www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
L’autonomista William Lai, attuale vicepresidente ha vinto le elezioni presidenziali a Taiwan. Hou Yu-ih, candidato del Kuomintang, più vicino a Pechino, ha ammesso la sua sconfitta. Le elezioni hanno registrato un’affluenza record, almeno oltre il 70%. Il nuovo presidente ha però affermato che dialogherà con la Cina per il mantenimento dello “status quo”.
Taiwan, William Lai nuovo presidente
William Lai, attuale vicepresidente e candidato del Dpp ha vinto le elezioni presidenziali. Lai ha trionfato con il 40,2% alle elezioni, staccando di 7 punti Hou Yu-ih in corsa per i nazionalisti filocinesi del Kuomintang (Kmt) fermo al 33,4%. Terzo con il 25,28% il candidato indipendente Ko Wen-je del Partito popolare (Tpp). Si è recato alle urne oltre il 70% degli aventi diritti che sono 19,5 milioni su una popolazione di 23 milioni.
Le prime parole di Lai da presidente eletto sono state un messaggio proprio alla Cina: “Voglio ringraziare il popolo taiwanese per aver scritto un nuovo capitolo nella nostra democrazia. Abbiamo dimostrato al mondo quanto abbiamo a cuore la nostra democrazia. Questo è il nostro impegno incrollabile”. Inoltre Lai si è detto “determinato a salvaguardare Taiwan dalle continue minacce e intimidazioni da parte della Cina”.
Ma il passaggio chiave è arrivato subito dopo: “E a mantenere lo status quo sulle due sponde dello Stretto” – cioè nessuna dichiarazione di indipendenza – e che il suo governo userà il dialogo.
Anche il candidato filocinese Hou aveva invocato l’unità: “Spero che tutti i partiti possano affrontare le sfide di Taiwan. Abbiamo bisogno di una Taiwan unita. Abbiamo molte questioni e problemi, abbiamo bisogno di un governo che li risolva e che sia al servizio dei giovani”.
Lai Ching-te prenderà il posto della presidente uscente Tsai Ing-wen (che ha finito il suo secondo mandato).
Ovvia soddisfazione a Washington ma gli Stati Uniti si erano ovviamente impegnati a sostenere qualsiasi governo emerso dal voto e adesso festeggiano senza troppo darlo a vedere a non creare problemi al neo eletto.
Nel primo commento ufficiale, la Cina ha ribadito la sua posizione. I risultati rivelano che il Dpp “non può rappresentare l’opinione pubblica tradizionale dell’isola” e “non impediranno l’inevitabile tendenza alla riunificazione della Cina”, ha affermato Chen Binhua, portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan. “Le elezioni non cambieranno il panorama di base e la tendenza allo sviluppo dei rapporti tra le due sponde dello Stretto”.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- Gli USA rifiutano di ritirare le truppe d’occupazione dall’Iraq: dov’è finito il diritto internazionale
- Meloni vs Schlein: reazionarie a duello
- Africa, il Sahel verso la seconda decolonizzazione
- Israele, il piano farneticante del governo: “Emigrazione umanitaria per i palestinesi”. Cioè, deportazioni
- Ma davvero Giorgia Meloni è brava e i problemi verrebbero dalla sua classe dirigente?
- Cafè Ghengò: i punti di “repere” tra pensieri sincopati
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Kavi: Il Poeta è Vivo
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente














