Renzi prima e Calenda poi hanno aggiornato il berlusconismo con solennità parodistica: hanno avuto la capacità di trasportare l’ideologia neo-liberale nel fumoso campo del grottesco.
Renzi e Calenda, i businessmen de noantri
Il loro piglio decisionista, proprio di chi nella vita è abituato a far credere di esser svelto, ha affrescato il linguaggio del pettegolezzo politico degli ultimi anni.
Renzi prima e Calenda poi hanno aggiornato il berlusconismo con solennità parodistica. Come se quello spirito aziendalista si fosse liquefatto in un continuo coffee break.
Non uomini del fare, come amava presentarsi dalla sua discesa in campo il Berlusca, ma avventori del culto d’impresa dalle mille start up, dai mille, verbosi, meeting. “Il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” diceva il Pierozzi. Di questo puerile canovaccio esistenziale i nostri eroi ne hanno tratto una ferrea disciplina per sentirsi vincenti.
In un bailamme di battute ridanciane, allusioni, velate minacce, gelosie infantili, dispetti impuniti, hanno avuto la capacità di trasportare l’ideologia neo-liberale nel fumoso campo del grottesco. Un’operazione talmente ardita dall’essere presa sul serio. Naturalmente e soprattutto a sinistra. Tanto da provare a rottamare definitivamente anche la Costituzione.
I tavoli di lavoro, il giovanilismo ebete, lo sprint da camicia bianca arrotolata fino ai gomiti, gli applausi dei militanti/venditori alle Leopolde, non sono state solo pose. Quel piglio è stato così introiettato tanto da far dire a un giovane dirigente del “nuovo” Pd che ora il Partito della Schlein ha una nuova “piattaforma”. Manco fosse Netflix.
Il vuoto della politica nell’era dell’efficienza mercantilista, della performance muscolare, ha il proprio simulacro nei due pseudo manager, che dei manager hanno persino tratteggiato una caricatura. Loro sono stati i più votati tra i giovani delle facoltà di economia, dalle quali forse è bene tornare a sfornare contabili e meno pensatori performanti.
Renzi e Calenda sono stati così bravi a rendere quel vuoto denso dal non permettere in alcun modo di comprendere le ragioni della loro improvvisa scissione.
Non dico di tornare alla serietà di quelle di un tempo, che prevedevano un differente approccio ideologico, una diversa lettura del mondo tra correnti e gruppi, maturate dopo laceranti discussioni interne, ma almeno a quelle più recenti, che ne so, dalemiani e veltroniani. Laddove almeno l’appartenenza a una banda era, più o meno, individuabile dalle diverse sfumature antropologiche dei militanti.
Questi bocconiani di sinistra, invece, si sfidano a colpi di improvvisazioni personali. Di capricci scenografici. Ansiosi di far vedere chi è il più furbo tra i furbi. Senza mai smettere di esibire rolex e partorire grandi pensate all’ultimo grido.

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