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Russia e USA lavorano a un possibile accordo di pace in Ucraina che ridisegna i confini e garantisce la neutralità di Kiev. Una soluzione che potrebbe chiudere il conflitto, ma che rischia di essere ostacolata da un’UE legata a un’economia di guerra.
Il possibile accordo di pace in Ucraina: che l’UE non cerchi di farlo saltare
Secondo notizie riportate da diverse testate e commentatori internazionali, circola un’ipotesi di accordo di pace sulla guerra in Ucraina su cui starebbero lavorando Russia e Stati Uniti, destinata a essere discussa in Alaska, e che in linea di massima potrebbe realmente comporre tutte le esigenze contrapposte che hanno prodotto lo scontro.
Si tratterebbe di un’ipotesi di accordo in grado di porre fine a una guerra che non sarebbe mai dovuta scoppiare, nata da un’esigenza difensiva di natura strategica della Federazione Russa, che gli Stati Uniti, in ragione del loro unipolarismo imperiale, e l’Unione Europea, per il suo vassallaggio, hanno consapevolmente provocato.
Un’Europa diversa, libera, autonoma e ragionevole, avrebbe al contrario potuto soddisfare le richieste della Federazione Russa senza compromettere minimamente i propri interessi strategici, anzi consolidando il rapporto euroasiatico di integrazione e collaborazione che costituisce l’unica seria prospettiva per costruire una politica di pace globale, restituendo alle Nazioni Unite la funzione originaria, ora resa possibile dal nuovo equilibrio multipolare in via di consolidamento.
Fonti vicine ai negoziati indicano che russi e americani starebbero lavorando, con il probabile consenso di fondo britannico, a un’ipotesi di accordo che prevede come punto chiave la rinuncia russa alle pretese esplicite su Kherson e Zaporizhzhia, e a quelle implicite su Odessa e Kharkiv, con il ritiro unilaterale ucraino dalla parte dell’oblast di Donetsk ancora occupata.
Ne deriverebbe la definizione di un nuovo confine ufficialmente riconosciuto a livello internazionale, tracciato lungo il fiume Dnipro a sud, il fiume Oskil a nord e il limite dell’oblast di Donetsk nella parte centrale.
Gli Stati Uniti e l’Europa si impegnerebbero formalmente a rinunciare all’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Questa ipotesi di accordo appare l’unica soluzione concreta che potrebbe portare alla fine del conflitto, lasciando l’Ucraina con una sufficiente integrità economico-territoriale e capacità di autodifesa strategica, con la prospettiva di entrare nell’Unione Europea.
Parallelamente, consentirebbe alla Federazione Russa di rientrare in possesso della maggior parte dei territori storicamente, politicamente e culturalmente russi, chiudendo con un ragionevole successo la sua “operazione speciale”, finalizzata a ottenere la neutralità ucraina sul modello austriaco garantito a livello internazionale, e ottenendo infine la cessazione dell’isolamento commerciale con l’Occidente e il reintegro delle proprie dotazioni finanziarie sequestrate.
Al di là delle schermaglie formali sulla composizione del tavolo di definizione dell’accordo di pace, un rifiuto europeo a una simile impostazione qualificherebbe l’UE come entità geopolitica sovranazionale che considera la guerra elemento costitutivo del proprio equilibrio socioeconomico.
Una struttura politica orientata a costruire se stessa su un’economia di guerra e su un assetto istituzionale in cui la compressione dei diritti civili e sociali, a tutela del sistema liberista in crisi e delle scelte internazionali, diventa caratteristica strutturale di un nuovo assetto autoritario.
Resta la considerazione amara che questo tipo di soluzione avrebbe dovuto essere guidato da un’Europa realmente autonoma nei rapporti internazionali, e non subìto da parte degli Stati Uniti, i quali, dopo essere stati gli artefici e sostenitori della linea antirussa e filonazionalista dell’Ucraina di Zelensky, si presentano oggi, con l’amministrazione Trump, come costruttori di pace, rendendo la UE ancora più subalterna e dipendente da Washington.

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