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giovedì, Luglio 7, 2022

Il lato oscuro della Pfizer: il caso Kano

Non molti conoscono o ricordano il caso Kano, la vicenda del contenzioso che ha visto come protagonisti la multinazionale Pfizer da un lato e il governo nigeriano e i suoi cittadini dall’altro.

Le multinazionali del farmaco non sono certo entità che sprigionano umanità da tutti i pori, nonostante al momento siano l’unica fonte vaccinale che abbiamo per combattere il Covid all’alba del 2022. Ma la Pfizer è stata protagonista in negativo di una torbida questione che risale alla metà degli anni ’90.

Il caso Kano, la sperimentazione del 1996

Nel 1996 scoppiò in Nigeria una terribile epidemia di meningite, la peggiore che si sia mai vista in Africa nel XX secolo. La zona più colpita fu quella della regione di Kano, situata nella parte settentrionale del paese, che ha come capitale l’omonima e affollata città con i suoi quasi 4 milioni di abitanti.

Si registrarono 120.000 casi e 12.000 furono i morti di meningite dovuta al batterio. La situazione divenne talmente drammatica che le istituzioni internazionali crearono una task force per combattere l’epidemia: ne facevano parte l’OMS, l’UNICEF, MSF (Medici Senza Frontiere), Croce Rossa.

La multinazionale Pfizer, che aveva in passato fornito strumentazioni e cure per combattere in Africa epidemie minori, chiese dei permessi alle autorità locali per poter sperimentare un nuovo farmaco in grado di combattere la meningite, il Torvan (trovafloxacina), di cui ovviamente deteneva il brevetto ma che a livello internazionale non era stato ancora riconosciuto.

Foto SpazioArvultura

Infatti sul totale degli studi condotti fino al 1996, solo quattro di questi riguardavano la somministrazione del Torvan su pazienti umani (di cui nessun minorenne), tutti gli altri studi si basavano su somministrazioni ad animali o in provette. Nonostante ciò, Pfizer dichiarò che il farmaco avesse tutti i requisiti per essere sperimentato sull’uomo, anzi, questa sperimentazione nient’altro doveva essere che una conferma prima che il Torvan sul mercato farmaceutico mondiale.

Nel 1998 il valore azionario dell’azienda Pfizer portò nelle casse della multinazionale 160 milioni di dollari, un potenziale che sul mercato avrebbe superato il miliardo. In modalità mai del tutto chiare, Pfizer ottenne i permessi per avviare una sperimentazione del farmaco su 200 bambini nigeriani appartenenti al territorio di Kano.

La sperimentazione procedeva su base volontaria, sebbene i parenti dei pazienti non furono mai avvisati delle possibili controindicazioni del farmaco. Il risultato dell’esperimento fu una tragedia: 5 furono i bambini morti e tutti gli altri ebbero danni permanenti.

Le accuse alla multinazionale

Il caso Kano divenne di dominio pubblico grazie alle pubblicazioni del Washington Post nel 2000. Da quel momento molti a livello mondiale si interessarono alla vicenda Pfizer-Torvan, e solo grazie a questa risonanza mondiale nel 2002 i genitori di 52 delle vittime dell’esperimento riuscirono a muovere le prime accuse: gli fu permesso di ottenere un processo negli Stati Uniti contro la multinazionale, accusandola di aver praticato una sperimentazione umana senza trasparenza.

Pochi anni dopo i membri del Congresso degli Stati Uniti presentarono un rapporto di denuncia contro Pfizer, accusata di aver condotto un esperimento su cavie umane in modo ‘occulto e fraudolento’.

Un ulteriore rapporto dettagliato fu stilato dagli avvocati delle vittime e pubblicato sempre dal Washington Post, dal quale emergeva che Pfizer aveva violato il diritto nigeriano, le norme della Dichiarazione Internazionale di Helsinki e la Convenzione Internazionale dei diritti sull’infanzia.

Oltre a questo, le pubblicazioni sull’argomento palesarono dei dubbi sulle presunte autorizzazioni nigeriane ottenute dalla dirigenza della multinazionale: la maggior parte dei permessi risultarono falsi o addirittura editi dopo lo scandalo.

Pfizer aveva anche trasgredito le norme etiche sulla sperimentazione scientifica, continuando a somministrare più volte il farmaco anche a chi non rispondeva in modo positivo al Torvan.

Una vicenda non proprio a lieto fine

Il 30 luglio 2009 Pfizer raggiunse un accordo con il Governo Federale della regione di Kano per un risarcimento di ben 75 milioni di dollari, ma nell’ottobre dello stesso anno scomparvero le cartelle cliniche dei pazienti morti ai quali fu somministrato il Torvan.

Nel 2010 risultò che il governo nigeriano e la multinazionale avevano raggiunto un accordo sulla base di una somma inferiore ai 75 milioni previsti per chiudere la vicenda una volta per tutte. Nell’accordo era previsto che il governo avrebbe ritirato le accuse penali, civili e morali sulla morte dei bambini del 1996.

Con parte di questo denaro vennero costruite strutture ospedaliere nel territorio di Kano a partire dal 2010 ma, nello stesso anno, Wikileaks pubblicò documenti che provarono i tentativi di intimidazione da parte di Pfizer nei confronti di Michael Aondoakaa, il procuratore generale della Nigeria che aveva firmato l’accordo nell’anno precedente.

La notizia, presa da Wikileaks, venne diffusa questa volta dal The Guardian: Pfizer ricattò le autorità nigeriane, arrivando ad utilizzare persino indagatori privati, al fine di costringerle a firmare l’accordo sotto i 75 milioni e inserendo clausole di segretezza.

Dopo questi avvenimenti il governo nigeriano -e molti altri governi africani- ha avuto serie difficoltà con qualsiasi tipo di campagna vaccinale successiva al 1996: la popolazione disertava in massa alla chiamata per le vaccinazioni, convinta di essere utilizzata come cavia per qualche azienda farmaceutica occidentale.

Nel 2010 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato l’ultimo ricorso di Pfizer e il Torvan oggi è illegale in Europa a causa dei suoi effetti collaterali.

A questa vicenda si ispirò uno dei romanzi di John le Carré Il giardiniere tenace edito nel 2001, scritto proprio subito dopo le prime pubblicazioni del Washington Post.

Il romanzo ha avuto un adattamento cinematografico nel 2005 con il film di Fernando Mireilles La cospirazione. Nel 2003 la Rai ha trasmesso un documentario di Stefano Liberti sulla vicenda intitolato Cavie Umane.

 

 

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Alessandro Gionta
Alessandro Gionta
La laurea in Lettere Moderne con tesi ‘La figura di Trotsky nella guerra civile russa’, lo rende particolarmente adatto a quest'ambiente...

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