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domenica 6 Giugno 2021
AgoràEssi vivono: breve guida per riconoscere il coatto

Essi vivono: breve guida per riconoscere il coatto

Breve guida per riconoscere il coatto

Coatto è un termine romanesco della volgata comune e indica un individuo rozzo, arrogante, volgare e sguaiato. Privo di “gusto” nella definizione relativa al principio di chi cerca di conoscere e protende al bello.

Come aveva profetizzato John Carpenter, essi vivono in mezzo a noi, esibendo comportamenti trasgressivi e uno stile di vita ai limiti della legalità. Il coatto non conosce limiti. Laddove scoperto usa le giustificazioni più improbabili, accettando anche di ammettere la propria ignoranza. È nota in Italia la giustificazione del ministro degli interni Scaloja a mia insaputa. Ma è stata usata anche dalla Polverini, dalla sindaca Raggi, da Fini, etc. etc.

L’ignobel va certamente a Bettino Craxi che in Parlamento, accusato di appropriazione indebita e concussione, in sua difesa usò il testo di un’opera buffa di Mozart: Cosi fan tutte. Coatto, corrotto anche si, ma ignorante, nel suo caso, proprio no.

Ha corrispondenza in altri idiomi con tamarro, boro, cafone, buzzurro. Deriva dal Latino coactus, participio passato del verbo cogĕre, costringere.

La Treccani fa riferimento anche a chi è passato in giudicato, che ha subito una condanna lieve o la cui pena è in corso di assolvimento e che consiste nella limitazione della propria libertà, con obbligo di permanenza nella residenza o domicilio coatto. Vale questa per quasi tutti i parlamentari di Forza Italia passati in giudicato e ai domiciliari. Lara Comi, Verdini. Previti Etc. etc. Qui la lista è davvero lunga.

Significa inoltre l’uso dalla forza in funzione della violenza che si esercita su altri.

Lo Stato esercita la propria forza coatta nella difesa delle leggi e, aggiungerei, nella difesa dei privilegi, visti i comportamenti di alcuni boiardi. Un simpatico esempio possiamo notarlo nell‘espropriazione coatta dei terreni In Val di Susa. Ma anche nella commedia buffa e nell’arroganza dei commissari Cotticelli e Zuccatelli, due campioni di inettitudine che non si capacitano di cosa abbiano mai fatto.

In uso gergale alla fine degli anni ’70 coatto si applicava ironicamente a persone il cui comportamento e stile di vita si ispirava a quello malavitoso. Il termine ha sostituito con il tempo l’arcaismo malandrino, fetente, buzzurro. Anche perché poi venne Berlusconi.

Indica oggi chi si sforza di sembrare qualcosa che non è, ed esercita la forza, al fine di ottenere ragione: esercitare la forza (coatta) laddove la ragione viene a mancare. In uso ultimamente nella difesa di teorie sconclusionate, complottiste e farneticanti. Ad esempio Il Covid non esiste, cito a caso: Trump, Salvini, Bolsonaro, Johnson, Orban (tutti dei perfetti esempi di coattitudine). Colti da malore negano l’evidenza. Poi negano di averlo detto. Poi dicono che è colpa di qualcun altro. È molto coatta la deresponsabilizzazione. La mancanza di dignità intesa come “parola data” e “rettitudine” è costantemente evitata.

 

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Antropologia coatta

Tutto questo sforzo enciclopedico, è stato usato solo al fine di scoraggiare i lettori coatti o analfabeti di ritorno. Se avete letto e soprattutto capito sin qui potete andare avanti.

Lo stile di vita del coatto è una dedizione alla cultura del Super Io e di Supercazzola di arcaica memoria, ma senza l’ autocoscienza del se. Il coatto è alla ricerca continua della vita di gruppo e dei sui simili. Purtroppo si moltiplica e vota. Ama le frequentazioni preferibilmente tra pari. Quello dei coatti è un clan che si auto celebra e che si promuove ad esempio Trump è amato da: Salvini, Orban e Giorgia Meloni (credo che Trump non sappia nemmeno chi sono ma non fa nulla è la stessa amabile congrega.

Il coatto deride chi non si massifica al suo pensiero. Non conosce l’ironia, odia la satira che non capisce, non conosce modestia, se l’apostrofi con la ragione la risposta è che du palle .

D’indole inquieta, rabbiosa e insofferente alla regola, teme la riflessione, al pari dello studio. I coatti tendono a reagire alla mancanza di idee proprie con la ricerca di forti emozioni, e da qui una passione per lo sport estremo, al brilluccicante, al kitch, al fastoso. Ama la negazione totale della moderazione o del semplice pensiero logico. Non ammettono mai la sconfitta (sapete se Trump ha lasciato la Casa Bianca?)

