Quando lo Stato abdica dalla funzione di protezione della cittadinanza

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La protezione della cittadinanza da minacce, esterne o interne, oggi è lasciata ad una “mano invisibile”, quella del mercato (dove la protezione si compra) e quella della misericordia altrui (quando si spera che non ce ne sia bisogno).

Lo Stato e la protezione della cittadinanza

La funzione primaria di uno Stato, per definizione e per storia, è la protezione della propria cittadinanza. Non è il progresso o il benessere che costituiscono il cuore di questo compito, bensì la protezione.

Non si tratta di proteggere genericamente l’umanità o favorire una lobby o un’élite, ma di tutelare la cittadinanza.

Nel corso del tempo, si sono aggiunte altre funzioni importanti, ma queste possono solo affiancare, senza mai sostituire, quel nucleo fondamentale. Tuttavia, oggi, gli Stati europei, con l’Italia in prima linea, hanno completamente abbandonato questa funzione.

Non si tratta di un’esecuzione maldestra o inadeguata: semplicemente, la protezione dei cittadini non è più una priorità in agenda. E non è perché, come qualcuno potrebbe ingenuamente credere, la difesa delle persone sia stata affidata a nobili organismi sovranazionali, superiori alle meschine preoccupazioni degli Stati-nazione.

Queste visioni idealistiche, ispirate al pensiero kantiano, che non hanno mai avuto la minima possibilità di essere realizzate, sono state complici del disastro attuale.

Oggi, la protezione della cittadinanza, da minacce interne ed esterne, è affidata a una sorta di “mano invisibile”. Questa si manifesta in due forme: il mercato, dove puoi acquistare la protezione, o la misericordia altrui, sperando che non sia necessaria.

Se poi questa mano invisibile si rivela quella di un borseggiatore, la colpa è tua, perché hai scelto di uscire di casa invece di restare chiuso dentro, in nome della salvezza del pianeta.

La mancanza di volontà politica di proteggere la cittadinanza è evidente osservando l’incompetenza cronica nel gestire la questione migratoria.

Episodi drammatici, dalla Francia ad altre parti d’Europa, mostrano chiaramente come questo fenomeno sia la premessa di una possibile guerra civile. Chi sostiene che non ci siano alternative mente deliberatamente.

Quando è stato necessario, si sono messe intere nazioni sotto chiave in poche ore per seguire gli ordini dell’OMS o, più segretamente, della NSA. Se domani gli Stati Uniti dichiarassero che tra i migranti clandestini si nascondono infiltrati della Wagner pronti a minacciare le basi americane, i nostri confini verrebbero immediatamente sigillati.

Il problema non è una mancanza di capacità, ma la mancanza di una reale volontà politica. Piuttosto che affrontare la crisi demografica europea con soluzioni a lungo termine, si preferisce inondare il mercato del lavoro con migliaia di disperati, disposti a lavorare per salari irrisori.

Questo piace al sistema, ma meno accettabile è quando alcuni di questi, senza nulla da perdere, si dedicano alla criminalità. Tuttavia, questi sono problemi che, almeno per ora, rimangono al di fuori delle zone privilegiate.

L’abbandono della protezione della cittadinanza si riflette anche nella distruzione del ceto medio e di coloro che vivono del proprio lavoro.

Le politiche internazionali hanno arricchito solo la grande finanza e l’industria bellica, mentre i mercati finanziari sono stati lasciati liberi di scatenare la loro forza distruttiva su chi ancora credeva che lavorare significasse guadagnare. Dal crollo dei mutui subprime è diventato chiaro che la grande finanza può compiere qualunque abuso e uscirne sempre indenne, mentre milioni di persone perdono il loro sostentamento.

Gli Stati occidentali hanno reagito con finta indignazione, criticando i “pescecani della finanza” e producendo film per compiacere il pubblico, ma alla fine hanno lasciato il conto da pagare a cittadini comuni  per riparare i danni causati a Londra e Wall Street.

I cittadini sono ormai esposti a ogni tipo di tempesta: dagli tsunami finanziari statunitensi all’inflazione speculativa, dalla deindustrializzazione forzata per guerre nelle quali siamo stati trascinati, fino alle richieste di austerity per ridurre i costi di produzione.

In questo scenario, parlare di “cittadinanza” è ormai ridicolo. I cittadini sono ridotti a una serie di doveri, tra cui il sacro obbligo fiscale e il divieto di farsi giustizia da soli, mentre i loro diritti si sono dissolti, insieme allo stato sociale, alla sanità pubblica e all’istruzione gratuita. Al loro posto, ci sono nuovi diritti “moderni”, come il diritto di avere relazioni amorose con un elettrodomestico.

C’era un tempo in cui si guardava con disprezzo allo “stato sentinella”, uno Stato ridotto a proteggere la cittadinanza all’interno e all’esterno. Erano gli anni dello stato sociale, in cui si credeva che il futuro fosse a portata di mano. Ma con il tempo, ciò che appariva inaccettabile è diventato desiderabile.

Oggi, con la sinistra ridotta a difendere le lobby e la destra trasformata in un covo di piccoli affaristi, siamo giunti a uno Stato che non è più sentinella, ma complice. Uno Stato che non protegge i cittadini, ma spalanca le porte a una nuova generazione di rapinatori globalizzati.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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