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Oltre 1.000 massacrati a Latakia da forze islamiste guidate da al-Jawlani, oggi considerato un leader accettabile dall’Occidente. Minoranze sterminate, villaggi incendiati. L’Europa tace, complice del genocidio.
Massacri in Siria, l’ipocrisia occidentale
Mentre la Siria sprofonda in una nuova spirale di violenza, l’Occidente e l’Europa scelgono il silenzio, chiudendo gli occhi davanti a una delle più sanguinose campagne di repressione degli ultimi anni. Nella provincia di Latakia, più di 1.000 persone sono state massacrate, tra cui centinaia di civili e bambini. Le forze guidate da Abū Muḥammad al-Jawlānī, ex jihadista oggi considerato un interlocutore accettabile dall’Occidente, hanno scatenato una feroce repressione contro le minoranze alawite e cristiane, con esecuzioni sommarie e villaggi interi rasi al suolo.
Fino a qualche anno fa, al-Jawlānī era dipinto dai media occidentali come un pericoloso jihadista. Oggi, con un’incredibile capriola diplomatica, viene accettato come un “governante” in Siria. Questo cambiamento non è casuale: risponde a precise esigenze geopolitiche, dove la realpolitik ha ormai del tutto oscurato i principi di giustizia e diritti umani. I media europei tacciono, preferendo non disturbare gli equilibri politici che vedono l’Europa allineata con i nuovi padroni a Damasco.
Le immagini che filtrano dalla Siria raccontano una realtà agghiacciante: corpi di civili giustiziati, case in fiamme, famiglie sterminate. Il regime islamista non si sta limitando a prendere il controllo del territorio, ma sta attuando una sistematica eliminazione delle minoranze, nel totale disinteresse dell’Europa. La comunità internazionale, che in altri scenari non esita a imporsi con sanzioni e dichiarazioni indignate, questa volta resta inerte.
Reazioni internazionali tiepide
L’ONU, attraverso l’Alto Commissario per i Diritti Umani Volker Turk, ha finalmente espresso preoccupazione, chiedendo la fine delle uccisioni e la protezione delle minoranze. Tuttavia, le parole restano vuote senza azioni concrete.
Gli Stati Uniti, attraverso il Segretario di Stato Marco Rubio, hanno chiesto all’amministrazione provvisoria guidata da al-Jawlānī di ritenere responsabili gli autori dei massacri. Israele, per bocca del ministro della Difesa Israel Katz, ha condannato duramente il nuovo governo siriano, definendo il presidente “un terrorista di al-Qaida”.
Di fronte a questo scenario apocalittico, l’Europa si distingue per la sua complicità silenziosa. Nessuna condanna ufficiale, nessuna presa di posizione forte, nessuna volontà di intervenire per fermare il massacro. Le minoranze siriane, già martoriate da anni di guerra, sono lasciate sole a subire l’ennesima ondata di violenza.
Questa è la Siria che l’Europa sta accettando, voltandosi dall’altra parte mentre intere comunità vengono spazzate via.

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