È probabile ma non certo che l’indifferenza e la riflessione li uccidano, ma non è un dato ancora confermato

Il coatto ha necessità di gridare, inveire, strillare le sue istanze anche fuori contesto, anche in spazi non dedicati deve sfogare la sua rabbia repressa. Anche se il suo pensiero è vago, incerto, confuso il coatto sa di sapere.

guida per riconoscer il coatto (2)

Esasperazione coatta

In genere amano moto e auto sportive o copie similari, le donne hanno misure esagerate nelle forme, portano dei canotti direttamente sulle labbra, orecchini enormi, le scarpe d’oro o panterate, i tacchi esagerati, anche il trucco è carico, con colori che ricordano il primo Pollock. Sempre e comunque volgare, come le migliori peripatetiche d’inizio secolo. Il coatto esagera sempre. A titolo di esempio La capigliatura di Donald Trump. La luce della Barbara D’Urso Uno qualsiasi di uomini e donne, un articolo di Libero.

Il coatto vive avvertendo un senso di discriminazione dal resto di una collettività, che lui giudica classista e apatica, passiva alle asperità della vita che solo lui conosce.

Il comportamento è mediamente sguaiato, tendente alla sfida e al rissoso, l’abbigliamento sgargiante ma in controtendenza con la moda ordinaria, ha una guida spericolata ma è convinto di saper guidare bene, vive nel paradosso di Dunning-Kruger. Tende ad annichilire come il nero di seppia a confondere durante un dialogo con dei claim rodati posti sempre come una domanda: “I marò?” “Le foibe ?” e allora Togliatti ?” e fosse anche necessario “Giordano Bruno ? ” o “Primo Greganti ?”. Oggi è disponibile anche a ripescare Tolomeo e se serve Topo Gigio.

Ama i complotti e le forze oscure del male. In molti casi è un analfabeta funzionale. Interessante notare come in uno studio del Onu del 2014 questa categoria, in Europa e nel nord America, la media nazionale si attesti attorno al 18%, mentre in Italia siamo già al 23%.

Essi vivono: breve guida per riconoscere il Coatto

Analfabetismo coatto

Un analfabeta funzionale si distingue per le seguenti caratteristiche: incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compresi dalla persona comune: articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature; scarsa abilità nell’eseguire anche semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita;

scarse competenze nell’utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.); conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi; scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente alle informazioni ricevute, incapacità di distinguere notizie false dalle vere e di distinguere fonti attendibili e inattendibili.

O meglio il coatto usa per i propri fini proprio fonti casuali e stravaganti dalla Pimpa a Diabolik, da Libero a Romafaschifo. Dalle scritte sui cioccolatini ai biscotti della fortuna cinese.

Rispetto e rispettabilità coatta

Un coatto spesso non è motivato da ambizioni di ricchezza bensì di riscatto sociale, di rispetto dalla collettività. Al suo analfabetismo funzionale risponde con Me ne frego.

Interessante notare che il motto fu coniato dall’inventore del Voi, uno dei più noti coatti della storia, Achille Starace, indefesso coatto fece della sua pochezza una virtù. Alla domanda di De vecchi sul perché Mussolini continuasse a usare un idiota come Segretario del Partito, Mussolini rispose che era un idiota obbediente.

Il normale lavoro e altre attività più o meno legali gli sono difficili da realizzare con cura, è negato nelle arti e in tutto ciò che è scienza e matematica. Riesce bene, solo se queste cose sono congeniali al suo manifestarsi.

Tommaso Labranca scrive un libro interessante al riguardo: Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash, 1994 Calstelvecchi.

Incosciente e vile, nasconde la propria debolezza nel branco, infierendo più facilmente sui soggetti indifesi o estranei al loro mondo, esercitando il bullismo risulta dunque socialmente pericoloso. Come I Proud Boys di Trump.

Il coatto ha preferenza per un tipo di musica che dia emozioni forti, dalla disco music, ai ritmi martellanti del genere techno, il reggetton fino alla trap degli spacciatori americani. Tanto l’inglese o lo spagnolo non lo conosce. E se pure riescono a produrre un componimento musicale di solito è un accozzaglia di suoni imitativi di qualcos’altro. Tipo una cineseria.

Ma guardatevi bene le spalle, sono molti di più di quanto pensiate, potrebbe essere il vostro vicino di casa, un vostro legato, un compagno di scuola. Il coatto esiste e vota, si moltiplica e pretende ragione. In America sono quasi il 50%. E dai noi hanno governato per 20 anni. In Inghilterra hanno votato Johnson.

Siamo in pericolo, loro urlano, sbraitano usano la violenza. Dovete difendervi e smascherarli, rimandarli nei loro sobborghi e riprendervi la libertà di esprimere un opinione a cuor leggero, di leggere un libro, una poesia, di ridere per una battuta ironica, senza scoregge, e di tornare a ragionare.

Siamo in pericolo. Essi Vivono.

 

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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