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sabato 4 Settembre 2021
In EvidenzaEssere o non essere: mancano i lavoratori o manca il lavoro dignitoso?

Essere o non essere: mancano i lavoratori o manca il lavoro dignitoso?

L’argomento ormai è sempre lo stesso, come la narrazione che lo accompagna: mancano i lavoratori, specialmente gli stagionali, e la causa secondo gli imprenditori è individuata negli aiuti di Stato. Guardiamo la cosa dal punto di vista dei numeri.

Mancano i lavoratori: lotta di classe o efficienza degli incentivi?

Il lavoro, in economia, viene considerato un costo, al pari delle materie prime e dei servizi: l’obiettivo dei manager è dunque tenere bassi i salari per realizzare maggiori profitti. In un’ottica di questo genere, lo stipendio viene considerato un male necessario e non una variabile in grado di influenzare i risultati economici dell’impresa.

I contratti proposti ai lavoratori, in certi casi, sono al limite dello sfruttamento, di conseguenza, se si ha la possibilità di usufruire di strumenti come la NASPI o il reddito di cittadinanza, la domanda di lavoro rimane insoddisfatta: a una retribuzione vergognosa si preferiscono gli aiuti di Stato.

Le polemiche in merito potrebbero riassumersi come segue: mancano i lavoratori o manca il lavoro dignitoso?

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L’analisi dei dati ISTAT sulla competitività delle imprese ci consente di fare alcune valutazioni sul salario e sul legame che esso ha con la produttività. Gli indicatori scelti per misurare il costo del lavoro subordinato e la performance aziendale sono i seguenti:

  • salario per dipendente: è il rapporto tra l’ammontare dei salari e il numero dei dipendenti. Misura, appunto, la retribuzione media annua per lavoratore subordinato.
  • produttività oraria: la produttività oraria viene calcolata come rapporto tra valore aggiunto e numero totale di ore lavorate dai dipendenti. Il valore aggiunto, ricordiamolo, si ottiene dalla differenza tra il valore della produzione e il valore dei beni e dei servizi stessi impiegati. Questo valore aggiunto servirà a coprire altri costi aziendali: i lavoratori, le strutture, i finanziatori, lo Stato, i soci.

Essere o non essere mancano i lavoratori o manca il lavoro dignitoso

Nel grafico sono riportati i risultati di sintesi: pur non essendoci una correlazione molto forte (siamo intorno a 0,4), si nota che nei periodi di notevoli tassi di crescita del salario ci sono stati incrementi di produttività oraria elevati, a dimostrazione che redditività d’impresa e incentivi economici ai dipendenti vanno di pari passo.

L’analisi ha chiaramente una serie di limiti – valori a prezzi correnti che non tengono conto dell’inflazione, variazioni di alcuni criteri relativi alla definizione di impresa da parte dell’ISTAT, difficoltà di definire la relazione di causalità tra le due variabili – ma fornisce spunti di riflessione che andrebbero approfonditi: gli aumenti del salario potrebbero generare incrementi di produttività e di efficienza in grado di compensare e/o superare l’aumento di tali costi? E, di conseguenza, non sarebbe opportuno un diverso approccio nei confronti dei dipendenti da parte degli imprenditori?

Nella teoria economica esiste un gioco chiamato ultimatum game, in cui due persone devono dividersi una certa somma di denaro. Lo schema è il seguente: il giocatore A (detto proposer) propone al giocatore B (detto responder) una divisione della somma. Se B accetta, la somma verrà divisa, se B rifiuta, nessuno dei due giocatori otterrà nulla. In un’ottica utilitaristica, B dovrebbe accettare qualsiasi somma positiva (anche un centesimo) e rifiutare solo in caso la sua parte sia zero.

Dal momento che A è perfettamente conscio di questo, dovrebbe limitarsi a offrire la somma più bassa possibile. Anch’egli in un’ottica utilitaristica. Fin qui la teoria. Quando però il gioco è stato fatto con individui reali, i risultati sono stati sorprendenti: in gran parte dei casi i proposer offrivano mediamente tra il 40 e il 50% della somma mentre i responder rifiutavano offerte inferiori al 30%.

Come spiegare questi comportamenti apparentemente non economici? Il responder rifiuta le offerte basse per l’avversione per l’iniquità, senso di giustizia e volontà di punire il soggetto che abusa della propria posizione privilegiata. Il proposer non offre il minimo possibile per altruismo, avversione per l’iniquità e comportamento strategico (vuole minimizzare le probabilità di rifiuto).

In campo lavorativo, potrebbe significare che salari elevati potrebbero spingere i lavoratori a impegnarsi di più per contraccambiare la generosità del datore di lavoro. E quest’ultimo dovrebbe offrire retribuzioni adeguate per evitare che i dipendenti lavorino poco e male o, addirittura, rifiutino le proposte.

Amazon, ad esempio, nel 2018 ha deciso di portare il salario minimo a 15 dollari, praticamente il doppio della media americana. Il colosso di Jeff Bezos ha sicuramente moltissime ombre per quanto riguarda le tutele e i diritti dei lavoratori, ma non gioca al risparmio sulle retribuzioni, dal momento che è conscio che i dipendenti sono disposti a impegnarsi di più e meglio se stimolati con uno stipendio adeguato ed elevato.

Qualche giorno fa, invece, è stata pubblicata una ricerca relativa al settore pubblico islandese: alcuni dipendenti hanno lavorato, a parità di retribuzione, 4 giorni a settimana (al posto dei canonici 5) e i risultati sono stati un successo travolgente:

a fronte della riduzione di orario dei lavoratori, non ci sono stati cali nella produttività che, nella maggior parte dei casi, spiegano i ricercatori, è addirittura migliorata. Da parte loro, poi, i lavoratori hanno confermato — ma su questo non c’era bisogno di fare ricerca per saperlo — di sentirsi meno stressati e a rischio burnout. Hanno anche detto che la riduzione dell’orario di lavoro ha migliorato la loro salute e l’equilibrio vita-lavoro.

 

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Massimiliano Scarna
Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.

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