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sabato 4 Settembre 2021
PolisRadical Chic alla riscossa!

Radical Chic alla riscossa!

La rivincita dei radical chic alla riscossa, schiacciati tra il ritorno dei competenti e l’ignoranza ingiustificabile di troppi: in piena era pandemica non è più tollerabile non saper maneggiare le informazioni.

Radical chic alla riscossa vs populismo

L’ignoranza nel 2021, in piena era pandemica, non è più tollerabile. Ci sono tutti i modi, i mezzi, e in questi lunghi mesi tra quarantena, coprifuoco e divieti colorati, anche il tempo per approfondire quel che una volontà curiosa può accendere nel singolo animo, senza lasciarlo come accadeva abitualmente, ignaro e passivo ricettore di una serie di narrazioni costruite fuori di esso ma a lui indirizzate.

Non è più tollerabile nel 2021, in piena era pandemica, affidare la propria decodifica del mondo a una propria soglia di attenzione non superiore alla lettura del titolo e dell’occhiello di un articolo, al riportare teorie scientifiche pubblicate da siti come Corrieredelcorsaro, o Segnali dal cielo, che pure qualche sospetto dovrebbero dare, oppure il condividere catene video su whatsapp, al grido di svegliatevi! di blogger spacciati per giornalisti con la schiena dritta!

Gauche caviar

Non è più tollerabile e qualche segnale positivo in quel senso pareva stesse arrivando. I radical chic, messi all’indice negli anni per manifesta lontananza dalla realtà, come dei Bertinotti qualsiasi impegnati a convincere Valeria Marini della necessità di appoggiare la rivendicazione salariale dei pescatori Wanniyala-aetto dello Sri Lanka, stavano vivendo finalmente la stagione del rilancio.

Lenin e le Tesi d'Aprile le parole che cambiarono il mondo

Radical chic in quarantena

La quarantena, il coprifuoco alle 22, le zone rosse, arancioni, tutto questo twister d’incastri cromatici è la loro condizione ideale: una terrazza…ops! Balcone, per osservare il mondo, condividere la gioia del canto popolare tutti assieme, la pacatezza delle argomentazioni socio-politiche, rese secondarie rispetto la manifesta forza della natura, e infine la possibilità di potersi tranquillamente esercitare nella pronuncia dei registi orientali: Kim Ki Duk, Zhang Yimou, Wong Kar Wai, senza essere considerati nemici del popolo.

Il ritorno dei populisti

Ma qualcosa è successo, il percorso che pareva virtuoso, d’improvviso ha subito una battuta d’arresto. Passato il momento di speranza, di fiducia nelle competenze, nella guida dei comitati scientifici, nella moderazione della politica davanti a un cambiamento epocale supposto, sono riemersi striscianti, quei sentimenti distruttivi, legati alle paure, le diffidenze, la ricerca di scorciatoie che alleviassero dal pensiero di un mondo divenuto improvvisamente opprimente nella sua clausura generalizzata.

Sono stati questi i mesi del ritorno in scena dei no vax, no mask, della dittatura sanitaria e di tutte le teorie più fantasiose. Non essendoci più lo spauracchio dell’immigrazione, si è spostato il baubau esterno sull’invisibile:

“Chi ci sta impedendo di vivere? Il nemico invisibile, il virus o forse le scelte paternalistico autoritarie del governo? E perché quel paese riapre prima di noi? In Svezia niente chiusura e non è successo nulla. No, aspetta, in Germania dopo un giorno di riapertura sono aumentati nuovamente i contagi! La Cina ci mente, nasconde i morti, il virus è fuggito da un loro laboratorio. Bevete la candeggina…”

La dittatura sanitaria: andata e ritorno nel disagio

Ma con il passare dei mesi e l’acuirsi della crisi sociale, economica, al seguito di quella sanitaria, l’invisibile non è stato più sufficiente a farsi carico della rabbia generale. E dunque, mentre ancora cova sotto le ceneri la tensione xenofoba che non attende altro che i soliti incendiari ricomincino con le loro sparate, non appena la condizione politica generale li metta nella condizione di tornare ai loro passatempi preferiti (il Ku klux klan de noantri…), cosa c’è di meglio del puntare il dito contro loro? Loro sono il nemico perfetto, l’altro per chiunque.

