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Un omicidio di Stato esibito, feroce: tre figli e quattro ragazzi, nipoti del leader di Hamas Ismail Haniyeh, uccisi da un drone israeliano nel campo profughi di Shati.
Israele uccide tre figli e quattro nipoti del leader di Hamas per far saltare la trattativa sul cessate il fuoco
Con un blitz a sorpresa nel campo profughi di Shati Beach, proprio nel bel mezzo delle trattative per un cessate il fuoco, Israele ha sterminato mezza famiglia del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, con l’utilizzo di un drone-lanciamissili.
L’attacco è stato confermato dallo stesso Haniyeh, nel corso di una drammatica intervista concessa ad Al Jazeera. “Sono grato a Dio – ha detto il leader palestinese – per l’onore che mi ha dato, con la morte di tre dei miei figli e di alcuni dei miei nipoti. Loro sono rimasti con il nostro popolo palestinese, a Gaza, non se ne sono andati e non sono scappati”.
Il capo di Hamas ha denunciato quella che ha descritto come “la brutalità di Israele”, ma ha sottolineato che i leader palestinesi non si tireranno indietro se le loro famiglie e le loro case verranno prese di mira. “Non c’è dubbio che questo nemico criminale è guidato dallo spirito di vendetta e dallo spirito di omicidio e di spargimento di sangue, e non osserva alcuna legge“, ha accusato Haniyeh, aggiungendo che 60 membri della sua famiglia sono stati uccisi dall’inizio della guerra. “Abbiamo visto il nemico violare tutto nel territorio di Gaza. C’è una guerra di pulizia etnica e un genocidio in corso. C’è uno sfollamento di massa”, ha aggiunto.
Secondo la ricostruzione, l’omicidio mirato, è stato compiuto nel campo profughi di Shati, quando i tre figli del capo di Hamas, Amir, Mahammad e Hazem si trovavano in macchina, assieme ai figli, e sono stati colpiti mentre si recavano da parenti, per festeggiare la fine del Ramadan, con la festa dell’Eid al-Fitr, che suggella il completamento del mese di digiuno religioso.
Un omicidio di Stato esibito, feroce, che ancora una volta rischia di far saltare le già lunghe e complicate trattative, che durano da settimane, per arrivare a un cessate il fuoco concordato e al rilascio degli ostaggi.
Lo Stato maggiore dell’IDF, secondo quanto riferisce Haaretz, ha dichiarato che “il Comando militare sud dell’IDF non era stato informato dei piani d’attacco “. La stessa cosa, è specificato, vale per la sfera politica: “Le agenzie di sicurezza israeliane non hanno aggiornato nè ricevuto l’autorizzazione governativa prima dell’attacco”. Ovvero, come sempre, Israele non nega ne conferma.
Il tanto decantato diritto internazionale è completamente stracciato: questa strage familiare, arriva subito dopo quella dei cooperanti, ma nel contesto di un massacro quotidiano di civili.

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