Elly Schlein vince le funerarie del PD: il nuovismo light

La ricerca del nuovo ha partorito il nuovo. Anzi, il debolmente nuovo: Elly Schlein vince le primarie e diventa la prima donna segretaria del PD. Siamo alla svolta o al pianto rituale?

Elly Schlein vince le primarie del PD

Elly Schlein è la nuova segretaria (e prima donna) del Partito Democratico. Poco prima di mezzanotte ha parlato dal suo comitato, a Roma: “Ce l’abbiamo fatta, vi sono immensamente grata, perché insieme abbiamo fatto una piccola grande rivoluzione. Il popolo democratico è vivo, è un mandato chiaro a cambiare davvero. Recuperiamo la fiducia che si è spezzata in questi anni”. Schlein ha ringraziato Enrico Letta e Stefano Bonaccini. “Saremo un problema per il governo di Giorgia Meloni, oggi riorganizziamo l’opposizione in Parlamento e nel Paese”.

Una buona affluenza lai gazebo, superiore alle attese, è pur sempre una discreta notizia se restiamo nell’ambito dei principi democratici. Ma potrebbe anche illudere la classe dirigente del PD di una rinnovata salute che invece è ancora ben lontana.

La novità era a prescindere dall’esito, ovvero dal fatto che per la prima volta non si avesse certezza del risultato, come nelle primarie precedenti, fatte formalmente per acclamare un candidato forte e intorno ad esso nomi di bandiera. Stavolta il risultato era incerto, seppur con diversi indizi che portassero al risultato finale.

La ricerca del nuovo ha partorito il nuovo. Anzi, il debolmente nuovo.

Il nuovismo light

La neo segretaria dai buoni propositi per un futuro sorridente ma senza stravolgimenti. Tutto si può risolvere ma restando con i piedi ben impiantati nel sistema istituzionale attuale: è il nuovismo light.

D’altronde lei è intrisa di cultura neo-liberale. Qualche giorno fa, ospite da Formigli a Piazza Pulita, alla domanda “Cosa pensa della questione inceneritore a Roma?” la risposta è stata chiarissima: “Non ho letto ancora il dossier”.

Come ha dichiarato lei stessa più volte, è venuta dopo il comunismo e perciò non è tenuta a considerarlo né a farci i conti. Lo rivendica. Il fatto che non debba gestire alcun fardello della memoria appare quasi più importante che non il sostenere politiche storicamente di sinistra, per questo può reinterpretarle nella vulgata contemporanea, civilista e includente (o inconcludente).

Le primarie, del resto, nascono, oltre che per la naturale evoluzione di un partito sempre più ‘americano’ come un rito purificatorio giocato sull’opposizione sostitutiva del ‘nuovo’ al ‘vecchio’.

Come dimenticare che all’epoca di Renzi innumerevoli vecchi militanti del Pci accorsero ai gazebo in massa per sostenere il “giovane di Rignano”. È per questo che nel pronostico delle primarie la Schlein era in vantaggio rispetto al voto nei circoli, dove la liturgia della stabilità voleva la fedeltà al leader incaricato, Bonaccini.

Ora la neoleader si trova in una situazione complessa: vincitrice con largo margine nei gazebo, quindi da un popolo poco identificabile, e con uno sconfitto legittimato dagli iscritti al partito. E dunque vi sarà una assemblea nazionale distonica rispetto alla direzione. Un risultato intrinseco alla natura di un partito Rotary.

Primarie della svolta o funerarie?

Il PD in tutti questi anni è stato un partito-sistema, ha avuto il ruolo di stabilizzare un sistema instabile come quello italiano tramite governi tecnici, che lo erano anche quando guidati da politici come Prodi e Letta. Intrinsecamente tecnici in quanto guardiani delle politiche UE in Italia. E dunque le agende Monti o quella deluxe di Draghi, erano le agende del PD.
Tutto questo con Giorgia Meloni salta: eletta a furor di popolo per smontare questo quadro politico ne è diventata invece la garante assoluta, senza che il suo elettorato ancora se ne renda conto, preso dalla sbornia della vittoria. Oggi la leader di Fratelli d’Italia si è bidenizzata e porta avanti l’agenda Draghi, togliendo al PD ogni funzione.
Il re è nudo. Che farà? Cosa sceglierà di essere? Con Schlein al timone, questi passaggi diventano ineludibili. E così si capirà se queste sono state le primarie della svolta o le funerarie del Partito Democratico.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (Kulturjam Edizioni), "Malagrazia" (Kulturjam edizioni).

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