la domanda.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













