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Gli scontri tra l’esercito sudanese e i paramilitari ribelli nel Nord Darfur, in Sudan, hanno ucciso almeno 13 bambini e ne hanno feriti altri quattro, ha riferito l’UNICEF.
I bambini avevano tra i 6 e i 17 anni, ha dichiarato domenica l’agenzia delle Nazioni Unite in una nota.
Venerdì l’esercito sudanese ha lanciato attacchi aerei che hanno preso di mira un mercato nella città di Al Kuma, a circa 70 chilometri (43 miglia) a est della capitale El Fasher, nel Nord Darfur, ha riferito il locale Daily Sudan Post.
Gli attacchi aerei, che hanno colpito anche la città di Mellit, hanno ucciso almeno 45 persone e ne hanno ferite decine di altre, secondo il portale di notizie Sudan Tribune e l’Osservatorio centrale per i diritti umani.
Sudan e Darfur, dramma senza fine
In un comunicato stampa congiunto FAO, UNICEF e WFP, già a giugno denunciavano la catastrofe umanitaria nel martoriato paese africano, vittima della guerra civile: oltre 25 milioni di persone affrontano livelli elevati di fame acuta.
Dopo il rovesciamento nel 2019 del dittatore Omar al Bashir, e il nuovo golpe militare del 2021, nel Sudan regna l’instabilità.
Dal 15 aprile, il paese è dilaniato da una guerra tra due leader militari: l’esercito del Generale Abdel Fattah Al-Burnham, Presidente del Consiglio di sovranità di transizione, e le forze di Mohamed Hamdan Dogolo (noto come «Hemeti») e le sue Rapid Support Forces (RSF) – sostenute in particolare da combattenti del gruppo Wagner. Quest’ultime, eredi delle famigerate milizie “janjaweed” dello stesso Hemedti, sono note per le violenze e le stragi di civili. Anche se lo stesso esercito regolare non è meno a violenza indiscriminata.
Nessuno si salva: donne, bambini e anziani primi bersagli di stragi. L’intento è quello di indurre la popolazione a fuggire verso il vicino deserto del Sahara e la Libia, da dove i fuggitivi, se non vengono prima imprigionati dai libici, pagheranno gli scafisti per attraversare il Mediterraneo e approdare, se il barcone non affonda, in Europa (e in Italia in particolare).

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