È colpa loro. Sono degli incapaci, dei ladri. Loro sono corrotti! In alternativa: è tutta colpa della sinistra. È colpa del Governo! Giuseppi è un incapace!

Un governo che nel frattempo è stato accusato di ogni nefandezza, tra le quali quella di aver privato dello spritz i giovani della borghesia milanese, meno di quelle che ha realmente compiuto, cioè aver ceduto alle pressioni di Confindustria, contrarissima a un nuovo lockdown duro e di aver chiuso ristoranti, locali, cinema e scuole, mentre fabbriche e aziende hanno continuato a funzionare a pieno regime, permettendo la diffusione del virus tra i lavoratori italiani, con i risultati che conosciamo e circa 90.000 morti che forse si potevano in parte evitare.

Ma questo continuo gridare contro tutto e tutti è stato l’assist perfetto per favorire il passaggio all’ingresso dei tecnici, i competenti sotto la guida dell’evocatissimo Mario Draghi.

Perché Mario Draghi è parte del problema e non la soluzione

Finalmente ci sono quelli bravi! Draghi ha una pronuncia in inglese che ci risarcirà delle figure in mondovisione per la pronuncia renziana!

Si torna alla stagione ideale per i radical chic: contro il capitale a guida competente e, soprattutto, contro l’ignoranza cognitiva reazionaria, capace ancora una volta di fare harakiri.

La sinistra delle librerie in bella vista

Bisogna smetterla di stracciarsi le vesti davanti all’inettitudine cognitiva che porta a una brutalità largamente diffusa nell’esternazione dei pensieri della cittadinanza, per paura di finire in minoranza politica, sociale, elettorale.

E non sto parlando dello studiare, del banale nozionismo, perché quello purtroppo è legato alle tante possibilità e divisioni di casta invisibili che ancora esistono, ma semplicemente dell’avere una coscienza di se, del mondo, di ciò che gira intorno. La curiosità anche sulla vita degli altri.

Un operaio politicizzato degli anni ’60, con la terza media, era infinitamente più acculturato del cittadino di ronda nel comitato di quartiere che magari viene intervistato da La7 perchè protesta per l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom, o delle mamme con gattini contrarie a vaccini o convinte che Gino Strada sia un armatore che guadagna milioni con la sua flotta.

Radical Chic alla riscossa: lo diceva anche Marx!

E non sentitevi in colpa se provate disprezzo per queste persone: rispettare il popolo significa aiutarlo e dirgli la verità, non blandirlo e lasciarlo nella sua condizione. Lo stesso Marx era durissimo verso costoro. Infatti quello che noi storicamente abbiamo chiamato sottoproletariato, nella lingua originale del filosofo di Treviri era detto lumpenproletariat, cioè proletariato cencioso.

E in questo soggetto non c’è storia, non c’è evoluzione ma solo un assoluto istinto di sopravvivenza, di uccidere la maggior quantità possibile di prede nel minor tempo possibile, e sottrarle all’opportunismo e alla maggior ferocia degli altri predatori.

Cioè quello che banalmente classifichiamo come guerra tra i poveri (statali contro privati, italiani contro stranieri, residenti contro rom, ma presto anche quelli sintomatici contro gli asintomatici,  quelli col tampone e quelli senza).

Ecco perché ormai il popolo continua a non credere alla favola delle magnifiche sorti e progressive, al ruolo ingrato del padrone e dell’oppressore. D’altronde c’è bisogno di fare tante manfrine, per convincere il predatore a sbranare il suo pasto?

Ovviamente non confondiamo la vittima con il carnefice, ma questo non concede sconti. Non ci si salva da soli.

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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