Referendum 2020, il paradosso del Si: dalla Casta alla super Casta

Referendum 2020, il cortocircuito del fronte del SI:  vuol punire la cosiddetta Casta, votando un provvedimento pensato e votato alla stessa maniera dalla Casta.

Referendum 2020: dalla Casta alla super Casta

La battaglia referendaria sta tagliando le ultime curve prima di avvicinarsi al traguardo e gli schieramenti affilano le armi per l’ultimo sprint.

L’ossessione anti-Casta del fronte del SI rischia di portare alla catarsi assoluta. Gli argomenti più diffusi sono il tagliare le poltrone, come dice con tono sprezzante Di Maio (che pure ne occupa diverse), quelle che nella nostra Costituzione sono chiamate Rappresentanti del Popolo, differenza non secondaria, e poi c’è la questione risparmio.

Tagliare la rappresentanza a favore del risparmio non è mai un grande affare, poiché se si accetta come principio, allora si può estendere a tutti gli altri settori della vita pubblica. (Gli ospedali funzionano male? Diminuiamo i medici, così almeno si spende di meno…).

La questione del risparmio è uno spot propagandistico perché la questione andrebbe vista nell’insieme: che senso ha tagliare i parlamentari eletti se poi si ingrossano gli staff tecnici, le consulenze, le nomine, senza badare a spese?

Già perché, mentre a settembre i cittadini italiani saranno chiamati a confermare la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, per una curiosa coincidenza, sempre a settembre ci saranno le prove scritte del concorso per diventare consigliere alla Camera dei Deputati, quella presieduta da Roberto Fico, esponente del M5S, che si appresta ad assumere 300 funzionari, tra consiglieri, documentaristi, segretari, tecnici e assistenti.

Ovviamente tecnici e competenti in funzioni specifiche sono necessari come in qualsiasi altro settore. Ma lo sono anche i parlamentari in una democrazia. E perché allora per i parlamentari eletti prevale la valutazione economica e non per gli staff non eletti?

Referendum 2020, il paradosso del Si: punire la Casta e ritrovarsi una super Casta

Facciamo due conti

Queste nuove assunzioni avranno un costo, questi sono i calcoli fatti da Daniele Scalea, Presidente del Centro Studi Machiavelli:

I nuovi consiglieri assunti saranno 38; con retribuzione all’ingresso di 65mila euro e rotti costeranno annualmente poco meno di 2 milioni e mezzo. Siccome la retribuzione aumenta con l’anzianità, fra 10 anni costeranno 5,6 milioni e fra 40 anni 13,7 milioni. L’altro bando già uscito è quello per assistenti parlamentari: 50 posti. Il loro costo all’ingresso sarà di 1,7 milioni, fra dieci anni di 2,5 milioni, fra quarant’anni di 6,9 milioni.

Restano da pubblicarsi i bandi per segretari, operatori e collaboratori tecnici e documentaristi. Assumiamo siano complessivamente 200 nuove assunzioni, equamente ripartire tra le quattro categorie, così da poter calcolare uno stipendio medio: il loro costo all’ingresso sarà di 6,8 milioni, dopo dieci anni di 12,8 milioni e dopo quarant’anni di 34,5 milioni.

Tiriamo le somme: i nuovi funzionari della Camera voluti da Fico costeranno, annualmente, 11 milioni all’inizio, 21 milioni fra un decennio e 55 milioni fra quarant’anni.

Certamente bisogna considerare che, nel frattempo, numerosi tra i 127 funzionari attualmente in organico alla Camera andranno in pensione, ma rimane notevole il raffronto coi 50 milioni da risparmiare anche a costo di ridurre la rappresentanza democratica dei cittadini.

Punire la Casta?

Veniamo poi alla questione punitiva del Referendum 2020, il colpire la Casta. Questo rischia di essere la più grande nemesi della storia recente elettorale italiana: milioni di cittadini, sobillati dall’idea di punire ed eliminare finalmente questo gruppo di potere parassitario che li vessa, come’è vista la nostra classe politica (con qualche ragione, indubbiamente), si ritroveranno invece una super casta all’ennesima potenza.

Referendum 2020, il paradosso del Si: punire la Casta e ritrovarsi una super Casta

Si vuol punir la cosiddetta Casta, votando un provvedimento pensato e votato alla stessa maniera dalla Casta. Non fa una grinza…

Una riforma a scatola chiusa con sorpresa finale

  • La Casta ha votato compatta sì per tagliare il Parlamento, compresa la destra, l’unica che ha tutto da guadagnare da una vittoria del Sì, come ha ricordato Franco Bechis in un articolo, e non può certo essere accusato di essere un vetero-marxista. Quindi, per iniziare, votando sì, si vota come la Casta.
  • Questa riforma, senza un adeguata legge elettorale, come ricordato continuamente anche dai promotori del SI, è assolutamente incompleta. E infatti c’è già un testo base al riguardo che promette bene: niente preferenze e liste bloccate. Nessuna possibilità per i cittadini di votare direttamente i propri rappresentanti al Parlamento che, invece, verranno scelti ancora nelle stanze delle segreterie. Lo prevede il testo presentato in commissione Affari Costituzionali della Camera (favorevoli M5S e Pd, astenuti Leu e Iv, le opposizioni non hanno partecipato). Un sistema proporzionale, con sbarramento al 5% e il cosiddetto diritto di tribuna, già presente nella Legge Acerbo del 1924.  Abbiamo appena votato l’adozione del testo base della nuova legge elettorale, ha dichiarato al riguardo la parlamentare 5 Stelle Sabrina De Carlo. Si tratta di un sistema di voto totalmente proporzionale, con una soglia di sbarramento fissata al 5%, le liste bloccate e il diritto di tribuna.
  • Matteo Salvini è stato chiaro sul senso del suo sì al taglio del Parlamento italiano: “Questo è solo un pezzo di riforma che intendiamo perseguire. Poi puntiamo al presidenzialismo”.

E dunque il Si al Referendum 2020 è una scatola chiusa con sorpresa finale: tagli la Casta e ti ritrovi un Parlamento di 600 eletti, ancor più pieno di nominati, nel rapporto al numero di eletti, scelti su liste bloccate. Fedelissimi non rappresentativi di altro che dei loro capi, in una visione sempre più verticistica della politica, altro che uno vale uno.

Un cortocircuito perfetto per ritrovarsi con una super Casta fatta in accordo con la Meloni, Zingaretti, Di Maio e Salvini.

 

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Corsivista, umorista instabile.
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