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giovedì 4 Marzo 2021
Polis L'eredità repubblicana, Trump contro tutti

L’eredità repubblicana, Trump contro tutti

Dopo l’assalto al Congresso da parte dei supporter di Donald Trump secondo cui le elezioni erano truccate, Camera e Senato Usa hanno bocciato tutti i ricorsi e hanno certificato l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Il presidente Donald Trump: Non sono d’accordo, ma ci sarà una transizione ordinata. E poi è ancora Trump contro tuttiQuesta è la fine del più grande mandato presidenziale della storia, ma è solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande, si legge in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca.

Trump contro tutti

Per settimane, Donald Trump aveva indicato il 6 gennaio come il giorno della resa dei conti. È stato quando aveva detto ai suoi sostenitori di venire a Washington DC e sfidare il Congresso – e invitato il vicepresidente Mike Pence – a non riconoscere i risultati delle elezioni di novembre e lasciare la presidenza nelle sue mani.

Mercoledì mattina, il presidente e i suoi fedelissimi, come con un copiano prestabilito, o meglio, ipotizzato e tollerato, hanno messo in moto il vortice.

Rudy Giuliani, l’ex sceriffo di New York e Donald Trump Jr, il figlio maggiore del presidente, avevano annunciato che avrebbero combattuto per il loro presidente. Junior si era spinto oltre dichiarando ai vertici del Partito repubblicano, nel caso non avessero appoggiato la loro battaglia:  Questo non è più il loro partito repubblicano. Questo è il Partito Repubblicano di Donald Trump.

Poi è stato il turno dello stesso presidente ad incoraggiare la folla che andava man mano crescendo e a marciare per due miglia dalla Casa Bianca al Campidoglio.

Non ci arrenderemo mai. Non ammetteremo mai la sconfitta, le parole di Trump. Il nostro Paese ne ha abbastanza. Non ce la facciamo più.

Ma mentre il presidente concludeva le sue arringhe, un dramma diverso, tutto interno ai Repubblicani, si stava svolgendo all’interno del Campidoglio stesso, mentre una sessione congiunta del Congresso si preparava a tabulare i risultati delle elezioni stato per stato.

In primo luogo, Pence – ignorando l’esortazione del presidente- ha rilasciato una dichiarazione secondo cui non aveva tali poteri e il suo ruolo era in gran parte cerimoniale.

Poi è stato il turno della neoeletta membro del Congresso Lauren Boebert, che aveva recentemente fatto notizia per aver insistito sul fatto che avrebbe portato con sé una pistola in Congresso.

Il giuramento che ho fatto la scorsa domenica per difendere e sostenere la Costituzione rende necessario per me opporsi a questa farsa. Non permetterò che le persone vengano ignorate.

Al Senato invece  il dibattito assumeva un tono diverso. Il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell, vestito con il tipo di abito scuro e cravatta che si addice a un funerale, ha chiuso ogni porta alle ipotesi di ribaltone per Donald Trump:

Se queste elezioni venissero ribaltate da semplici accuse da parte dei perdenti, la nostra democrazia entrerebbe in una spirale di morte. Non vedremmo mai più l’intera nazione accettare un’elezione. Ogni quattro anni sarebbe una corsa al potere ad ogni costo.

Il senatore del Kentucky, prossimo leader della minoranza al Senato a seguito delle due recenti sconfitte del suo partito in Georgia, ha continuato affermando che la Camera è stata progettata per impedire alle passioni a breve termine di ribollire e sciogliere le fondamenta della nostra repubblica.

Le sue parole stavano ancora risuonando nell’aria quando le pulsioni fuori dal Campidoglio sono ribollite e i sostenitori di Trump  hanno preso d’assalto l’edificio. Hanno superato facilmente l’insufficiente sicurezza (con qualche sospetta complicità per l’irrisorietà con la quale sono riusciti ad entrare) e hanno interrotto il procedimento, mentre i legislatori, il personale e i media si sono precipitati a trovare riparo dai rivoltosi.

Il dramma si è svolto con una singolare alternanza. Selfie e pistole, notizie di morti e immagini di energumeni  travestiti che parevano in gita premio.

L'eredità repubblicana, Trump contro tutti

A Wilmington, Delaware, il presidente eletto Joe Biden ha cancellato un discorso programmato sull’economia e ha condannato quella che ha definito una “insurrezione” a Washington.

In questo momento la nostra democrazia è sotto un attacco senza precedenti a differenza di qualsiasi cosa abbiamo visto nei tempi moderni, ha detto. Un assalto alla cittadella della libertà, il Campidoglio stesso.

Ha concluso le sue brevi osservazioni con una sfida a Trump: andare sulla televisione nazionale a condannare le violenze e chiedere la fine di questo assedio.

Cominciamo bene Biden si è rotto un piede giocando col cane2

Pochi minuti dopo, Trump ha effettivamente mandato  il suo messaggio alla nazione, ma non era quello suggerito da Biden. Li ha trattati con i guanti bianchi, come fa regolarmente con le frange più estreme dei suoi sostenitori. In sostanza ha detto: tornate a casa, vi vogliamo bene, siete molto speciali.

I tweet di Trump che elogiavano anche i suoi sostenitori, sono stati segnalati e poi rimossi da Twitter, che ha compiuto il passo senza precedenti di bloccare l’account del presidente per 12 ore. Facebook ha seguito l’esempio, bandendo Trump per un giorno intero.

Con il passare delle ore le voci critiche all’interno dei repubblicani si sono alzate sempre più numerose.

Abbiamo appena avuto un violento assalto in stile mafia al Campidoglio nel tentativo di impedire a coloro che svolgono il nostro dovere costituzionale, ha twittato la deputata Lynne Cheney Non c’è dubbio che il presidente abbia formato la mafia, il presidente ha incitato la mafia, il presidente si è rivolto alla mafia.

Anche il senatore Tom Cotton dell’Arkansas, che spesso si schiera con il presidente, si è dissociato:

È tempo che il presidente accetti i risultati delle elezioni, smetta di fuorviare il popolo americano e ripudi la violenza della folla.

Il capo dello staff della First Lady Melania Trump, Stephanie Grisham, e il vice segretario stampa della Casa Bianca Sarah Matthews si sono entrambi dimessi per protesta.

Nelle prossime settimane i leader del Partito Repubblicano dovranno affrontare un futuro in cui, oltre ad aver perso il controllo del Congresso e della Casa Bianca, si ritrovano un ex presidente la cui reputazione è scesa a livelli difficilmente calcolabili ma che ha ancora una forte influenza su una parte considerevole della base del partito.

Gli eventi di mercoledì potrebbero presagire una battaglia campale per la direzione del partito, poiché i conservatori all’interno del partito tentano di strappare il controllo a Trump e ai suoi lealisti. McConnell, viste le sue osservazioni sembra disposto a tracciare una simile rotta. Altri, come il senatore dello Utah, Mitt Romney, ex candidato presidenziale repubblicano, potrebbero anche assumere un ruolo di primo piano.

Resta da capire cosa farà Donald Trump, una volta che si sarà ritirato per la sua nuova casa in Florida: potrebbe iniziare a fare piani per regolare i conti e, forse, un giorno tornare a sfidare i nemici che vede ora ovunque.

 

 



Sira De Vanna
Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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