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domenica 5 Settembre 2021
In EvidenzaIl problema non è il GreenPass ma tutte le falle intorno

Il problema non è il GreenPass ma tutte le falle intorno

Alla fine arriva il GreenPass Covid-19 obbligatorio, seppur lievemente allegerito:  dal 6 agosto il certificato sarà necessario per sedersi ai tavoli di bar e ristoranti al chiuso e accedere a eventi sportivi e spettacoli, cinema, palestre, piscine, fiere e congressi. Sufficiente una dose di vaccino, oppure un tampone negativo nelle 48 ore precedenti o essere guariti dall’infezione da Covid da non più di sei mesi. Per chi è in possesso della certificazione, la quarantena in caso di contatto con un positivo sarà più breve. In provvedimento ch sta suscitando polemiche. Ma la questione di fondo del GreenPass è un’altra…

Di Giorgio Cremaschi.

La questione di fondo del GreenPass

La questione di fondo del GreenPass non è la terribile dittatura sanitaria denunciata da chi si fa schedare sui social anche i gusti per la maionese.

Il Green Pass è uno strumento utile, il punto è che non può essere il solo. Il fatto vero e grave è che questa misura viene presa a copertura di assenze, colpevoli ritardi, inadempienze dello Stato nella tutela della salute.

Lo Stato dovrebbe garantire il vaccino subito a tutti compresi i migranti, i senza fissa dimora, colori che hanno difficoltà con documenti e borocrazia.

Lo Stato dovrebbe fare tamponi rapidi gratuiti a chiunque ne abbia bisogno e organizzare un vero tracciamento di ogni contagio.

Lo Stato dovrebbe controllare i posti di lavoro, i servizi pubblici, le scuole, i trasporti, i centri commerciali.

Lo Stato dovrebbe esigere il rispetto delle regole di salute prima di tutto da parte di chi ha soldi e mezzi, ma non lo fa per guadagno. E aiutare chi invece questi mezzi non li ha, in modo che le regole siano davvero eguali per tutti.

Lo Stato dovrebbe investire tutto quello che è necessario per potenziare il servizio sanitario pubblico e la medicina di base, garantendo una vera prevenzione nel territorio.

Per questo lo Stato dovrebbe finirla con la farsa nociva dei venti sistemi sanitari regionali, che ora contravvenendo alle regole sanitarie mondiali non vaccinano donne incinte o in allattamento.

Lo Stato dovrebbe davvero mettere la tutela della salute comune dei cittadini prima degli affari e degli arbitri individuali che non sono diritto a nulla.

Il governo dei competenti e della Provvidenza per non pensare

Invece non è così. A più di un anno e mezzo dall’inizio della pandemia ci sono ancora i vuoti e gli errori dell’inizio, a parte i vaccini, per altro in misura inferiore al previsto.

Ancora la linea guida ufficiale è convivere con il virus e quella non detta è “pazienza se qualcuno morirà “.

Per questo il green pass dovrebbe essere l’occasione per misurarsi e scontrarsi con tutte le scelte sbagliate dello Stato sulla salute, e non un farsesco confronto tra la falsa esaltazione del governo dei migliori e chi rivendica il diritto a libero contagio in libero menefreghismo.

La dittatura sanitaria: andata e ritorno nel disagio

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