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martedì, Luglio 5, 2022

Strage di Torino: nessuna calamità, serve una inchiesta pubblica

Strage di Torino: occorre una inchiesta pubblica, non crediamo all’ipotesi della “imprevedibilità”. Nella città della Tyssenkrupp impunita non c’è spazio per la rimozione.

Di Vito Totire.

Strage di Torino, serve una inchiesta pubblica

Impossibile spiegare “dall’esterno” l’ultima strage sul lavoro a Torino: se riconducibile a una causa fisica o a un problema di organizzazione del lavoro. Le dinamiche degli infortuni sono sempre più complesse per la frammentazione dell’organizzazione del lavoro e dell’aleatorietà delle procedure per la “valutazione del rischio”.

Alcune fonti asseriscono che non vi è stato cedimento del punto di appoggio della gru. Il servizio di medicina del lavoro della Ausl è intervenuto con i suoi primi rilievi di cui ovviamente non sappiamo ancora nulla. Quello che ci pare da escludere è che il tragico evento fosse davvero imprevedibile.

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Basta con la consolatoria teoria della “calamità”. Altri eventi analoghi, spesso meno tragici, hanno a volte rivelato subito le cause: per esempio, smottamenti del terreno dopo forti piogge e cedimento del punto d’appoggio; oppure cedimenti di attrezzature non adeguatamente omologate.

Alcuni fattori di contesto sono stati già segnalati da alcuni sindacalisti: la “fretta” indotta dalla gestione del superbonus (sappiamo dalle cronache che a Bologna si è verificata una rissa fra esponenti di due imprese che si litigavano un punteggio). Se questa “fretta” è diffusa occorre che il governo rassicuri su una gestione del 110% su tempi più lunghi e comunque meno tassativi che consentano a tutti i potenziali fruitori di non essere esclusi. Se invece , per carenza di strumentazione, si verifica la tendenza a utilizzare attrezzature difettose occorre che anche questo aspetto sia tenuto preventivamente sotto controllo “il giorno prima”.

La “fretta” è una costante micidiale quasi sempre presente nei cantieri e foriera di infortuni o danni alla salute con più o meno lunga latenza. Si monta il ponteggio male o si vernicia a spruzzo piuttosto che a pennello perché si “deve” consegnare prima: la fretta è un fattore di rischio quotidiano.

Nel formulare le più vive condoglianze ai familiari dei lavoratori caduti – Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti – avanziamo l’istanza di riconoscimento di parte civile nel procedimento di indagine: per capire e cercare in futuro di prevenire analoghe tragedie.

Chiediamo inoltre che venga istituito, sull’esempio dei mesoteliomi, il registro nazionale infortuni mortali sul lavoro (RENAINFMORTALI) che sia retroattivo – per gli ultimi 5 anni – con la speranza di non doverlo compilare con nuovi eventi e con l’aspettativa di mettere in campo uno strumento utile per la prevenzione.

(*) Vito Totire è medico del lavoro, portavoce della «Rete europea per l’ecologia sociale»

La Bottega del Barbieri

 

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